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Ortofrutticoli e cereali
FAGIOLO DI LAMON DELLA VALLATA BELLUNESE

FAGIOLO  DI LAMON DELLA VALLATA BELLUNESE
Lo sapevi che ...
Il fagiolo, come le altre leguminose, fa parte della storia dell’uomo ed è entrato nell’alimentazione in modo così massiccio da farlo definire "la carne dei poveri". Ciò è dovuto al fatto che un etto di fagioli secchi vale, dal punto di vista nutrizionale, quasi come una bistecca di due etti, in quanto fornisce all’organismo la stessa quantità di calorie. Inoltre mangiare fagioli comporta certamente meno problemi che mangiare carne, il cui consumo esagerato è da tempo messo sotto accusa.
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Prodotto
Il Fagiolo di Lamon (Phaseolus vulgaris) IGP è ottenuto dalla coltivazione degli ecotipi Spagnolet, Spagnol, Calonega e Canalino.
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Assaggio

Spagnolet: è il più ricercato per la delicatezza del gusto e per l’impercettibilità della buccia.
Spagnol: sapore delicato a buccia sottile e tenera.
Calonega: adatto per minestre.
Canalino:  gradevole ma con buccia un po’ più consistente.

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Caratteristiche

Viene prodotto con metodi tradizionalmente ecologici, accuratamente selezionato e pazientemente lavorato.
La zona di produzione della semente è limitata all’Altopiano di Lamon e Sovramonte, dove la concimazione avviene solo con letame ben maturo, su terreni condotti da piccole aziende familiari, da sempre dedite alla coltivazione del fagiolo.
I coltivatori dedicano una amorevole cura alle piante di fagiolo, che crescono rigogliose, in larghi filari, ben areati. La cura assidua riduce al minimo il manifestarsi di malattie e garantisce un prodotto sano senza la necessità di trattamenti chimici.
Il territorio lamonese è caratterizzato da una marcata asperità e discontinuità fra le varie zone d bassa, media ed alta montagna.
Ad eccezione dell’altopiano e di piccoli terrazzi alluvionali pianeggianti, la morfologia del suolo risulta alternata da ripidi pendii, grandiosi costoni, dorsali soleggiati e contrafforti rocciosi che degradano tra strette vallate di selvaggia e rara bellezza.
Un grande lago di origine glaciale, riempitosi gradualmente di materiale ghiaioso e sabbioso trasportato dai torrenti Cismon e Vanoi ha dato origine agli estesi altopiani di Lamon e di Sorriva che oggi, divenuti fertili, vengono denominati semplicemente "la campagna".
Data la natura calcarea delle rocce che costituiscono il territorio lamonese, sono frequenti i fenomeni di carsismo che danno origine a numerose grotte diffuse soprattutto lungo il bacino del Senaiga.
