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Ortofrutticoli e cereali
FICODINDIA DELL’ETNA

FICODINDIA DELL’ETNA
Lo sapevi che ...
Al fico d’India possono essere riconosciute diverse proprietà terapeutiche: Diuretiche (indicato in caso di coliche renali o cistiti); Emollienti e antinfiammatorie (in caso di ustioni e infiammazioni di vario genere); Astringenti (l’assunzione di questo frutto può bloccare la diarrea); Gastroprotettive e upoglicemizzanti (le fibre in esso contenute proteggono la mucosa gastrica e regolano la glicemia); Antiossidanti (la betamina e l’indicaxantina ritardano l’invecchiamento cellulare).
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Prodotto
La denominazione d’origine protetta «Ficodindia dell’Etna» appartiene alla famiglia delle Cactacee, della specie Opuntia ficus-indica, riferite alle cultivar gialla detta anche «Sulfarina» o «Nostrale», rossa detta anche«Sanguigna», bianca detta anche «Muscaredda» o «Sciannarina». È ammessa una percentuale non superiore al 5% di altri ecotipi. Sono considerati varianti di pregio le selezioni «Trunzara» o «Pannittera», delle cultivar bianca, rossa e gialla.
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Assaggio

Sanguigna: polpa rossa, succosa e dal gusto corposo;  
Sulfarina: polpa gialla, consistente e saporita;  
Muscaredda: polpa bianca, dal sapore particolarmente delicato.

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Caratteristiche

Nel versante sud-occidentale, delle pendici dell’Etna, il ficodindia ha trovato le condizioni ideali per divenire un elemento caratterizzante del paesaggio.
I terreni, di origine vulcanica o no, destinati alla coltura, dovranno essere ubicati nella zona di produzione e possedere tessitura media o grossolana per evitare ristagni d’acqua (è ammessa la presenza di roccia affiorante). 
Le condizioni ambientali per la coltura devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona etnea. Ha infatti la caratteristica di resistere ai climi aridi e secchi e cresce in zone impervie con terreni medi e grossolani.
La zona di produzione, risulta caratterizzata da un clima mediterraneo subtropicale, semi-asciutto, con estati lunghe e siccitose, piovosità concentrata nel periodo autunnale ed invernale e notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte.
I terreni con natura lavica di origine vulcanica, i venti dominanti, l’umidità ed in particolare la lunga esposizione ai raggi solari, conferiscono al frutto caratteristiche di qualità (colore, serbevolezza e consistenza) difficilmente riscontrabili in altre aree di produzione e nello stesso massiccio etneo.
La pianta non presenta tronco ma solo foglie, chiamate pale alle cui estremità superiori si formano i frutti.
Nella sua coltivazione non vengono utilizzati antiparassitari e/o anticrittogamici poiché la pianta assume delle difese proprie contro i parassiti, non necessita poi di trattamenti particolari assumendo la produzione biologica.
Il frutto ha forma ovoidale, spinoso, peso non inferiore a 95 g, percentuale di polpa non inferiore al 60% del peso fresco dell’intero frutto,  esenti da malformazioni. La buccia ha un colore che va dal giallo all’arancio, fino al rosso.
La pianta può raggiungere i 3-5 metri di altezza, radici generate dalle foglie carnose (le pale) che si sovrappongono, caratteristica forma ad albero senza tronco e senza rami che la contraddistingue.

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Come si ottiene

I terreni, di origine vulcanica o no, destinati alla coltura, dovranno essere ubicati nella zona di produzione e possedere tessitura media o grossolana per evitare ristagni d’acqua (è ammessa la presenza di roccia affiorante).
Nei nuovi impianti, nella preparazione dei terreni, devono essere previsti il livellamento delle superfici, per facilitare il drenaggio delle acque, le operazioni colturali e le concimazioni.
Gli impianti possono essere sia specializzati che consociati e la densità di piantagione massima ammessa, in dipendenza della tipologia di impianto, è di 400 piante ad ettaro.
In abbinamento alle forme libere di allevamento delle piante («vaso libero» o «a cespuglio»), è ammesso altro tipo di allevamento, per agevolare la raccolta e le operazioni colturali.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionali.
Sono consentite negli impianti, a sostegno del nuovo flusso vegeto-produttivo, le operazioni di concimazione, di irrigazione dopo la«scozzolatura» (che consiste nell’asportare fiori, frutticini appena allegati e giovani cladodi).
Le tecniche colturali del terreno non devono danneggiare l’apparato radicale delle piante che si espande in superficie.
La scozzolatura viene eseguita tra la fine del mese di maggio e la prima metà del mese di giugno, in relazione alle zone di produzione e alle condizioni climatiche.
Le operazioni di raccolta, in relazione alle zone di produzione e all’andamento climatico, si svolgono dalla seconda decade di agosto per i frutti di prima fioritura («Agostani»), da settembre a dicembre per i frutti di seconda fioritura («Scozzolati» o «Bastardoni»).
I frutti, dopo la raccolta, devono essere immagazzinati in locali idonei ventilati e asciutti.
Successivamente il prodotto può essere frigoconservato.
Le operazioni di raccolta vanno iniziate all’invaiatura eseguendo il prelievo in modo tale che una sottile porzione di cladodio rimanga alla base del frutto.
Successivamente alla raccolta i frutti debbono essere sottoposti al processo di despinatura, per essere commercializzati con la qualifica di despinati.
Immagazzinamento e lavorazione: le operazioni di immagazzinamento e prima lavorazione, per l’acquisizione delle caratteristiche organolettiche previste per l’immissione al consumo  devono essere effettuate esclusivamente nel territorio ricadente nell’area delimitata  dal  disciplinare.
Le tecnologie di gestione post-raccolta prevedono l’omogeneità del prodotto e la despinatura.

