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Ortofrutticoli e cereali
MARRONI DEL MONFENERA

MARRONI DEL MONFENERA
Lo sapevi che ...
I fiori di castagno sono molto appetibili dalle api, che producono un miele dal caratteristico sapore e colore ambrato.
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Prodotto
L’indicazione geografica protetta (IGP) “Marroni del Monfenera” è riservata esclusivamente ai frutti allo stato fresco della specie Castanea sativa Mill. – ecotipo locale “Marrone del Monfenera”.
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Assaggio

Sapore dolce e gradevole, consistenza pastosa/farinosa.
 

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Caratteristiche

I terreni della Pedemontana sono moderatamente profondi ed appartenenti alle tipologie dei Rendzina, dei Rendzina bruni e dei suoli bruni acidi.
Il castagno trova il suo habitat principale nei Rendzina bruni e nei suoli bruni acidi.
I primi si trovano localizzati negli impluvi e nei depositi colluviali e sono caratterizzati da una profondità utile alle radici variabile dai 40 ai 60 cm e reazione da subacida in superficie a neutra in profondità. I suoli bruni acidi sono invece caratterizzati da una reazione da acida a molto acida e presentano bassa saturazione in basi.
In superficie è presente una lettiera formata da foglie e da rametti, in uno stato più o meno evoluto di decomposizione/umificazione.
Lungo tutto il profilo del terreno vi è dello scheletro costituito da frammenti calcarei medi e grossolani, inalterati.
I terreni del Montello sono derivati dalle rocce conglomeratiche poligenetiche del substrato e caratterizzate da fenomeni di carsismo.
Nel complesso il suolo  è costituito da terreno acido, tendenzialmente argilloso, povero in elementi nutritivi e con un elevato tasso di mineralizzazione della sostanza organica.
Sotto l’aspetto climatico e meteorologico, il territorio della Pedemontana del Grappa risulta caratterizzato da un clima Subalpino inferiore - Iperumido inferiore. Il Montello rientra nel clima Montano inferiore ed Umido superiore, che risultano essere climi ideali per la diffusione del castagno.
Le masse di aria provenienti dalla pianura risalgono lungo i versanti delle Prealpi, caratterizzando il territorio da abbondanti precipitazioni (le medie annuali superano i 1400 mm).
L’esposizione a sud dei versanti prealpini limita l’influenza delle gelate primaverili alle quali il castagno è sensibile, inoltre le pendenze elevate favoriscono lo sgrondo delle acque meteoriche limitando il ristagno idrico.
La coltivazione del castagno è sempre stata un’attività di rilevante importanza sotto l’aspetto energetico, alimentare e per la costruzione di manufatti utili all’attività agricola.
Si ricorda l’uso del legno per pali, botti, carbone, canali per i mulini, travature per le case, e per le roste lungo i torrenti per frenare l’impeto delle piene autunnali; l’uso della corteccia e degli amenti nella medicina popolare; l’utilizzo del riccio come combustibile e delle foglie come lettiera per gli animali.
Il modo tradizionale per conservare i marroni era la ricciaia: le castagne venivano lasciate dentro ai ricci, questi venivano raggruppati in un ammasso coperto dallo stesso fogliame di castagno per conservarne l’umidità. A più riprese venivano prelevate le castagne fino al periodo natalizio.
Il marrone del Monfenera veniva utilizzato come integrazione alimentare e prodotto di scambio per le famiglie residenti nell’area di coltivazione.
Presenta un seme senza  frammentazioni o divisioni, superficie esterna dei cotiledoni tendenzialmente liscia o leggermente rugosa; struttura pellicolare (episperma) fibrosa e resistente, scarsamente compenetrato nel seme e facilmente asportabile; pericarpo con struttura coriacea e resistente, che si separa facilmente dall’episperma, superficie tomentosa con residui stilari tomentosi (torcia); cicatrice ilare tendenzialmente ovoidale; frutto prevalentemente ovoidale, con apice poco rilevato, presenta una faccia laterale tendenzialmente piana e l’altra marcatamente convessa. Numero di frutti per kg minore o uguale a 90.
Il colore della polpa è nocciola molto chiaro tendente al giallo paglierino; episperma nocciola; pericarpo marrone brillante, più o meno uniforme, eventualmente con striature più scure che si sviluppano in senso meridiano; cicatrice ilare  più chiara del pericarpo con raggi più o meno evidenti che si sviluppano dal centro verso il bordo.

