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Ortofrutticoli e cereali
MARRONE DI CASTEL DEL RIO

MARRONE DI CASTEL DEL RIO
Lo sapevi che ...
La leggenda vuole che la diffusione sulle montagne bolognesi sia stata opera di Matilde di Canossa (1046-1115)nel Medioevo, considerata la prima regina dell’Italia centro-settentrionale. Nel mese di ottobre si svolge a Castel del Rio la Sagra del Marrone, che si svolge dal 1946.
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Prodotto
L’indicazione geografica protetta "Marrone di Castel del Rio" è ottenuta da castagneti costituiti dalla specie "Castanea sativa Miller", rappresentata da tre biotipi, la cui denominazione ufficiale, ai fini della identificazione varietale è la seguente: "Marrone domestico", "Marrone nostrano", "Marrone di S. Michele". I castagneti di nuovo impianto dovranno essere costituiti esclusivamente dal biotipo "Marrone domestico".
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Assaggio

Dolce intenso e croccante.

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Caratteristiche

La media Valle del Santerno racchiude, prezioso tesoro, antiche selve di grandi castagni. Delizioso frutto di questi boschi è il prelibato Marrone di Castel del Rio.
Prodotti naturali di queste splendide colline, i marroni sono ben diversi dalle più comuni castagne.
In primo luogo, il marrone si distingue per il gusto: più dolce e profumato, racchiude ed esalta gli aromi e i sapori del bosco. Inoltre il marrone ha una pezzatura molto maggiore della castagna, tanto è vero che un riccio racchiude al massimo 2 o 3 frutti.  Ultima delle sue qualità, il marrone è protetto da una buccia bruna e da una sottile pellicina che possono essere asportate con estrema facilità, operazione quasi impossibile con le castagne.
La squisitezza e la naturalità di questo prodotto fanno dei marroni l’ingrediente principe di numerose preparazioni culinarie che, in autunno, trionfano sulle tavole dei gourmets.
Tutta la bontà dei marroni si assapora pienamente in autunno, ma la sapienza delle popolazioni montane ha elaborato un procedimento tutto naturale per conservare fino a primavera la squisitezza dei frutti.
Per circa 8 giorni si immergono i marroni in acqua, in modo da provocare una leggera fermentazione. I frutti vengono poi fatti asciugare in locali ben aerati e raccolti in sacchetti di rete.
Questo semplice metodo permette di apprezzare il gusto dei marroni fino in primavera e, soprattutto, rispetta la naturalità del prodotto.
Nella coltivazione dei marroni, infatti, non si ricorre ad alcuna sostanza chimica.
Le piante si nutrono esclusivamente di quello che la terra offre loro spontaneamente, senza concimi o trattamenti antiparassitari. Questa prelibatezza gastronomica è un dono tutto naturale del sole e della terra, prodotta nel massimo rispetto della salute e dell’ambiente.
I marroni racchiudono un ampio patrimonio di sostanze dietetiche e nutritive che vengono assimilate dall’organismo umano con grande rapidità. Ricchi di amidi e zuccheri complessi, sono particolarmente indicati nella dieta di giovani, sportivi e persone che praticano attività fisiche impegnative. L’alto contenuto di sali minerali, come fosforo e magnesio, soddisfa le esigenze di oligo-elementi essenziali al nostro benessere. In particolare, i marroni sono una vera miniera di potassio (una sostanza indispensabile al buon funzionamento degli apparati cardiovascolari e neuromuscolari), in grado di aumentare la resistenza alla fatica e migliorare le nostre capacità lavorative.
Numero di frutti per riccio (o cardo) in nessun caso superiore a tre; pezzatura medio-grossa (di norma non più di 90 frutti/kg); forma prevalentemente ellissoidale, apice poco pronunciato con presenza di tomento terminante con residui stilari (torcia) di tomentosità tipica della specie, una faccia laterale tendenzialmente piatta, l’altra marcatamente convessa; cicatrice ilare (o occhio) di forma sensibilmente quadrangolare di dimensioni tali da non debordare sulle facce laterali, generalmente piatta; pericarpo sottile facilmente staccabile dall’episperma; seme con superficie quasi priva di solcature.
Pericarpo bruno rossiccio con striature in senso meridiano, rilevate e più scure, in numero variabile da 25 a 30; episperma color camoscio;  polpa bianca.

