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Ortofrutticoli e cereali
MARRONE DI ROCCADASPIDE

MARRONE DI ROCCADASPIDE
Lo sapevi che ...
La ricchezza del castagno in queste zone non si è limitata solo alla produzione del frutto: esso è stato la principale fonte di legna per le costruzioni, per creare mobili, oltre che come legna da ardere.
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Prodotto
L’Indicazione geografica protetta “Marrone di Roccadaspide” designa il frutto ottenuto dagli ecotipi Anserta, Abate e Castagna Rossa riconducibili alla varietà “Marrone”.
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Assaggio

Spiccato sapore dolce, consistente, texture croccante e poco farinosa.

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Caratteristiche

Vasti territori del Cilento possiedono le condizioni favorevoli alla coltivazione del castagno, quali terreni a reazione acida o tutt’al più neutra (pH compreso tra 4,5 e 6,5) di origine vulcanica, con limitata presenza di calcare attivo, ricchi di minerali (fosforo e potassio essenzialmente), profondi e freschi, non ristagnati né asfittici; temperatura compresa tra + 8° C e + 15° C di media annuale, - 1° C e 0° C di media del mese più freddo; e precipitazioni annue superiori a 600 – 800 mm.
Il territorio risulta caratterizzato da una duplice natura geologica delle rocce: quella del "Flysch del Cilento", in corrispondenza del bacino idrogeologico del fiume Alento e dei principali monti del Cilento occidentale (Monte Centaurino) e quella delle rocce calcaree che costituiscono i complessi montuosi interni (Alburni - Cervati) e meridionali (Monte Bulgheria, Monte Cocuzzo).
La zona e’ caratterizzata da clima tipicamente mediterraneo con inverni piuttosto miti ed estati con periodi, anche lunghi, siccitosi.
I castagneti presenti in zone collinari e mediomontane beneficiano di un apporto idrico, dovuto agli eventi climatici, maggiore rispetto ai dati medi.
In questi ambienti anche le temperature alquanto basse favoriscono una elevata produzione di frutti di ottima qualità.
Non si può non evidenziare inoltre che buona parte del territorio interessato da questa coltura fa parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Questo significa che si tratta di una zona a spiccata valenza ambientale.
Sotto l’aspetto dietetico nutrizionale è particolarmente rilevante per il contenuto in carboidrati, mentre basso è il contenuto proteico.
E’ considerato tra le migliori castagne prodotte in Campania, ciò non solo per la qualità intrinseca della varietà, ma anche per il terreno e il clima favorevole che contribuiscono ad esaltare il livello qualitativo del prodotto.
L’elevata produttività (media di 1,5–2 tonnellate/ettaro con punte di 5-6 tonnellate/ettaro) e le minori esigenze pedoclimatiche, rispetto ad altri “marroni” italiani, sono altre caratteristiche agronomiche che si possono segnalare.
Il frutto ha forma tendenzialmente semisferica, talvolta leggermente ellissoidale; episperma sottile, poco approfondito nel seme, tendenzialmente aderente;  non più di 85 frutti per Kg. di prodotto selezionato e/o calibrato. Castagne essiccate in guscio con resa in secco non superiore al 50% in peso.
Pericarpo castano bruno, tendenzialmente rossastro, con strie scure generalmente poco evidenti; seme bianco latteo. Bianco paglierino per il prodotto essiccato e sgusciato.