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Come si ottiene

II numero delle piante ad ettaro non deve superare le 140 unità nei vecchi impianti ed arrivare ad un massimo di 180 esemplari nei nuovi impianti.
Le concimazioni possono avvenire sia nei vecchi castagneti che nei nuovi impianti, con concimi sia organici sia organo-minerali; in quest’ultimo caso i rapporti N-P-K variano da 2:1:1 ad 1,6:1:1.
Le letamazioni possono essere eseguite da marzo a luglio, con cadenza biennale utilizzando al massimo 400 q.li ad ettaro di letame maturo.
La propagazione dei "Marroni del Monfenera" deve avvenire esclusivamente per via agamica, utilizzando la tecnica dell’innesto. Gli innesti sono effettuati sia su portainnesti provenienti da cedui sia su piante prodotte da seme. Le marze utilizzate per l’innesto vengono prelevate, durante l’esecuzione della potatura, da piante. Vengono raccolti solo i rami di un anno di età, in buono stato sanitario, con gemme senza ferite e senza costolature. Le marze al momento della raccolta devono avere una lunghezza massima pari a 30 cm. Le marze vengono poi raggruppate in fasci, inserite in sacchetti di polietilene e conservate in celle frigorifere a temperature variabili tra i 2 e 4 °C fino al momento dell’innesto.
Per gli innesti vengono utilizzate solo le parti centrali delle marze dove è presente la gemma pari a 30 cm. Per gli innesti su ceduo quello utilizzato per l’innesto deve essere ben conformato, sano, esente da attacchi di cancro, di età non inferiore a due anni e con diametro variabile tra 1 e 3 cm. I tipi di innesto, che si eseguono su tali diametri, sono lo spacco inglese semplice, il doppio spacco inglese, lo spacco pieno e lo zufolo.
Sono ammessi cedui di età superiore ai 5 anni, e quindi con polloni di diametro compreso tra i 4 e 15 cm. I tipi di innesto che si eseguono su tali diametri sono lo spacco diametrale e l’innesto a corona. Per gli innesti su piante provenienti da seme iI castagneto da frutto viene realizzato procedendo con la semina delle castagne ed il successivo innesto.
Questa tipologia prevede le seguenti fasi operative: la castagna viene prelevata dal riccio, se all’interno del riccio vi sono tre frutti, la scelta delle castagne per la semina deve escludere quelle al centro del riccio; le castagne devono essere disposte a strati su letti di torba acida all’interno di cassoni di legno dove avviene la germinazione; i letti di torba vengono nebulizzati con acqua per mantenere un livello di umidità non inferiore al 70% di U.R., al fine di evitare il disseccamento delle castagne; durante il periodo invernale i cassoni devono essere tenuti in cantine fresche; la primavera successiva, le castagne, dopo l’emissione della radichetta, vengono poste in buche delle dimensioni di cm 40x40x40, e concimate con deposizione sul fondo di letame maturo.
Durante il primo anno devono essere effettuate le cure colturali, tra le quali il posizionamento di schelters (reti metalliche) per evitare che le cortecce vengano rosicchiate da caprioli e lepri, l’eliminazione delle erbe che andrebbero a soffocare la giovane pianta, la pacciamatura manuale, con l’accortezza di liberare dalle eventuali erbe infestanti la zona del colletto onde evitare attacchi fungini.
La potatura viene effettuata da novembre a marzo e deve interessare tutta la chioma, andando ad eliminare i rami soprannumerari, seccaginosi, mal conformati, con caratteristiche di dominanza nonché tutte quelle parti che evidenziano attacchi da parte del patogeno fungino agente del cancro corticale (Cryphonectria parasitica).                                                          
La potatura viene eseguita con la tecnica del tree-climbing, escludendo l’utilizzo di piattaforme, anche in quelle zone dove l’orografia del terreno lo permette, in quanto la chioma deve essere sottoposta ad interventi di taglio anche nelle branche più interne.
Gli interventi devono portare a forme di chioma espansa al massimo per permettere l’utilizzo più efficiente di tutto il biospazio epigeo. I tagli devono essere eseguiti in modo da permettere una pronta cicatrizzazione da parte delle zone cambiali. Durante il periodo della potatura si provvede anche a mantenere pulito il castagneto eliminando tutte le piante selvatiche invasive.
La raccolta avviene manualmente dal 15 Settembre al 15 Novembre, esclusivamente dopo la caduta del prodotto a terra. E’ ammesso l’utilizzo di macchine aspiratrici e raccoglitrici.
L’operazione di cernita viene effettuata manualmente. La pulizia e la calibratura vengono effettuate successivamente, utilizzando appositi macchinari.
II prodotto che non viene immesso sul mercato entro le 48 ore dalla raccolta subisce il trattamento di curatura.
Tale operazione consiste nell’immergere i "Marroni del Monfenera" nell’acqua a temperatura ambiente, per un massimo di 9 giorni. Successivamente i "Marroni del Monfenera" vengono tolti dall’acqua e asciugati nell’apposita macchina. Tale fase consente la conservazione del prodotto allo stato fresco per un massimo di 3 mesi.                                                         
L’operazione di curatura deve essere svolta entro poche ore dalla raccolta per impedire l’innesco di processi fermentativi, in particolare nelle annate in cui la raccolta avviene in periodi piovosi o in condizioni di temperatura ancora elevate e quindi va svolta all’interno dell’areale di produzione.
Le operazioni di raccolta, cernita, pulizia, calibratura e curatura devono avvenire nella zona geografica delimitata.

