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Ortofrutticoli e cereali
FICODINDIA DI SAN CONO

FICODINDIA  DI SAN CONO
Lo sapevi che ...
Grande testimonianza è la tradizionale Sagra del Ficodindia la quale è un misto di cultura, tradizioni, promozione commerciale ed aggiornamento tecnico – scientifico con i tradizionali convegni che ogni anno si tengono sul ficodindia. Tali risultati sono dovuti al totale coinvolgimento culturale, lavorativo ed economico degli abitanti della zona nel processo produttivo del ficodindia di San Cono, che hanno contribuito a determinare un forte legame del prodotto stesso con l’ambiente ed in particolare, a sviluppare nel corso del tempo, un profondo legame sentimentale tra la popolazione del territorio e il frutto in questione.
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Prodotto
La DOP «Ficodindia di San Cono» appartiene alla famiglia delle Cactacee, della specie Opuntia ficus-indica, riferite alle cultivar ‘Surfarina’, detta anche ‘Gialla’ o ‘Nostrale’; ‘Sanguigna’, detta anche ‘Rossa’; ‘Muscaredda’ o ‘Sciannarina’, detta anche ‘Bianca’. È ammessa anche una percentuale non superiore al 5% degli ecotipi locali delle selezioni di ‘Trunzara’.
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Assaggio

Profumo molto delicato e sapore molto dolce.

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Caratteristiche

Le caratteristiche peculiari sono:le grandi dimensioni dei frutti; la buccia caratterizzata dai colori particolarmente intensi e vivi; la particolare dolcezza; la grande fragranza e serbevolezza; il profumo delicato.
Il territorio è dotato di caratteristiche pedoclimatiche particolari, quali l’altitudine e la conformazione orografica che rappresentano elementi essenziali nella determinazione delle particolari condizioni di intensità e qualità della radiazione luminosa, dell’alternanza dei cicli di bagnatura-asciugatura dell’epicarpo dei frutti e dell’escursione termica giornaliera, soprattutto nel periodo di maturazione dei frutti.
L’area interessata alla coltivazione di questo prodotto è caratterizzata da basse e dolci colline intervallate da piccole vallate con terreni per lo più di origine alluvionale, di medio impasto, profondi e freschi e dotati di un ottimo drenaggio naturale e dove la componente sabbiosa è prevalente sulle altre componenti (percentuale di sabbia non inferiore al 50%) e con un PH mediamente neutro e sub-alcalino (pH 6.9-8.1).
Queste vallate sono totalmente aperte da Est ad Ovest e questo permette la buona irradiazione solare dei terreni e l’incunearsi dei venti provenienti da Est che favoriscono un clima mite soprattutto nel periodo estivo - autunnale, durante il corso della maturazione dei frutti.
L’aria calda estivo – autunnale è mitigata, anche nelle ore più calde del giorno, dal regolare alzarsi nella tarda mattinata, di una brezza proveniente da ovest e da nord-ovest che fa sì che la temperatura non raggiunga mai livelli troppo alti.
I fenomeni fisici sopra descritti interagendo con la radiazione luminosa sono responsabili della formazione e dell’evoluzione degli antociani, responsabili del colore dell’epicarpo dei frutti di ficodindia e della loro polpa.
A questo si associa l’effetto dell’ escursione termica e delle bagnature notturne che favoriscono l’ingrossamento dei frutti.
Inoltre, la presenza degli impianti di coltivazione lungo la fascia altimetrica, combinata all’efficienza nella gestione del fabbisogno idrico dei terreni irrigui operata dai coltivatori locali, permette in quest’area la produzione di fichidindia di peso maggiore e dal contenuto zuccherino più alto rispetto ad impianti di altre zone geografiche site a quote altimetriche inferiori.
I terreni, avendo una elevata capacità di trattenere l’umidità per lunghi periodi di tempo, fanno sì che l’umidità si mantenga costante nel terreno e la pianta riesca a concludere il suo ciclo produttivo nelle migliori condizioni possibili senza stress e limitazioni.
L’insieme dei fattori ambientali rende esclusivo il rapporto con la qualità del Ficodindia di San Cono.
Il frutto ha forma ovoidale, spinoso, peso da 105g a 140g (tolleranza 5%), da 140g a 190 g (tolleranza 5%), da 190 g a 270 g (tolleranza 5%), rispettivamente classi B, C, D del Codex Alimentarius, esenti da malformazioni.
La pianta può raggiungere i 3-5 metri di altezza, radici generate dalle foglie carnose (le pale) che si sovrappongono, caratteristica forma ad albero senza tronco e senza rami che la contraddistingue.
La buccia ha sfumature dal verde al giallo-arancio per la cultivar Surfarina o Nostrale detta anche Gialla; sfumature dal verde al rosso rubino per la cultivar Sanguigna detta anche Rossa; sfumature dal verde al bianco paglierino per la cultivar Muscaredda o Sciannarina detta anche Bianca.

