header

Ortofrutticoli e cereali
LENTICCHIA DI CASTELLUCCIO DI NORCIA

LENTICCHIA DI CASTELLUCCIO DI NORCIA
Lo sapevi che ...
La lenticchia di Castelluccio possiede delle notevoli qualità nutritive: tutte le sue proteine, vitamine, fibre e sali minerali la rendono ottima per chi necessita di una dieta ricca di ferro, potassio e fosforo, povera di grassi e molto nutritiva. Un’altra caratteristica importante è la buccia sottile e tenera che consente direttamente la cottura senza ammollo, riducendo notevolmente tempi di preparazione.
linea
Prodotto
La denominazione Lenticchia di Castelluccio di Norcia" è riservata all’insieme di ecotipi locali di lenticchia (Lens culinaris) della famiglia delle leguminose.
linea
Assaggio

Di particolare sapidità, tenera e piacevole al gusto.

linea
Caratteristiche

La zona di coltivazione è l’altopiano di Castelluccio per una superficie complessiva di circa 20 Kmq., che rappresenta il fondo di un lago prosciugatosi in era preistorica per il manifestarsi di fenomeni carsici.
La conformazione della vallata accentua alcune caratteristiche del clima della Valnerina con inverni molto rigidi, innevamento continuo da fine novembre alla metà di marzo e gelate primaverili che si protraggono fino ad inizio giugno, lasciando pochissime settimane all’estate con eccessi termici dovuti anche alla altitudine che aumenta l’incidenza delle radiazioni U.V..
Il terreno risulta di tipo franco-argilloso, molto ricco di sostanza organica, con una elevata dotazione di fosforo mentre bassa è la disponibilità di potassio.
La capacità di scambio cationico, cioè la capacità del terreno di favorire la messa a disposizione delle piante una certa quantità di microorganismi, risulta molto alta in conseguenza dell’elevato contenuto in sostanza organica.
Grazie alle condizioni podologiche e climatiche piuttosto rigide in cui nasce, la lenticchia di Castelluccio è l’unico legume che non ha bisogno di essere trattato per la conservazione perché non è attaccata dal tonchio, insetto le cui larve si nutrono dei legumi.
La lenticchia di Castelluccio possiede delle notevoli qualità nutritive: tutte le sue proteine, vitamine, fibre e sali minerali a rendono ottima per chi necessita di una dieta ricca di ferro, potassio e fosforo, povera di grassi e molto nutritiva. Un’altra caratteristica importante della lenticchia di Castelluccio è la buccia sottile e tenera che consente direttamente la cottura senza ammollo, riducendo notevolmente tempi di preparazione.
La produzione certificata Lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP raggiunge poche centinaia di quintali. Viene commercializzata soprattutto in Regione, ma anche esportata all’estero, fino in Giappone. E’ alla base di numerosi piatti tipici locali.
Il colore è variegato: va dal verde screziato al marroncino chiaro, con presenza di semi tigrati.
Dimensioni abbastanza ridotte, seme di diametro medio di 4,4 millimetri, buccia  molto fine .
 

linea
Come si ottiene

La coltivazione ha un ciclo annuale.
La tecnica colturale adottata è quella tradizionale, in uso da moltissime centinaia di anni: aratura ed erpicatura all’inizio della-primavera, semina dalla metà di marzo alla metà di maggio, rullatura dei campi per facilitare la germinazione.
L’elevata frequenza delle piogge ed i precoci freddi autunnali accorciano il periodo di maturazione della lenticchia costringendo gli agricoltori allo sfalcio e alla successiva trebbiatura entro agosto.
I baccelli vengono lasciati essiccare quindi trebbiati nell’aia.                                                          
La produzione unitaria massima consentita è fissata in 800 Kg/Ha.