Gli ampi prati e pascoli di Jal, Col di Cee, Le Ei, Scheid e Baja, fanno da corona ai diversi nuclei abitati e hanno favorito lo svilupparsi di una intensa ed un tempo economicamente importante attività di pastorizia, mentre i numerosi corsi d’acqua, prevalentemente di carattere torrentizio, oltre che il lago artificiale del Senaiga, consentono una piacevole e fruttuosa attività di pesca sportiva.
La vegetazione è varia come la morfologia del territorio. Si va dalla boscaglia a salici e ontani delle zone umide, ai boschi di carpino, robinia e ornello delle dorsali soleggiate della fascia pedemontana, ai boschi di faggio, abete rosso, abete bianco e larice nelle zone di media montagna, fino alle pendici più alte caratterizzate dalle ultime essenze arboree come il larice, l’abete rosso, il rododendro, l’erica, il mirtillo e il pino mugo.
Qui troviamo specie erbacee caratteristiche dell’alta montagna dolomitica, come la stella alpina, il geranio selvatico, la genziana, la campanula e altre ancora.
In questo ampio e variegato territorio vivono ungulati come il capriolo, il camoscio e il cervo, carnivori come la volpe rossa, il tasso, la donnola e la faina e altre specie stanziali come la lepre e lo scoiattolo.
L’avifauna è costituita dal gallo cedrone, dal fagiano di monte, dal francolino e dalla pernice bianca. Sono presenti anche rapaci come la poiana, il falco, il gheppio e l’aquila reale.
Infine la fauna ittica, presente nei numerosi corsi d’acqua, è costituita prevalentemente dalla trota fario e dalla trota mormorata e, in misura minore, dal temolo, dal salmerino e dalla sanguinerola.
Tutto ciò in un clima temperato, caratterizzato da inverni non eccessivamente rigidi e da estati non troppo calde dovuti ad una leggera e favorevole azione mitigante delle brezze giornaliere di monte e di valle che riducono sensibilmente l’escursione termica di cui trae vantaggio anche la coltivazione del fagiolo.
La presenza dei rilievi montuosi posti sia a nord che a sud-est costituisce una valida barriera sia per le correnti umide provenienti dall’Adriatico, sia per le correnti fredde e foriere di bufere provenienti da nord.
La morfologia delle quattro varietà è la seguente:
Spagnolet: piuttosto rotondeggiante e a botte,  dimensioni ridotte 14,8x8 mm (0,7/0,8 g) baccello lungo 11 cm,contiene 4 o 5 semi; striature rosso brillanti su fondo bianco sporco, baccello con striature rosa
Spagnol: ovoidale (subelittica), dimensioni medie 16,5x8,8mm(0,9/1 g), baccello lungo 11/12 cm, contiene 4 o 5 semi; tipiche striature rosso vinose, baccello con striature rosa intenso;
Calonega: schiacciata, dimensioni 17x7 mm, peso medio 1 g, baccello lungo 15,5 cm contiene 5 o 6 semi; striature rosso vivo su fondo bianco sporco, baccello con striature rosa intenso;
Canalino: ovoidale, buon peso (1,1/1,2 g ), dimensioni 15,6x8,7, baccello lungo 15 cm contiene 6 o 7 semi; striature rosso cupo, talora tendente al nero su sfondo bianco opaco, bacello con striature rossastre.