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La storia

La coltivazione dei marroni del Monfenera risale al periodo medievale, documentata da un atto del 1351 che ne regolava la raccolta tra i capifamiglia. Gran parte del prodotto veniva trasportato al mercato di Treviso e da questo, lungo il Sile, raggiungeva Venezia.
La tutela dei castagneti nell’area dei "Marroni del Monfenera" è confermata nelle fonti notarili dei secoli successivi, che denunciano alle autorità competenti i tagli abusivi dei castagneti o la presenza di animali da pascolo fuori stagione che compromettono la raccolta delle castagne.
Nel corso dei secoli si sono verificati dei periodi di abbandono dei castagneti alternati a delle fasi di assiduo utilizzo del bosco come risorsa per il rifornimento di legna da ardere, per la produzione di frutti per l’alimentazione umana e animale e per ricavare legno per usi industriali.
Una maggior attenzione alla castanicoltura si ha nella prima metà dell’800 sotto l’Impero Asburgico, dove vengono messi in evidenza, attraverso gli Atti del Catasto, la qualità e la classe delle castagne, a seconda dell’ubicazione dei castagneti.
Anche con il Regno d’Italia continua la cura e l’attenzione alla castanicoltura.
Nel 1884 risultavano nei distretti di Asolo e Montebelluna (la zona interessata ai "Marroni del Monfenera") coltivati a castagno 1668 ettari di bosco con 9.977 quintali di prodotto.
Da un’indagine svolta all’inizio degli anni 80, risulta che nel comune di Pederobba erano presenti 45 produttori di marroni e castagne che praticavano la coltivazione con un impegno di un certo numero di giornate all’anno, continuo, e con tecniche innovative ed appropriate soprattutto nella cura delle malattie e nella potatura finalizzata al recupero degli esemplari malati.
Dalla metà degli anni 80, la coltura del castagno risulta in ripresa su tutto il territorio della Pedemontana del Grappa e del Montello, grazie soprattutto al sorgere di numerose manifestazioni, tra le quali la Mostra Mercato dei Marroni del Monfenera inaugurata nel 1970, finalizzate alla promozione del castagno come pianta capace di migliorare l’ambiente ed i boschi, ma soprattutto per valorizzarne i frutti ed i numerosi derivati.
Nel novembre del 2009 ha ottenuto la certificazione IGP.

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Scheda tecnica
Origine
Il territorio dei seguenti comuni della provincia di TREVISO: Borso del Grappa, Crespano del Grappa, Paderno del Grappa, Possagno, Cavaso del Tomba, Pederobba, San Zenone degli Ezzelini, Fonte, Asolo, Maser, Castelcucco, Monfumo, Cornuda, Montebelluna, Caerano di San Marco, Crocetta del Montello, Volpago del Montello, Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia.

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Tipologia
Extra (calibro del frutto superiore a 3 cm,); Categoria I (calibro del frutto compreso tra 2,8 e 3 cm). acchetti per alimenti a rete, in confezioni da 1, 2, 3 (collatura a caldo), 5 e 10 Kg (con cucitura). Ogni confezione deve contenere prodotto omogeneo per categoria. Vengono confezionati in sacchetti per alimenti a rete, in confezioni da 1, 2, 3 (collatura a caldo), 5 e 10 Kg (con cucitura). Ogni confezione deve contenere prodotto omogeneo per categoria.

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Utilizzo
Secche, bollite, arroste e come farina; vengono inoltre utilizzate per la preparazione del risotto, di varie minestre (“Mondoi”), abbinati ai fagioli, oppure per la preparazione di creme dolci, della polenta e di biscotti.

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto : Acqua (g) 85 Proteine (g) 2 Lipidi (g) 1 Carboidrati disponibili (g) 36 Amido (g) 25 Zuccheri solubili (g) 8 Fibra totale (g) 4 Fibra insolubile (g) 4 Energia (kcal) 165 Sodio (mg) 9 Potassio (mg) 395 Calcio (mg) 30 Fosforo (mg) 81 Niacina (mg) 1

Indirizzi Utili
Associazione Produttori Marroni della Marca Trevigiana
Piazza Case Rosse, 14 - 31040 Onigo di Pederobba (TV)

http://www.asso-marronimonfenera-igp.it
info@asso-marronimonfenera-igp.it
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