linea
La storia

Le lenticchie sono il legume più antico. Molte testimonianze fanno risalire la sua coltivazione nel 7000 a.C. in Asia.
Grazie agli Egizi, che ne fevero commercio in tutto il Mediterraneo, si diffusero e divennero cibo base dei Greci e dei Romani.
Molti testi scritti ne riportano la presenza sulle tavole di questi antichi popoli, ma anche nelle sacre scritture: come non ricordare l’episodio di Esau e Giacobbe?  in Genesi capitolo XXV: “ Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito. Disse a Giacobbe: «Lasciami mangiare un po’ di questa minestra rossa, perché io sono sfinito». Per questo fu chiamato Edom. Giacobbe disse: «Vendimi subito la tua primogenitura». Rispose Esaù: «Ecco, sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?».Giacobbe allora disse: «Giuramelo subito». Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe. Giacobbe diede a Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura.”
Ma anche in passaggi meno noti si ha testimonianza di questo prodotto. Nel secondo libro di Samuele “....portarono giacigli, coppe e vasi di terracotta, grano, orzo, farina, grano arrostito, fave, lenticchie...” (cap. XVII), “...Dopo di lui veniva Sammà figlio di Aghè, l’Ararita. I Filistei erano radunati a Lechì; in quel luogo vi era un campo pieno di lenticchie e il popolo fuggì dinanzi ai Filistei......” (cap. XXIII); in Ezechiele durante la prigionia a Babilonia “Prendi intanto grano, orzo, fave, lenticchie, miglio e spelta, mettili in un recipiente e fattene del pane: ne mangerai durante tutti i giorni in cui tu rimarrai disteso sul fianco, cioè per trecentonovanta giorni.” (cap. IV). 
Nella letteratura greca troviamo la testimonianza di Ateneo, autore ellenico vissuto nella città egiziana di Naucrati (II-III sec.), che nella sua opera, sotto forma di simposio, “I Deipnosophisti o I dotti a banchetto ovvero I filosofi esperti dei misteri della culinaria” fingendo di rivolgersi a Plutarco (45-120 d.c.) afferma: “...Eppure, caro il mio Plutarco, voi che venite dalla bella Alessandria siete cresciuti con piatti a base di lenticchie e tutta la vostra città ne è piena...”.
Sempre Ateneo nel Deipnosophisti.’ IV, 158b ” È un giudizio stoico che il sapiente farà bene ogni cosa e che condirà con saggezza anche un piatto di lenticchie. Per questo, Timone di Fliunte (320 a.c. circa-230 a.c.) diceva di un tale: che non ha imparato a lessare saggiamente le lenticchie alla Zenone’; come se le lenticchie non potessero essere lessate in un modo diverso dalla ricetta di Zenone, il quale diceva di aggiungere alle lenticchie un dodicesimo di semi di coriandolo’.”
Con le lenticchie si produceva il pane come testimonia Sopatro di Apamea filosofo del IV° secolo: "...Davanti al grande Colosso forgiato nel bronzo non potrei mangiare pane di lenticchie...”, ma anche come dolce come testimonia Solone (638a.c.-558a.c.) molti secoli prima: "Bevono e mangiano, alcuni gli Ítria (lasagne o crostoli al sesamo e miele), altri il loro pane, dei Goûroi (pasticcini) con lenticchie. Non manca alcun tipo di pasticcini, quanti tra gli uomini produce la nera terra, e tutto c’è in abbondanza”.
Grazie a Ferecrate (V° secolo a.c.) veniamo a conoscenza del “konkíon“, lenticchie marinate nell’aceto, utilizzato anche come contorno alle salsicce: “-Eccoti un bicchiere, una tavola e delle lenticchie. -Per me niente lenticchie, per Zeus: non mi piacciono. Se uno le mangia, gli puzza il fiato -Insieme non c’è bisogno di niente di speciale, ma se prendi un po’ di quelle celebrate lenticchie... è con una semplice e povera konkíon, che se la spassa tutta la massa dei Greci in miseria!".
Crisippo da Soli (280 a.c.-205 a.c.) ci informa sulla zuppa di lampascioni e lenticchie, gustata probabilmente in Puglia: "D’inverno zuppa di lenticchie con lampascioni, oh,oh ! Col freddo gelido è come l’ambrosia !".
Uno dei massimi commediografi greci, Aristofane (IV sec. a.C.), ammonisce : “Tu che disprezzi la zuppa di lenticchie, il piatto più squisito!”.
Antifane (IV sec. a.C.), altro commediografo, concorda: “...Era una fortuna se uno del posto m’insegnava a cuocere la zuppa di lenticchie...” e ancora “...E’ bello sorbirsi in tutta tranquillità una zuppa di lenticchie...”.
Nel mondo romano troviamo i consigli (validi ancora oggi) di Lucio Giunio Moderato Columella (4d.c.-70d.c.), che occupa uno spazio importante nella Storia delle Scienze agrarie. Egli ci informa che, per conservare la lenticchia, dopo la sua trebbiatura si deve mettere il seme in acqua e i semi che galleggiano vengono scartati. In questo modo si individuano e si separano quelli che dovessero contenere qualche insetto parassita. Gli altri, così selezionati, vengono asciugati al sole e bagnati con aceto contenente radice di laserpizio, piccola ombrellifera comune nei prati sassosi. Con questo infuso vengono strofinati e sottoposti a un secondo asciugaggio. Quindi si opera una ventilazione con i setacci e infine i semi possono essere riposti in giare impermeabilizzate, ben asciutte, che vengono immediatamente tappate con gesso. In alternativa, possono essere mescolati con cenere setacciata.
Il suo contemporaneo Marco Gavio Apicio (25a.c.-37d.c.) storico gastronomo romano nel “De re coquinaria " (L’arte culinaria), libro V° ci lascia due ricette: “ Lenticchie con sfondili (sono le spugnole o funghetti): prendi un tegame pulito e mettile dentro e cuoci. Lavora nel mortaio pepe, cumino, semi di coriandolo, menta, ruta, puleggio; bagna con aceto, aggiungi miele, Salsa, e mosto cotto. Lavora ancora con aceto e otterai il tutto nel tegame. Trita gli sfondili puliti, mettili a cuocere. Quando saranno ben cotti, legali. Aggiungerai nella zuppiera dell’olio verde.” e “ Altro modo per le lenticchie: le cuocerai. Quando le avrai schiumate, mettici del porro e del coriandolo verde. Trita seme di coriandolo, del puleggio, della radice di laser, seme di menta e di ruta; bagna con aceto, aggiungici miele, Salsa, aceto. Bagna con mosto cotto. Aggiungi olio e lavora bene. Se c’è bisogno di qualche cosa aggiungila. Lega con amido. Mettici sopra olio verde, cospargi di pepe e porta in tavola.”
Mentre Artemidoro (II secolo d.c.) ne “Il libro dei sogni“ diceva che “...I legumi sono tutti dannosi....Le lenticchie preannunciano lutto...”, Plinio (23 d.c.-79 d.c.) le osannava per l’alto valore nutritivo, capaci di sfamare e migliorare l’umore.
L’importanza e la fama di questo legume crebbero quando vennero utilizzate in gran numero per “imballare” l’obelisco egizio sulla nave che lo portò a Roma, proteggendolo dagli urti che ne minacciavano l’integrità.
Un modo consueto di prepararle era il “Puls-lentis” origine etimologica della polenta che, dopo l’introduzione del mais dalle Americhe, ne divenne l’erede come piatto popolare.
Nel Medio Evo la lenticchia rappresentava la dieta quotidiana dei poveri e nei conventi, dove se ne apprezzava il basso costo, il gusto e il potere nutritivo. "
Erano così poco apprezzate dalle classi abbienti, Alexandre Dumas padre (1802-1870) le stroncò nel suo "Grande Dizionario di cucina" e tanto che in Francia, all’epoca di Luigi XIV (1638-1715), venivano utilizzate come mangime per i cavalli.
Dopo aver attraversato la storia dell’umanità è arrivata fino ai nostri giorni, diventando un simbolo di prosperità.
Tra i regali beneaugurali del tempo che fu, c’era un sacchetto pieno di lenticchie, che si sarebbe dovuto trasformare in monete sonanti. Non era forse neppure un’illusione, poiché questo legume, umile nell’aspetto, rivelava la sua preziosità proprio nel periodo invernale, quando la natura in riposo non era più in grado di fornire alimenti.
Oggi questa usanza si è trasformata nel piatto tipico di capodanno che indurrebbe prosperità per tutta l’annata.
Nella zona di Castelluccio possiamo dire che è coeva della popolazione, diventandone un simbolo.
Dal giugno 1996 è diventata prodotto IGP. 