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Come si ottiene

E’ opportuno eseguire un’accurata preparazione del terreno prima della semina. La buona riuscita della coltura è strettamente dipendente da questa pratica.
L’aratura dovrà essere effettuata preferibilmente entro la fine dell’autunno per favorire i processi di decomposizione della sostanza organica interrata e sfruttare l’azione dei geli invernali sulla struttura del terreno. Inoltre, il clima primaverile piovoso potrebbe impedire l’ingresso ai campi nel periodo immediatamente precedente la semina.
La profondità dell’aratura dovrà essere di 25-30 cm in terreni sciolti o di impasto medio, 40 cm in terreni pesanti ed argillosi. Nel caso di terreni molto sabbiosi l’aratura si può effettuare poco prima della semina per evitare una eccessiva perdita di acqua dal suolo per evaporazione, che potrebbe determinare difficoltà di germinazione dei semi e di emergenza della plantule.
Successivamente si potrà procedere con erpicatura e fresatura; queste ultime sono da consigliare solo in terreni troppo pesanti.    
Nella preparazione del letto di semina si può procedere alla sistemazione del terreno, che prevede la realizzazione di una rete di canali e fossi per lo smaltimento delle acque in eccesso.
Il seme deve essere prodotto nella zona di Lamon; eventualmente conciato con prodotti consentiti a norma di legge. E’ obbligatoria la coltivazione di un solo ecotipo per ogni singolo appezzamento.
La semina a postarella è consigliata, con 4-5 semi per posta, mentre la distanza tra le poste deve mantenersi tra 40-50 cm.
Può essere effettuata anche la semina a file, con distanza sulle file di 7-10 cm e tra le file di 100-120 cm.
In conclusione si dovrà ottenere una densità di semina di 10-15 semi per mq.
La profondità di semina va dai 3 ai 6 cm; le profondità maggiori possono essere attuate per terreni particolarmente asciutti dove in superficie può esserci una quantità d’acqua insufficiente alla germinazione.
Dove è possibile la semina può essere anche meccanizzata mediante apposite seminatrici pneumatiche di precisione.
Il periodo della semina avviene, per tradizione, il 3 di maggio, giorno di Santa Croce.
E’ opportuno attuare 2 sarchiature: una alcuni giorni dopo la semina, un’altra 20-30 giorni dopo la prima.
Il tutoraggio, che si effettua fin dai primi stadi di sviluppo e che deve garantire un’adeguata aerazione della piante, si prevede l’utilizzo di pali o canne preferibilmente bloccati all’estremità superiore con fili di ferro o di plastica, sostenuti da robusti pali di legno o di cemento, disposti all’estremità dei filari.
Si possono anche unire le canne o i pali di sostegno all’apice prendendoli a 3 a 3 o a 4 a 4 (sistema a piramide o capannina), così da offrire maggiori garanzie di stabilità.
Nelle zone di produzione, comunque, è in uso anche il tutoraggio mediante pali d’abete non fissati all’estremità. Sono ritenuti validi anche i sistemi che prevedano l’uso di spaghi disposti verticalmente.
Il fagiolo è una coltura che si avvantaggia molto dell’irrigazione, quindi sarebbe opportuno praticarla, avendo cura di evitare stress idrici prolungati.
Le irrigazioni diventano indispensabili nei momenti di scarsa piovosità che, in provincia di Belluno, coincidono con il periodo di ingrossamento dei baccelli.
E’ preferibile irrigare con sistemi a microportata (es. manichetta forata) al fine di evitare la bagnatura dell’apparato fogliare; è sconsigliato l’utilizzo di acque stagnanti per evitare malattie da funghi e batteri.
Il fagiolo è una leguminosa in grado di porsi in simbiosi con batteri azoto-fissatori presenti nel suolo.
La concimazione del fagiolo mira pertanto al mantenimento della flora microbica presente nel suolo stesso; deve prevedere un discreto apporto di sostanza organica, sotto forma di letame ben maturo o altro concime organico certificato e privo di residui nocivi ed un modesto apporto fertilizzante chimico.
E’ obbligo da parte del produttore denunciare l’utilizzo del principio attivo usato con le modalità indicate dal consorzio.
Si insiste sull’uso di prodotti ecocompatibili ed ove possibile sostituire l’intervento chimico con adeguate pratiche agronomiche. Per il controllo delle infestanti, è importante effettuare al momento della preparazione del terreno ripetute fresature ogni 10-15 giorni; è vietato l’uso di diserbanti.
La raccolta si effettua a mano perché molto spesso la maturazione è scalare.
Inizia indicativamente, per la granella fresca, una ventina di giorni dopo l’impollinazione si può protrarre per circa un mese.
Per quanto riguarda la granella secca, si può iniziare quando almeno i ¾ dei baccelli sono ormai diventati secchi e di colore chiaro.
Il periodo di raccolta va dal 15 maggio al 30 settembre.
La produzione massima di granella per ettaro ammessa è così quantificata:
a) -  4 tonnellate ad ettaro per granella secca;
b) -  10 tonnellate ad ettaro per fagiolo fresco (in baccello ed in regime irriguo);
c) -  7 tonnellate ad ettaro per fagiolo fresco (in baccello e senza irrigazione).