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Come si ottiene

Le condizioni colturali dei castagneti da frutto destinati alla produzione dell’I.G.P. “Marrone di Roccadaspide” devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire al prodotto che ne deriva, le specifiche caratteristiche di qualità. Sono, pertanto, esclusi i castagneti da frutto impiantati o convertiti da cedui, ubicati ad un’altitudine inferiore ai 250 metri s.l.m.
I sesti e le distanze di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli in uso generalizzato nella zona, ove sono prevalenti castagneti tradizionali di tipo estensivo, con una densità non superiore a 130 piante per ettaro, riferita alla fase di piena produzione.
La tecnica colturale da adottare per gli impianti di castagneto da frutto, fatta salva la tecnica d’impianto che interessa la preparazione della particella da impiantare, i lavori preparatori, quelli complementari e l’eventuale concimazione, è la seguente:
- Cultivar: la scelta per i nuovi impianti e per quelli da infittire va rigorosamente eseguita nel rispetto delle indicazioni riportate nel disciplinare di produzione. Negli impianti di cui sopra è ammessa la presenza di altre varietà di castagno, oltre al “Marrone”, ai fini della idonea impollinazione, nella misura massima del 10% delle piante. Gli impollinatori non concorrono alla produzione della I.G.P.;
- Portinnesti: franco da seme appartenente preferibilmente agli ecotipi locali. Possono essere utilizzati anche i selvatici nati spontaneamente nei boschi dell’area interessata.
Sistemi e distanze di piantagione: nei nuovi impianti le piante vanno distribuite secondo una disposizione geometrica che preveda la costituzione di filari paralleli tra loro. I sesti d’impianto potranno essere a quadrato, a rettangolo o a quinconce, purché il numero non sia superiore a 130 piante per ettaro. Tale densità per ettaro va rispettata anche nei lavori di diradamento o infittimento di castagneti da frutto già esistenti.
- Potatura e forma d’allevamento: la forma d’allevamento è del tipo a volume con vaso semi-libero. L’impalcatura è di norma posta a circa 200 cm dal suolo. Per la formazione delle branche sono utilizzate preferibilmente rami anticipati nei mesi estivi/autunnali, evitando in tal modo un accorciamento della branca da fare durante il periodo invernale. La potatura di produzione deve essere eseguita razionalmente con turni di non oltre 5 anni, in modo da assicurare la migliore qualità del prodotto ed al fine di evitare l’invecchiamento precoce della pianta. Sulle piante di castagno vecchie e semi abbandonate, su cui abbondano rami vecchi e secchi, si deve effettuare una potatura più intensa, tale da stimolare un ringiovanimento della pianta con la fuoruscita di nuovi rami che entreranno in produzione dopo 2-3 anni.
- Lavorazione del terreno: la superficie dei castagneti da frutto non è lavorata. Il terreno, essendo molto permeabile, non necessita di particolari opere idrauliche per evitare la stagnazione di acque meteoriche. Per tali ragioni si utilizza la tecnica della non lavorazione del suolo. Il manto erboso deve essere tagliato ogni qual volta raggiunge i 30-40 cm. Ciò è fatto generalmente con falciatrici, o con decespugliatori meccanici. Là dove è possibile (assenza di pietre affioranti) si usano le lame rotanti o a martello (trinciatrici) per sminuzzare finemente le erbe infestanti, i ricci e le foglie dell’anno precedente.
- Operazioni di raccolta: la raccolta va effettuata nel periodo autunnale non oltre la prima decade di novembre, con turni di raccolta che non devono superare le due settimane. La raccolta è effettuata a mano o con macchine raccoglitrici e raccattatrici idonee a salvaguardare l’integrità del prodotto.
- Limite produttivo: la produzione unitaria massima annua di frutti è fissata in 3,5 tonnellate ad ettaro di coltura specializzata (4 tonnellate per il prodotto destinato all’essiccazione). Le operazioni di cernita, di calibratura, di trattamenti del prodotto con la “cura” e con la “disinfestazione”, secondo le tecniche già acquisite localmente e, comunque, nel rispetto della normativa vigente, devono essere effettuate nell’ambito del territorio di produzione.
Il prodotto allo stato fresco, trattato con le operazioni precedentemente indicate , può essere commercializzato fino a tre mesi dalla raccolta.
Le castagne essiccate in guscio sono ottenute attraverso diverse tecniche di essiccazione, tra cui è compresa l’essiccazione su metati o graticci, a fuoco lento e continuo, alimentato da fascine e da legna di qualunque essenza, secondo le tecniche locali tradizionali e sempre nel rispetto delle specifiche caratteristiche di qualità del prodotto.
Tutte le fasi della produzione e lavorazione del prodotto, con la sola esclusione del confezionamento, sono effettuate nell’intero territorio dei comuni riportati nel disciplinare e ciò garantisce la rintracciabilità e il controllo del prodotto.