linea
Scheda tecnica
Origine
L’altopiano di Castelluccio per una superficie complessiva di circa 20 Kmq., ricadente per la parte del Pian Grande e del Pian Piccolo nel Comune di Norcia e per la parte del Pian Perduto nel Comune di Castel Sant’Angelo sul Nera (Macerata).

linealinea
Tipologia
Unica, confezionate in sacchetti di juta ? confezioni di cartone o di plastica garanti della inalterabilità delle caratteristiche di salubrità ed organolettiche del prodotto, del peso di Kg. 0,250, Kg. 0,500, Kg. 1.

linealinea
Utilizzo
Non necessita l’ammollamento in acqua prima della cottura, viene lessata per poi essere insaporita per contorno (tipico con zampone o cotechino), in zuppe e minestre varie.

linealinea
Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto: Acqua (g) 11,2 Proteine (g) 22,7 Lipidi (g) 0,1 Carboidrati disponibili (g) 51,1 Amido (g) 44,8 Zuccheri solubili (g) 1,8 Fibra totale (g) 13,8 Fibra insolubile (g) 12,91 Fibra solubile (g) 0,92 Energia (kcal) 291 Sodio (mg) 8 Potassio (mg) 980 Ferro (mg) 8 Calcio (mg) 57 Fosforo (mg) 376 Magnesio (mg) 83 Zinco (mg) 2,9 Rame (mg) 1 Tiamina (mg) 0,47 Riboflavina (mg) 0,2 Niacina (mg) 2 Vitamina A retinolo eq. (µg) 10

Indirizzi Utili
Coop. Agricola Castelluccio di Norcia
Via Bufera 17 Località Castelluccio di Norcia 06046 Norcia (PG)
Tel.339.4921461
http://www.lenticchiaigpcastelluccio.it
info@lenticchiaigpcastelluccio.it
linea




back