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Oli e Grassi
APRUTINO PESCARESE

APRUTINO PESCARESE
Lo sapevi che ...
Tra le molte proprietà benefiche l’olio extravergine di oliva preso a uno due cucchiai al mattino a digiuno sembra avere un effetto soddisfacente nel trattamento della stitichezza cronica semplice. Il suo meccanismo di azione è probabilmente da ricondursi alla liberazione della colecistochinina che avrebbe la doppia attitudine di far contrarre la cistifellea e di attivare la peristalsi dell’intestino tenue.
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Prodotto
La denominazione. di origine controllata Olio extravergine Aprutino Pescarese deve essere ottenuta dalle seguenti varietà di olive presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti in misura non inferiore all’80%: Dritta, Leccino e Toccolana. Possono, altresì, concorrere altre varietà presenti negli oliveti nella misura massima del 20%.
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Assaggio

Sapore fruttato, odore di fruttato medio-alto.

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Caratteristiche

Il territorio interessato alla produzione dell’olio Aprutino DOP appartiene all’area Vestina della provincia di Pescara, nel cuore d’Abruzzo, particolarmente vocata alla coltivazione dell’ulivo.
L’area deriva il suo nome da un’antica etnia italica che popolava la regione attorno al V secolo a.C. ed è caratterizzata da un’ampia localizzazione montana e collinare compresa tra il Sirente e l’Adriatico (colline sublitoranee a sommità pianeggiante, colline interne, alta collina e fascia montana).
La provincia di Pescara è caratterizzata da un clima particolarmente favorevole alla produzione di un olio di altissima qualità.
La mutevolezza del territorio, il clima temperato con un perfetto equilibrio tra esposizione ai venti e umidità e le peculiarità del terreno, consentono di ottenere un olio assai pregiato, che  ha nel gusto fruttato e nel colore che va dal verde al giallo una delle caratteristiche principali del prodotto.
Ha un’acidità massima espressa in acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,6 per 100 grammi di olio.

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Come si ottiene

Come si coltiva.
Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche.
I sesti di impianto, ed i sistemi di potatura, devono essere quelli generalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e dell’olio.
Per i nuovi impianti i sesti di impianti devono essere di m. 6 x 6 o 6 x 7.
La produzione massima di olive/Ha non può superare i kg 9.000.
Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
La raccolta delle olive viene effettuata nel periodo compreso tra il 20 ottobre e il 10 dicembre di ogni anno.
La raccolta deve essere effettuata direttamente dall’albero a mano o con mezzi meccanici.
Come si oleifica.
Le operazioni di estrazione e di confezionamento dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata Aprutino Pescarese devono essere effettuate nell’ambito dell’area territoriale delimitata dal disciplinare di produzione.
La resa massima di olive in olio non può superare il 22%.
Per l’estrazione dell’olio sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici atti a produrre oli che presentino il più fedelmente possibile le caratteristiche peculiari originarie del frutto.
Le olive devono essere sottoposte a lavaggio e la temperatura della pasta di gramolazione, nonché dell’acqua eventualmente aggiunta, non deve essere superiore a 30º C.
Le operazioni, di oleificazione devono essere effettuate entro e non oltre i tre giorni successivi alla raccolta.