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La storia

La presenza di castagneti coltivati in Campania risale all’epoca dei Romani.
In provincia di Salerno, in particolare, questa presenza viene documentata a partire dall’epoca medievale grazie ad antichi contratti tra coloni e proprietari - conservati nell’archivio della Badia Benedettina di Cava de’ Tirreni, il famoso "Codex diplomaticus cavensis" - con i quali si stabiliscono le norme per i miglioramenti fondiari.
I castagneti di Roccadaspide posseduti dall’Abbadia erano così importanti che vi era sul posto un apposito amministratore chiamato Giuliani.
Anche i monaci Basiliani contribuirono alla diffusione della coltivazione del castagno in alcune aree del Cilento: ritrovamenti archeologici in agro di Moio della Civitella e Gioi Cilento (convento dei monaci Basiliani) e la presenza di una pianta di castagno stimata intorno a 7-800 anni, costituiscono una testimonianza dell’importanza che il castagno ha assunto in questa zona fin dai secoli passati.
Alla fine del 1800, gli alberi maestosi e secolari furono abbattuti o capitozzati e, su tali cedui rimasti, si innestò materiale di propagazione delle cosiddette “Castagne ‘ra Rocca”. Tale ecotipo fu scelto dagli esperti della “Società Ravera” proprio per la maggiore produttività dell’albero e la migliore qualità del frutto.
Questa castagna, dalla forma tipica, si presentava più grande di quelle locali, con caratteristiche organolettiche migliori anche per quanto attiene alla sua conservazione.
A partire dalla fine dell’800 le produzioni castanicole dell’area, date le loro caratteristiche pregiate, si sono affermate sui mercati non solo nazionali ed il comparto e’ stato interessato da un ulteriore miglioramento di tecniche di coltivazione e standard qualitativi.
La rinomanza acquisita dal "Marrone di Roccadaspide" continuò a favorirne la diffusione anche in altri areali della provincia di Salerno già interessate, da secoli, dalla coltivazione del castagno.
Negli anni ’40 fu effettuata una massiccia azione di innesto a zufolo su
portinnesto "franco" o selvatico, utilizzando marze provenienti dalla zona di Roccadaspide.
Nel marzo del 2008 ha ottenuto la certificazione IGP.

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Scheda tecnica
Origine
L’intero territorio, al di sopra dell’altitudine di 250 metri s.l.m., dei seguenti comuni della provincia di SALERNO: Alfano, Aquara, Auletta, Bellosguardo, Buonabitacolo, Campora, Cannalonga, Casalbuono, Casaletto Spartano, Caselle in Pittari, Castel San Lorenzo, Castelcivita, Celle di Bulgheria, Ceraso, Cicerale, Controne, Corleto Monforte, Cuccaro Vetere, Felitto, Futani, Gioi, Laureana Cilento, Laurino, Laurito, Lustra, Magliano Vetere, Moio della Civitella, Montano Antilia, Monte San Giacomo, Monteforte Cilento, Morigerati, Novi Velia, Omignano, Orria, Ottati, Perdifumo, Perito, Petina, Piaggine, Polla, Postiglione, Roccadaspide, Roccagloriosa, Rofrano, Roscigno, Sacco, San Mauro La Bruca, San Pietro al Tanagro, San Rufo, Sant’Angelo a Fasanella, Sant’Arsenio, Sanza, Sassano, Sessa Cilento, Sicignano degli Alburni, Stella Cilento, Stio, Teggiano, Torraca, Tortorella, Trentinara, Valle dell’Angelo, Vallo della Lucania. i comuni parzialmente interessati sono: Ascea, Camerota, Capaccio, Pisciotta, Pollica, San Piovanni a piro, San Mauro Cilento.

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Tipologia
Fresche, essiccate con guscio, essiccate sgusciate. Vengono confezionate con le seguenti modalità: PRODOTTO IN GUSCIO: in sacchi di tessuto idoneo in contenitori di vimini, legno o altro materiale di origine vegetale; è obbligatorio procedere alla calibratura per la vendita; PRODOTTO SGUSCIATO: in sacchi di carta o di tessuto idoneo ed in scatole di materiale di origine vegetale ed altro materiale riciclabile. Sono ammesse le confezioni sotto vuoto, quelle in vetro ed in idonei materiali.

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Utilizzo
Particolarmente richiesto per la lavorazione industriale (oltre il 90% della destinazione commerciale) viene utilizzato principalmente per la produzione di marrons glacés, marmellate, castagne al rum, pur restando egualmente interessante anche per la destinazione al mercato del fresco, per l’impiego soprattutto come caldarroste e per la preparazione del castagnaccio.

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto : Acqua (g) 85 Proteine (g) 2 Lipidi (g) 1 Carboidrati disponibili (g) 36 Amido (g) 25 Zuccheri solubili (g) 8 Fibra totale (g) 4 Fibra insolubile (g) 4 Energia (kcal) 165 Sodio (mg) 9 Potassio (mg) 395 Calcio (mg) 30 Fosforo (mg) 81 Niacina (mg) 1

Indirizzi Utili
In assenza del consorzio di tutela segnaliamo: Cooperativa s.c.a.r.l. “Il Marrone”
84069 Località Spinosa - Roccadaspide (SA)
Tel.0828 947496

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