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La storia

Il fagiolo americano (Phaseolus vulgaris) fu introdotto nel bellunese dall’umanista Giovanni Pietro Dalle Fosse  meglio noto con gli pseudonimi di Pierio Valeriano, Bolzanio Pierio o, semplicemente, Valeriano ( 1477-1558 ) che nel 1532 ne ricevette in dono alcuni semi da Papa Clemente VII (1453-1478), dietro promessa che, ritornato nella sua terra di origine, il bellunese, ne avviasse la coltivazione. Valeriano lo avrebbe portato alla corte di Alessandro De’ Medici (1510-1537), da dove arrivò in Francia per mezzo di Caterina De’ Medici (1519-1589), che sposò Enrico II di Francia (1519-1559), portando in dote, tra l’altro, anche il fagiolo di Lamon.
Comunque già dal 1600 si contano numerose testimonianze della sua diffusione sul territorio: ne parla un saggio settecentesco sull’agricoltura del distretto di Feltre.
Il fagiolo si diffuse abbastanza rapidamente, occupando i campi situati a fondovalle e sui pianori naturali o terrazzati ad una certa quota.
Ad un secolo di distanza, Giovanni Battista Barpo (1584-1649), ecclesiastico e possidente bellunese, elencava nel suo "Le delitie e i frutti dell’agricoltura e della villa" del 1634 le varietà più diffuse del fagiolo, ne descriveva le tecniche di coltivazione, consigliava le consociazione più adatte e non trascurava di sottolineare le proprietà antiparassitarie delle foglie di fagiolo affermando che "poste nelle letiere tirano a sé le cimeci, o perché avviticchiatisi in quella loro asprezza, non possono più svilupparsi, o per l’odore grato a quell’animale."
Nel Feltrino, la coltura del fagiolo sostituì gradualmente quella del pisello, favorita dal fatto che, mentre quest’ultima richiedeva campi separati, il primo consentiva la consociazione con altre colture, permettendo al contadino di ricavare dallo stesso appezzamento una maggiore varietà di prodotto.
In un saggio sull’agricoltura del distretto di Feltre, risalente all’inizio dell’ottocento, sia accenna a una qualità di fagioli che "sono molto ricercati e danno un riflessibile commercio attivo al paese. Si traducono per Piave a Venezia, indi s’imbarcano per Cadice e Lisbona".
Nello stesso periodo il "Consorzio Agrario" di Feltre alla domanda "quali siano i prodotti principali agricoli del circondario" rispondeva che "al prodotto degli animali tengono subito dietro quello del grano turco e dei fagioli; il primo però non basta al consumo della nostra popolazione, ed i secondi si esportano per due terze parti circa".
Antonio Maresio Bazolle poi riconosceva che "i fagioli del feltrino sono ritenuti i migliori della Provincia e ne godono fama a merito della loro scorza tenera e sottile".
La coltura del fagiolo ebbe, nel Feltrino, un’area di diffusione privilegiata: la piana lamonese, un altopiano di origine fluvio-glaciale, situato a 600 metri di quota, protetta a nord dal monte Coppolo e limitato dalle valli confluenti del Cismon e del Senaiga.
La parte pianeggiante di quella zona, chiamata per antonomasia "la campagna", non passò inosservata, tanto che 1578 il podestà di Feltre, Giulio Garzoni, nella sua relazione di fine mandato annotò così l’impressione che ne riportò nel corso di una sua ispezione ai passi di confine: "nella sommità di quelle montagne che paggiono inascensibil, io ho veduto una villa di 300 fuochi chiamata Lamon, con buone case di muro et con romeni benissimo compassionati et con una campagna tutta coltivata fertilissima piana senza alcun sasso."
Nell’ordinamento regoliero, le cui norme più antiche risalgono alla prima metà del XIV secolo, "tege, rave e biave" sono frequentemente citate nelle varie rubriche con le quali la comunità difendeva il suo spazio agricolo dagli abusi e dai danneggiamenti "Item statuto e ordinato che niun homo ne persona olse over presuma tuor tege, ne rave, ne biave di campo d’altri sotto pena de soldi dodese de pizli per chadauno e chadauna fiada e amendar lo dano dato e se cholui el qual haverà dato lo dano fosse puto pizolo, che li sui mazori de casa sieno tegnudi de pagar lo ditto bando e chadaun possa accusar sul suo per suo sacramento over cum suo testimonio."
La particolare posizione geografica dell’altopiano lamonese, a cui si accedeva, fino al secolo scorso, con difficoltà, la fertilità della terra e il particolare clima della zona, più temperato rispetto alle aree circostanti perché protetto da una corona di montagne, favorì nel tempo il verificarsi di una selezione spontanea del fagiolo, che venne via via caratterizzandosi nei quattro ecotipi fondamentali: spagnolet, spagnol, calonega e canalin.
A questa spontanea selezione contribuirono in maniera determinante la tecnica di coltivazione, da sempre rigorosamente ecologica, l’amore e la cura per la poca terra che ciascuno coltivava, l’importanza che il fagiolo assumeva sempre più nelle abitudini alimentari degli abitanti dell’altopiano.
Il fagiolo venne considerato dai lamonesi una vera e propria Provvidenza espressa con detti come "fioi, fasoi e linthoi no i e mae masa" (figli, fagioli e lenzuola non sono mai troppi) o "onde che ghe n’è fasoi, non ghe n’è mae fam" (dove ci sono fagioli, non si patisce mai la fame), ed entrò inevitabilmente nella gastronomia popolare della zona con piatti estremamente vari, fantasiosi e sostanziosi, insieme con la carne di pecora affumicata, collegata all’altra attività prevalente dell’altopiano, la pastorizia.
È con l’industrializzazione che le terre vengono trascurate e la coltivazione si riduce drasticamente, per poi venire rivalutata da alcuni anni, grazie alla risposta della popolazione che ha aderito a un progetto di promozione anche con forme di part-time agricolo.
Così il fagiolo di Lamon vanta dal luglio 1996 la certificazione IGP.