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La storia

La pianta dell’ulivo, originaria del Caucaso, è conosciuta e coltivata dall’uomo da almeno cinque millenni.
Diffusasi nell’area mediterranea venne presto utilizzata per produrre olio, un bene fondamentale per i popoli dell’antichità.
Nel famoso codice di Hammurabi (1792-1750 a.c.), sovrano dei Babilonesi, se ne regolamenta il commercio e si fissano le regole tra il mercante ed il suo agente: ”...  Se un mercante ha affidato ad un agente orzo, lana, olio o altro genere, perché li venda al dettaglio, l’agente registrerà l’argento ricavato dalla vendita e lo restituirà al mercante.....”.
Anche gli Egizi e i Fenici conoscevano il prezioso condimento, mentre per il popolo greco la pianta dell’ulivo era considerata addirittura sacra.
E furono proprio i Fenici e gli Ellenici a diffondere la coltura dell’ulivo e il commercio dell’olio, a partire dal IV° secolo A.C.
Ben presto si diffuse anche nelle aree dell’Aprutium, l’odierno Abruzzo. Fu durante il periodo della dominazione romana che l’olivicoltura e le manifatture olearie divennero fiorenti, con il moltiplicarsi dei “Trapetum” (frantoi).
Virgilio (70-19 a.c.) nel secondo libro delle Georgiche, dove parla della coltivazione delle “dolci vigne” e del “fecondo ulivo”, include i “Marsi arditi” tra i principali produttori.
Anche Ovidio (43 a.c.-18 d.c.), originario di Sulmona (AQ) ne documenta la produzione sull’altopiano della Valle Peligna.
Proprio nell’età imperiale fiorisce il commercio di prodotti agricoli, in particolare di olio, verso la capitale dell’impero, Roma. La caduta dell’Impero Romano (476 d.c.),  coincidente con le invasioni barbariche e della successiva dominazione dei Longobardi, decretarono la fine dei proficui commerci di prodotti agricoli così che la produzione di olio si limitò al fabbisogno locale.
Questa tendenza si protrasse fino a quasi tutto il Medioevo, quando venne di nuovo sviluppata dai monaci Cistercensi, arrivati in Italia nel XII° secolo. I monaci furono i fautori della ripresa economico-sociale anche grazie alla coltivazione dell’olivo, del quale attuarono delle importanti selezioni agronomiche per renderlo più produttivo.
Già verso la fine dell’età medievale (XIII°/XIV° secolo) inizia un cospicuo commercio via mare di olio verso la Dalmazia e la Repubblica di Venezia, sfruttando la capacità portuale di Pescara, Vasto, Ortona.
Fin dall’epoca romana si svolgevano ad Anxanum (l’attuale Lanciano) delle fiere (nundinae) dove si commerciavano, oltre alle stoffe e al bestiame, anche prodotti agro-alimentari.
Queste manifestazioni ebbero un tracollo durante gli anni bui del Medioevo e successivamente durante la dominazione francese (1495), ma ripresero vigore e importanza anche grazie alle franchigie daziarie ripristinate da Ferdinando II di Napoli (1469-1496), vincitore di Carlo VIII di Francia (1470-1498).
Diedero lo spunto per redarre documenti statutari da parte dei comuni dove venivano fissate le norme per il commercio dell’olio, fissando pesi e misure, per la raccolta e la trasformazione delle olive.
In un documento del 1592, lo Statuto dell’Universitas Lancianese, si fissano le misure per la vendita: “…… volendo vendere l’oglio al prezzo che vale tra gli homini della Città debbiamo tenere la carafa e la mezza carafa et altre misure piccole quali averanno da essere giusti e suggellate dalla Zecca ……”, mentre l’Università di Loreto Aprutino stabilisce sanzioni a chi danneggia le olive.
Lo storico beneventano Giuseppe Maria Galanti (1743-1806) nella sua opera “Della descrizione geografica e politica delle Sicilie”, scritto tra il 1786 e il 1790, nel capitolo dedicato all’Abruzzo scrive circa l’olivicoltura:  “Il terreno dell’Abruzzo marittimo è adatto agli ulivi, nel chietino questa coltivazione cresce sempre più, ve ne sono di due sorti, una di gentili, l’altro di meno gentili, dette nel paese “cucche”. I primi danno un frutto più frequente, meno copioso e olio migliore. I secondi danno un frutto più raro, più copioso ed olio meno buono”.
A partire dai primi anni del XIX° secolo con la fine della dominazione spagnola e degli ultimi retaggi di feudalesimo, le proprietà terriere diventano private, mentre le proprietà della chiesa vengono concesse agli agricoltori nella forma dell’enfiteusi, una specie di usufrutto. Questo fatto contribuisce al rilancio dell’economia rurale: nascono grandi latifondi borghesi, ma anche molte medio-piccole aziende contadine e l’impulso favorisce molteplici coltivazioni fra le quali l’olivo.
In epoca più vicina ai nostri giorni il  “Vate” D’Annunzio (1863-1938) parlerà in molte sue opere del prezioso olio: “Le novelle della  Pescara”: "... Zacchiele dinanzi a lei prese un gran boccale colmo e versando nell’orcio quell’olio purissimo e luminoso nominò la grazia di Dio, ella si fece il segno della croce, tutta compresa di venerazione per l’opulenza della terra."; nel terzo libro delle “Laudi”, “Alcyone”: "Laudato sia l’ulivo nel mattino!/Una ghirlanda semplice, una bianca/tunica, una preghiera armoniosa/a noi son festa".
Nel novecento lo sviluppo è solo rallentato dai conflitti bellici, ma, con una crescita lenta e inesorabile, arriva fino ai nostri giorni, completando la scalata con l’ottenimento della DOP nel luglio del 1996.   
 

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Scheda tecnica
Origine
Tutto o in parte il territorio amministrativo dei seguenti comuni: Alanno, Bolognano, Castiglione a Casauria, Cappelle Sul Tavo, Carpineto Nora, Catignano, Città S. Angelo, Civitaquana, Civitella Casanova, Cepagatti, Collecorvino, Corvara, Cugnoli, Elice, Loreto Aprutino, Manoppello, Montebello di Bertona, Montesilvano, Moscufo, Penne, Pescosansonesco, Pianella, Picciano, Pietranico, Rosciano, S. Valentino, Scafa, Spoltore, Tocco da Casauria, Torre dei Passeri, Turrivalignani, Vicoli.

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Tipologia
Unica, confezionata in contenitori di vetro o in banda stagnata di capacità fino a litri 5.

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Utilizzo
Su tutti i piatti di pesce della tradizione pescarese in particolare il Brodetto alla Pescarese (Zuppa di pesce), crudo per insalate, per la preparazione di sughi e salse, per le fritture.

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto: Lipidi (g) 99,9 Energia (kcal) 899 Ferro (mg) 0,2 Vitamina A retinolo eq. (µg) 36 Vitamina E (mg) 22,4

Indirizzi Utili
CONSORZIO DI TUTELA APRUTINO PESCARESE
Sede Sociale: Via Del Circuito, 71 - 65121 - PESCARA - Sede Operativa: P.zza Garibaldi - 65019 - PIANELLA (PE)
Tel.085/9720067
www.aprutinopescarese.com
info@aprutinopescarese.com
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