header

Oli e Grassi
CANINO

CANINO
Lo sapevi che ...
Nei pressi dell’isola del Giglio, oltre alla Costa Concordia, nel VI° secolo a.c. fece naufragio anche una nave Etrusca nel cui relitto furono ritrovati vasi di olive conservate. A Cerveteri il ritrovamento della famosa “tomba delle olive”, sempre databile nel VI° secolo, è così chiamata perché al suo interno è stato rinvenuto un vaso contenente noccioli di olive, probabilmente per consentire al defunto di traghettarne i semi nell’aldilà.
linea
Prodotto
La denominazione di origine Protetta “Canino” deve essere ottenuta dalle seguenti varietà di olivo: Caninese e cloni derivati, Leccino, Pendolino, Maurino e Frantoio presenti da sole o congiuntamente negli oliveti fino al 100%. Possono concorrere altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 5%.
linea
Assaggio

Sapore deciso con retrogusto amaro e piccante; odore fruttato, che ricorda il frutto sano, fresco, raccolto al punto ottimale di maturazione.  
 

linea
Caratteristiche

Le condizioni ambientali della zona del viterbese, i metodi di coltura degli oliveti, tradizionali e caratteristici della zona, conferiscono alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative che caratterizzano l’Olio di oliva extravergine di Canino DOP.
Sono inoltre ritenuti fondamentali a concorrere a tale livello qualitativo i terreni di origine vulcanica, con presenza, lungo le valli del fiume Fiora, di terreni calcarei-silicei derivanti da rocce quaternarie e terreni alluvionali.
Il disciplinare di produzione prevede che gli oliveti siano posti in terreni siti entro un limite altimetrico di 450 metri s.l.m.
L’olio ottenuto risulta avere un’acidità massima, espressa in Acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,5 per 100 grammi di olio. Il colore è verde smeraldo con riflessi dorati.
 
 

linea
Come si ottiene

Come si coltiva.
Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’Olio extravergine di oliva Bruzio devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative. 
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionalmente usati. In particolare, oltre alle forme tradizionali di allevamento, che presentano oliveti promiscui con una densità di impianto fino a 60 piante per ettaro, sono consentite altre forme di allevamento per oliveti specializzati con una densità di impianto fino a 330 piante per ettaro.
La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità di lotta guidata.
La produzione massima di olive/Ha non può superare kg 9.000 negli oliveti specializzati. Per la coltura consociata o promiscua gli Organi tecnici della Regione Lazio accertano la produzione massima di olive/Ha in rapporto alla effettiva superficie coltivata.   
La raccolta delle olive viene effettuata nel periodo compreso tra il 20 ottobre e il 15 gennaio.
La denuncia delle olive deve essere effettuata secondo le procedure previste dal decreto ministeriale del 4 novembre 1993, n. 573, relativo alle norme di attuazione della legge 5 febbraio 1992, n. 169.
Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art. 5, punto 2, lettera a) della legge 5 febbraio 1992, n. 169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.
Come si oleifica.
La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta deve avvenire direttamente dalla pianta.
Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
Le operazioni di molitura devono avvenire entro due giorni dalla raccolta delle olive.
Tramite la frangitura si ottiene una pasta che, dopo l’operazione di gramolatura, viene decantata e successivamente si procede alla separazione del mosto oleoso dall’acqua tramite centrifuga.
L’estrazione dell’olio avviene a temperatura controllata, mai superiore ai 27°, ottenendo l’olio “per estrazione a freddo” che mantiene inalterate le sue peculiarità.
Per togliere le ultime impurità l’olio viene  filtrato con filtri di cotone e stoccato in cisterne di acciaio inox in assenza di ossigeno e a temperatura costante di18°.

linea
La storia

La coltura della preziosa pianta dell’olivo e la produzione di olio  affondano nella notte dei tempi: ogni goccia del prezioso condimento contiene quasi tre millenni di storia dell’agricoltura.
La regione dove vivevano gli Etruschi comprendeva anche la parte di territorio della Tuscia viterbese. Tuscia, da cui deriva anche il nome della Toscana, era sinonimo di Etruria e comprendeva tutto il territorio Tosco-Umbro-Laziale occupato da queste popolazioni. Oggi, con il toponimo Tuscia, si indicano i territori dell’alto Lazio, ivi compresa la zona dove si produce l’olio Canino.
L’olivo era presente molto prima degli insediamenti etruschi, ma fu quasi sicuramente l’ingegnoso popolo a coltivarlo sistematicamente e utilizzarne i frutti per l’ottenimento dell’olio.
Lo testimoniano gli affreschi e la pittura vascolare, dove sono raffigurate scene di raccolta delle olive oppure dove la pianta dell’olivo fa da sfondo o da decorazione in altre rappresentazioni.
Con l’annessione all’impero romano la pratica si diffuse maggiormente, tanto che l’olio prodotto con olive coltivate nella Tuscia era considerato di alto valore commerciale.
In epoca moderna fu determinante la Riforma Agraria di Alcide De Gasperi (1881-1954) del 1950 e, in particolare, la Riforma Fondiaria in essa contenuta.
Nel 1951 furono espropriati i vasti terreni appartenenti al Principe Torlonia (utilizzando i fondi del Piano Marshall)e, per opera dell’Ente per la colonizzazione della Maremma  Tosco-Laziale e del Fucino, i contadini poterono acquistare piccoli appezzamenti di terreno grazie a Mutui Fondiari trentennali con interessi all’uno %.
Gli agricoltori divennero così i piccoli proprietari di quelle terre che li videro per secoli in condizione di semi-schiavitù. Queste frammentazione ebbe però, come aspetto negativo, la difficoltà di produrre quantitativi tali da poter essere commerciati oltre l’ambito territoriale.
Per ovviare a questi limiti nacquero le prime cooperative agricole: nel 1965 nacque l’”Oleificio sociale di Canino” (operativo ancora oggi con 1200 soci produttori) e, nel 1988, la “Cooperativa Olivicola di Canino”. 
Grazie alla cooperazione, all’impegno e, soprattutto, la passione degli olivicoltori, l’Olio extravergine di Canino ha ottenuto la certificazione DOP nel luglio del 1996.

linea
Scheda tecnica
Origine
Il territorio amministrativo dei Comuni di Canino, Arlena, Cellere, Ischia di Castro, Farnese, Tessenano, Tuscania (parte), Montalto di Castro (parte), situati nella provincia di VITERBO.

linealinea
Tipologia
Unica, confezionata in recipienti di capacità non superiore a litri 5 in vetro o in lamina metallica stagnata.

linealinea
Utilizzo
Ideale per le Bruschette, a crudo su minestre e zuppe, per condire insalate. Per la sua alta resistenza al riscaldamento è ideale anche per friggere.

linealinea
Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto: Lipidi (g) 99,9 Energia (kcal) 899 Ferro (mg) 0,2 Vitamina A retinolo eq. (µg) 36 Vitamina E (mg) 22,4

Indirizzi Utili
CONSORZIO DI TUTELA DELL’OLIO D’OLIVA EXTRAVERGINE CANINO
c/o Oleificio Sociale Coop.di Canino - via di Montalto, km 18 - 01011 CANINO - (VT)
Tel.0761.437089
www.oscc.it
oscc@oscc.it
linea




back