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La storia

La pianta venne importata alla fine del XVI° secolo dall’America creduta erroneamente  “le Indie”, per questo venne chiamato ficodindia.
Lo conferma anche lo storico Denis Mack Smith (Londra 1920). In “History of Sicily - Medieval Sicily 800-1713” del 1968 afferma: «...alla fine del sedicesimo secolo in Sicilia, gli spagnoli introdussero alcune nuove e importanti piante come il pomodoro dal Perù, mais e tabacco dal Messico. Quello più comunemente usato era il ficodindia proveniente dall’America Tropicale (Indie occidentali, secondo C. Colombo).  I fichidindia (Indian fig. - prickly pear cactus) trasformeranno le campagne della Sicilia, capaci di sopportare lunghe siccità e di propagarsi facilmente nelle spaccature delle rocce, infatti venivano di proposito piantati per frantumare la lava nei fertili pendii del monte Etna. Questa ammirevole pianta a siepi con i suoi frutti ha contribuito alla dieta di ricchi e di poveri nella vita quotidiana dei siciliani».
William Henry Barlett (1809-1854) ne “Pictures from Sicily” (Foto dalla Sicilia, 1853) descrive così la pianta: «...ma di tutte le produzioni di vegetali della parte bassa dell’Etna il ficodindia, è forse quella che meglio si sviluppa e si riproduce con sorprendente rapidità».
Riferimenti sul ficodindia (fichi opunzia) nella «zona coltivata dell’Etna», così definita ai tempi di Spallanzani (1792), si trovano anche nelle opere di P. Bembo, Borelli, Stoppani, Brydone, ecc.  e di Coppoler S., «Del ficodindia, sua coltivazione in Sicilia e modo di ottenere i frutti tardivi (“scuzzulari”)». Saggio storico-agrario (1827).
Il Mortillaro riporta su «Notizie economico-statistiche», ricavate dai catasti di Sicilia (1853), le superfici destinate a «Ficheti d’India».
In «Atti della Giunta per l’inchiesta agraria» -(1884) Stefano Jacini (1826-1891)   vengono riportate le superfici destinate a «Ficheti d’India» in Sicilia.
Dall’agosto del 2003 è riconosciuto come prodotto DOP.

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Scheda tecnica
Origine
Territori della provincia di CATANIA, ad una altitudine che va dai 150 ai 750 m s.l.m., ricadenti nel territorio dei comuni di Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Camporotondo, Belpasso e Paterno’.

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Tipologia
Sanguigna (polpa rossa); Muscaredda (polpa bianca); Sulfarina (polpa gialla). Il prodotto, lavorato e despinato, va immesso al consumo in imballaggi nuovi di diversa tipologia, conformi alla normativa vigente, in legno, cartone e plastica. È ammesso, secondo le tradizioni la presenza, nello stesso contenitore, delle tre diverse cultivar.

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Utilizzo
Preferibilmente fresco, come frutto da tavola: che va servito sbucciato. Viene però anche utilizzato per preparare macedonie, confetture e liquori.

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto: Energia 53 kcal (220 kJ) Proteine 0,8 g Carboidrati Totali 13 g Fibre 5 g Grassi Totali 0,1 g Acqua 83,2 g Vitamina A 10 mg Tiamina (Vit. B1) 0,02 mg Riboflavina (Vit. B2) 0,04 mg Niacina (Vit. B3) 0,4 mg Vitamina C 18 mg Calcio 30 mg Ferro 0,4 mg Potassio 190 mg Sodio 1 mg

Indirizzi Utili
CONSORZIO DI TUTELA O.P. CONSORZIO EUROAGRUMI – FICO D’INDIA DELL’ETNA
Via Cristoforo Colombo, 124 – 95033 BIANCAVILLA (CT)
Tel.095/7711510 - 348-7802115 (Presidente Salvatore Rapisarda)
www.fruttaetna.it
info@euroagrumi.it
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