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Scheda tecnica
Origine
Nel territorio della provincia di BELLUNO, comprendente le comunità montane Feltrino, Bellunese e Val Belluna e si estende nei seguenti comuni: Alano di Piave, Arsiè, Cesiomaggiore, Feltre, Fonzaso, Lamon, Pedavena, Quero, S. Giustina, S. Gregorio, Lentiai, Mel, Trichiana, Belluno, Sospirolo, Sedico, Ponte, Vas, Limana, Sovramonte, Seren del Grappa.

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Tipologia
"Spagnol", "Spagnolit", "Calonega" e "Canalino", secchi o freschi. Per i fagioli freschi sono consentite confezioni in cassetta da 5 kg - 10 kg. Per quanto riguarda i fagioli secchi sono consentite confezioni da 1 kg - 55 kg. È vietata la vendita di prodotto sfuso.

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Utilizzo
Spagnol: contorni ed insalate. Spagnolet: contorni. Calonega: zuppe e minestre. Canalino: passato.

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di FAGIOLI SECCHI: Energia 278 kcal Proteine 24,5 g Lipidi 2 g Fibre 13,3 g Glucidi 47,7 g Sodio 3 mg Potassio 148 mg Fosforo 464 mg Calcio 102 mg Ferro 9 mg Tiamina 0,55 mg Riboflavina 0,12 mg Niacina 2,1 mg. FAGIOLI FRESCHI: Energia 104 kcal Proteine 8,4 g Lipidi 0,6 g Fibre 8,6 g Glucidi 19,3 g Sodio 2 mg Potassio 650 mg Fosforo 180mg Calcio 44 mg Ferro 3 mg Tiamina 0,24 mg Riboflavina 0,1 mg Niacina 1 mg Vitamina A 18 mg Vitamina C 10 mg

Indirizzi Utili
CONSORZIO PER LA TUTELA DEL FAGIOLO DI LAMON DELLA VALLATA BELLUNESE IGP
Via Resenterra, 19 - 32033 LAMON (BL)
Tel.+39 0439 7941
http://www.fagiolodilamon.it
info@fagiolodilamon.it
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