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Come si ottiene

La preparazione del terreno da impiantare consiste nel livellamento del terreno per evitare ristagni idrici; ripperaggio, o scasso, del terreno; concimazione di fondo con concimi organici, con concimi fosfatici e potassici; impianto a buche o a solchi.
Gli impianti devono essere esclusivamente specializzati con densità di piantagione da 200 a 650 piante per ettaro di superficie coltivata.
Le forme di allevamento sono:
- a cespuglio
– vaso
– siepone
o altro tipo di forma di  allevamento che possa eventualmente consentire di agevolare le operazioni colturali e la raccolta.
I sesti di impianto sono:
- da metri 5,00 a metri 8,00 tra le file;
- da metri 1,00 a metri 6,00 lungo la fila.
Le tecniche colturali al terreno non devono danneggiare l’apparato radicale dei ficodindia che è molto superficiale.
Sono consentite lavorazioni al terreno quali erpicature; fresature; frangizollature superficiali e diserbo chimico.
Il diserbo è consentito esclusivamente con il principio attivo “Gliphosate” e con un massimo di n.2 applicazioni all’anno (una in autunno subito dopo la raccolta ed una in primavera prima della scozzolatura dei frutti).
La scozzolatura deve essere eseguita nell’arco di tempo che va dal 10 maggio al 30 giugno a seconda delle condizioni climatiche e della carica dei frutti presenti sulla pianta.
La difesa fitosanitaria dei ficodindieti del comprensorio  Ficodindia di San Cono deve essere effettuata secondo un calendario di lotta guidata e/o integrata secondo i piani regionali.
L’irrigazione viene praticata di norma con un numero di interventi irrigui che varia da un minimo di 2 ad un massimo di 4 per ogni stagione irrigua. Il loro numero varia in funzione di diversi fattori, primo fra tutti l’andamento stagionale, la temperatura e le precipitazioni; bisogna anche tener conto di altri fattori quali l’età delle piante, il tipo di terreno, la quantità di frutti presenti, l’esposizione e l’altitudine dove si trova il ficodindieto.
Le operazioni di raccolta, in relazione all’andamento climatico stagionale, si svolgono dal 20 agosto al 30 settembre per i frutti di prima fioritura (agostani) e dal 10 settembre al 31 dicembre per i frutti di seconda fioritura (tardivi o scozzolati).
I frutti devono essere raccolti con una sottile porzione del cladodo dove sono inseriti;
devono essere integri e senza lesioni evidenti; devono possedere le caratteristiche proprie della varietà.
La produzione massima consentita da è di q.li 250 di frutti per ettaro di superficie coltivata.
I frutti raccolti devono essere obbligatoriamente sottoposti alla despinazione ed essere immessi al consumo qualificati come frutti despinati.
La produzione ed il condizionamento devono essere effettuati necessariamente nella zona delimitata dal disciplinare per evitare che il trasporto e le eccessive manipolazioni possano causare ferite e danneggiamenti ai frutti ed ammaccature della loro buccia alterando il colore e la lucentezza che li contraddistingue.