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Come si ottiene

Le condizioni ambientali di coltura dei castagneti destinati alla produzione del "Marrone di Castel del Rio" devono essere quelle tradizionali della zona, e comunque atte a conferire al prodotto che ne deriva, le specifiche caratteristiche.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli in uso generalizzato con una densità per ettaro compresa tra un minimo di 75 ad un massimo di 125 piante.
Sono da considerarsi idonei solo i castagneti di giacitura ed orientamento adatti situati ad una altitudine compresa tra 200 e 800 metri s.l.m.
È vietata ogni pratica di forzatura, ogni somministrazione di fertilizzanti di sintesi ed il ricorso a fitofarmaci nella fase produttiva.
La produzione unitaria massima consentita di "Marrone di Castel del Rio" è fissata in q.li 15 di frutti per ettaro. Anche in annate particolarmente favorevoli la produzione per ettaro di frutti, da utilizzare con indicazione geografica protetta, dovrà essere riportata ai suddetti limiti di produttività attraverso accurata cernita.
Nell’ambito di questo limite la regione Emilia Romagna, tenuto conto dell’andamento stagionale e delle condizioni ambientali di coltivazione, fissa annualmente in via indicativa la produzione media unitaria del "Marrone di Castel del Rio" e la data di inizio delle operazioni di raccolta, sentito i parere delle organizzazioni professionali e degli Enti ed Istituti interessati.
Le operazioni di cernita, di calibratura, di trattamento dei frutti con la "cura" in acqua fredda e/o calda, a seconda delle tecniche già acquisite dalla tradizione locale, debbono essere effettuate nell’ambito dei comuni di Castel del Rio, Fontanelice, Casalfiumanese e Borgo Tossignano.
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali locali, è consentito che tali operazioni siano effettuate anche nell’ambito dell’intero territorio del comune di Imola.
L’eventuale conservazione del "Marrone di Castel del Rio", al fine di dilazionarne la commercializzazione, deve essere effettuata secondo i metodi tradizionali ed è vietato l’uso di prodotti chimici.

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La storia

Nel 1559 la Valle del Santerno offrì in dono al Governatore di Romagna "dodici paia di capponi, cento libbre di formaggio Marzola, cento pomi da Rosa dette mele paradise, quaranta tordi, due lepri e sei corbe di Marroni": tra i più prelibati frutti di questa terra, non potevano mancare i marroni.
Fin dal medioevo queste delizie delle tavole aristocratiche rappresentarono la base dell’alimentazione delle genti montane. Intorno all’anno 1000, sugli Appennini, i castagneti da frutto presero il posto dei boschi di querce e i castagni divennero una risorsa fondamentale, vere e proprie piante di civiltà. Tanto è vero che il castagno era chiamato, dalle popolazioni montanare, l’albero del pane.
Castagne e marroni erano fonte di sostentamento, ma anche di ricchezza, perciò la loro coltivazione era attentamente regolata.
Nel 1694 un editto ci informa che "gran parte della rendita che ricavasi dal territorio di Castel del Rio consiste nel frutto delli castagni".
Lo stesso atto imponeva, tra l’altro, l’impianto di nuovi esemplari per ogni albero abbattuto, per assicurare la salvaguardia del prodotto principe dell’economia locale.
Solo nel ’700, con la diffusione di mais e patata, la superficie a castagneto diminuì, ma nelle regioni collinari il castagno e i suoi frutti avevano ormai acquistato un’importanza tale che non avrebbero più perso fino all’età industriale avanzata.
Nella prima metà del 1800, proprio in questa zona, veniva effettuato un mercato in corrispondenza della stagione di maturazione delle castagne, basti pensare che nel 1885 il 40% del terreno coltivato nel Comune di Castel del Rio era ancora occupato da castagneti.
Nel contempo si mantennero vive a lungo, nella tradizione popolare, credenze, filastrocche e proverbi che avevano come protagonisti castagne e marroni.
In collina, ad esempio, si diceva che i neonati si trovassero nei grandi alberi cavi di castagno.
Oggi i marroni rappresentano una specialità culinaria, per tutelare questo autentico patrimonio i castanicultori di Castel del Rio si sono uniti in un Consorzio e, nel 1996, hanno ottenuto il riconoscimento IGP.

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Scheda tecnica
Origine
In tutto o in parte il territorio dei seguenti comuni in provincia di Bologna: Castel del Rio, Fontanelice, Casal Fiumanese e Borgo Tossignano.

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Tipologia
Unica, confezionate in sacchetti di tessuto idoneo nelle confezioni da kg 1, 2, 5 e 10, recanti il logo della denominazione, sigillati in modo tale da impedire l’estrazione del contenuto senza la rottura del sigillo.

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Utilizzo
Arrosto ( caldarroste o nella variante brusé ), bollite, glassate ( marron glace ). Per preparare dolci ( Castagnaccio, Mont Blanc, gelati, ecc.). Numerosi piatti tipici della cucina Emiliana: I plé (zuppa di marroni), Capaltéz (cappelletti ripieni di purea di marroni con rum, noci e cacao), Fagiano ai marroni, Rotolo di tacchino ai marroni, Marroni al rum, Meringata ai marroni, ecc.

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto : Acqua (g) 85 Proteine (g) 2,9 Lipidi (g) 1,7 Carboidrati disponibili (g) 36,7 Amido (g) 25,3 Zuccheri solubili (g) 8,9 Fibra totale (g) 4,7 Fibra insolubile (g) 4,33 Fibra solubile (g) 0,37 Energia (kcal) 165 Sodio (mg) 9 Potassio (mg) 395 Ferro (mg) 0,9 Calcio (mg) 30 Fosforo (mg) 81 Magnesio (mg) 0,4 Tiamina (mg) 0,08 Riboflavina (mg) 0,28 Niacina (mg) 1,11

Indirizzi Utili
Consorzio Castanicoltori di Castel del Rio
c/o Comunità Montana della Valle del Santerno Via Mengoni, 7 - 40025 Fontanelice (Bo)
Tel.0542 92638
http://www.marronedicasteldelrio.it
info@marronedicasteldelrio.it
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