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La storia

La pianta venne importata alla fine del XVI° secolo dall’America creduta erroneamente  “le Indie”, per questo venne chiamato ficodindia.
Lo conferma anche lo storico Denis Mack Smith (Londra 1920). In “History of Sicily - Medieval Sicily 800-1713” del 1968 afferma: «...alla fine del sedicesimo secolo in Sicilia, gli spagnoli introdussero alcune nuove e importanti piante come il pomodoro dal Perù, mais e tabacco dal Messico. Quello più comunemente usato era il ficodindia proveniente dall’America Tropicale (Indie occidentali, secondo C. Colombo).  I fichidindia (Indian fig. - prickly pear cactus) trasformeranno le campagne della Sicilia, capaci di sopportare lunghe siccità e di propagarsi facilmente nelle spaccature delle rocce, infatti venivano di proposito piantati per frantumare la lava nei fertili pendii del monte Etna. Questa ammirevole pianta a siepi con i suoi frutti ha contribuito alla dieta di ricchi e di poveri nella vita quotidiana dei siciliani».
Nel 1840 l’agronomo francese Adrien De Gasparin (1783-1862) visitando la Sicilia descrisse il ficodindia così: “......la manna, la provvidenza della Sicilia, rappresenta ciò che il banano è per i paesi equinoziali e l’albero del pane per le isole del oceano Pacifico…”
Grazie al forte radicamento della popolazione rurale nell’area di produzione considerata, con tutta la sua tradizionale esperienza, con le sue capacità colturali tramandate da generazione in generazione, con la continua ricerca e messa in atto di tradizionali e specifiche tecniche colturali, si sono determinate le condizioni affinché la coltivazione del Ficodindia di San Cono si consolidasse nel tempo, fino ad oggi, come un patrimonio storico-tradizionale e culturale di tutto il territorio oltre che come fondamentale risorsa economica.
Il definitivo successo del ficodindia e la sua trasformazione in coltura intensiva nell’areale  risale alla metà degli anni settanta del XX secolo: sono gli anni in cui viene rinnovata la tradizione etnea, quella di Santa Margherita Belice, che si sviluppa su nuovi territori ed in cui si afferma in maniera preponderante l’area di San Cono, il cui territorio incuneato tra tre grossi centri, Enna, Caltagirone e Caltanissetta, è oggi la più importante zona di produzione in coltura specializzata esistente e giudicata dagli esperti del settore “capitale della produzione di ficodindia in Italia".
Il Prof. Filadelfio Basile (Università di Agraria di Catania) nella sua indagine economico-agraria sulla produzione del ficodindia in Italia (1991) identifica, tra le aree importanti per superfici investite e per produzione ottenibile nell’ambito della regione Sicilia, “.....nelle Colline di San Cono, sicuramente la zona più importante quanto a superfici e produzione”.
Il Prof. Oscar Alberghina (Università di Agraria di Catania) ne “San Cono (Catania)" (1988) analizza la situazione della fichidindicoltura italiana conferendo all’areale di San Cono, per importanza e diffusione, la denominazione di “Capitale della produzione di ficodindia in Italia”.
I Professori Giuseppe Barbera e Paolo Inglese, (Università di Agraria di Palermo) ne "La coltura del Ficodindia" (ed. Edagricole - 1993), ampio ed esauriente trattato sulla coltivazione del ficodindia nel mondo, descrivono San Cono  come il polo produttivo più importante della fichidindicoltura siciliana. Una monografia che smentisce l’immagine arcaica e oleografica che ancora molti hanno del ficodindia: ne emerge una coltura industriale, estesa su ben 2500 ettari di impianti specializzati, ad uso polivalente, proiettata alla conquista dei mercati. Il volume fornisce anche informazioni tecniche circa le esigenze ambientali, la propagazione, le cultivar, la raccolta, la conservazione e le utilizzazioni di questo frutto.
Ha ottenuto la certificazione DOP nel marzo del 2013.

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Scheda tecnica
Origine
Il territorio posto ad altitudine compresa tra 200 e 600 metri s.l.m., dei seguenti Comuni: San Cono (CT), San Michele di Ganzaria (CT), Piazza Armerina (EN), Mazzarino (CL).

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Tipologia
EXTRA e I, così come definite dal Codex Alimentarius. Vengono confezionati in imballaggi nuovi di diversa tipologia : cassette di legno, plastica, cartone e vaschette di plastica e cartone. Nelle cassette è consentito l’utilizzo degli alveoli. Le dimensioni delle confezioni consentite sono : Kg.0,500 – Kg.1,00 – Kg.2,00 – Kg.2,500– Kg.3,00 – Kg.3,50 – Kg.5,00 con uno scostamento massimo del 10%. Le confezioni devono essere sigillate con termo-saldatura o, nel caso delle retine, con punti metallici in modo da impedire che il contenuto possa essere estratto senza la rottura del contenitore stesso. E’ ammessa la presenza di frutti delle tre diverse cultivar nello stesso contenitore.

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Utilizzo
Preferibilmente fresco, come frutto da tavola: che va servito sbucciato. Viene però anche utilizzato per preparare macedonie, confetture e liquori.

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto: Energia 53 kcal (220 kJ) Proteine 0,8 g Carboidrati Totali 13 g Fibre 5 g Grassi Totali 0,1 g Acqua 83,2 g Vitamina A 10 mg Tiamina (Vit. B1) 0,02 mg Riboflavina (Vit. B2) 0,04 mg Niacina (Vit. B3) 0,4 mg Vitamina C 18 mg Calcio 30 mg Ferro 0,4 mg Potassio 190 mg Sodio 1 mg

Indirizzi Utili
CONSORZIO DI TUTELA DEL FICODINDIA DI SAN CONO
Via Roma, 10 - 95040 SAN CONO (CT)


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