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Ortofrutticoli e cereali
PERA DELL’EMILIA ROMAGNA

PERA DELL’EMILIA ROMAGNA
Lo sapevi che ...
Secondo una leggenda, Polifemo , per fare colpo sulla bella ninfa Galatea, pensò di enumerare le sue ricchezze: terreni, boschi, spiagge, greggi, esaltando però particolarmente un frutteto di pere. Anche Omero nell’Odissea nomina il pero fra le piante esistenti nell’orto di re Alcinoo mitico re dei Feaci di Scheria.
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Prodotto
L’Indicazione “Pera dell’Emilia Romagna”, Pyrus communis, famiglia delle Rosacee, designa esclusivamente il frutto delle seguenti cultivar di pero: Abate Fetel, Cascade, Conference, Decana del Comizio, Kaiser, Max Red Bartlett, Passa Crassana. William.
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Assaggio

Abate Fetel: dolce-acidulo.
Cascade: dolce-acidulo.
Conference: dolce, succosa, molto aromatica.
Decana del Comizio: dolcissima aromatica.
Kaiser: succosa, dolce-acidula, aromatica.
Max Red Bartlett: fondente, dolce-acidula e zuccherina, aroma moscato caratteristico.
Passa Crassana: dolce, aromatica.
William: fondente, zuccherina e dal tipico e inconfondibile aroma.

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Caratteristiche

Il prodotto vanta molte similitudini con le mele: è facilmente stoccabile ed è presente sui mercati 12 mesi l’anno.
In Italia è particolarmente apprezzato dai consumatori, con un indice di penetrazione che supera il 90%, ma la propensione all’acquisto di pere è in calo.
I forti consumatori di pere rimangono nella fascia di età che va dai 50 anni in su.
I limiti del prodotto, secondo le indagini svolte sul consumatore, sono spesso imputabili alla difficoltà d’uso: necessita di sbucciatura, sporca le mani ed è difficile trovarlo pronto al consumo.
La pera è infatti uno dei frutti più delicati da gestire sia in magazzino che sui punti vendita. Ha una buccia sottile che, con le manipolazioni, si può facilmente segnare, deprezzando irrimediabilmente il prodotto.
Ma a fronte di questi punti di debolezza si annoverano numerosi punti di forza, spesso non valorizzati appieno.
Innanzitutto la pera, forse più di ogni altro frutto, ha uno straordinario appeal gastronomico.
E’ ottima oltre che fresca anche trasformata in numerose ricette della tradizione culinaria italiana: dal succo al ripieno per paste farcite, all’immancabile e rinomatissimo accostamento con il formaggio.
La golosità gastronomica si associa a requisiti nutrizionali che rendono la pera un frutto "salutista" per eccellenza.
La pera è stata inserita al primo posto tra i frutti ricchi di fibra, una proprietà impareggiabile per chi vuole mantenersi in forma. Le fibre hanno una funzione regolatrice per l’intestino, limitano l’assorbimento delle calorie e aiutano a dimagrire, inoltre apportano benefici al cuore, al sistema digestivo e ai livelli di colesterolo.
Le pere, inoltre, sono ricche di zuccheri semplici, ad alto potere dolcificante; sono ottime quindi per le diete ipocaloriche e anche per i diabetici (un frutto di dimensioni medie, circa 160 grammi, contiene meno di 100 calorie).
Grazie anche al contenuto di potassio, circa 210 mg in un frutto di media dimensione, la pera è ideale per chi compie sforzi prolungati e ripetuti.
La presenza di vitamina C e di acido folico rende la pera un frutto ad azione antiossidante, ad elevata azione antiradicali liberi.
Caratteristiche per varietà: 
Abate Fetel
· epicarpo: verde chiaro-giallastro, rugginosità attorno alla cavità calicina e al peduncolo;
· forma: calebassiforme, piuttosto allungata;
· calibro: diametro minimo 55 mm;
· peso medio dei frutti: minimo 260 gr.;
· tenore zuccherino: (° Brix) 13;
· durezza: 5;
Conference
· epicarpo: verde giallastro con rugginosità diffusa introno alla cavità calicina che spesso interessa il terzo basale del frutto;
· forma: piriforme spesso simmetrica;
· calibro: diametro minimo: 55 mm;
· peso medio dei frutti: minimo 158 gr;
· tenore zuccherino: (°Brix) minimo 12;
· durezza: 5,5;
Decana del Comizio
· epicarpo: liscio, verde chiaro-giallastro spesso colorato di rosa dalla parte del sole, rugginosità sparsa;
· forma: turbinata;
· calibro: diametro minimo 55 mm;
· peso medio dei frutti: minimo 240 gr.;
· tenore zuccherino: (°Brix) 12;
· durezza: 4,5;
Kaiser
· epicarpo: ruvido, completamente rugginoso;
· forma: calebassiforme-piriforme;
· calibro: diametro minimo 55 mm;
· peso medio dei frutti: minimo 250 gr.;
· tenore zuccherino: (°Brix) 12;
· durezza: 5,7;
William e Max Red Bartlett
· epicarpo: liscio, colore di fondo giallo più o meno ricoperto da sovracolore rosato o rosso vivo, a volte striato;
· forma: cidoniforme-breve o piriforme;
· calibro: diametro minimo 60 mm;
· peso medio dei frutti: minimo 185 gr;
Cascade - epicarpo, forma, calibro, peso medio minimo, tenore zuccherino, durezza come da relative caratteristiche.
Passa Crassana -epicarpo, forma, calibro, peso medio minimo, tenore zuccherino, durezza come da relative caratteristiche.

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Come si ottiene

I terreni idonei per la coltivazione della “Pera dell’Emilia Romagna” sono di medio impasto oppure forti.
L’utilizzo dell’irrigazione, delle pratiche di concimazione e l’effettuazione delle altre pratiche colturali ed agronomiche debbono essere effettuati secondo le modalità tecniche indicate dai competenti Servizi della Regione Emilia Romagna.
I sesti di impianto utilizzabili sono quelli generalmente usati, con possibilità per i nuovi impianti di densità per ettaro fino ad un massimo 3.000 piante.
Le forme di allevamento ammesse, in volume, sono riconducibili al vaso emiliano e sue modificazioni; in parete le forme utilizzabili sono la Palmetta, la Y e il Fusetto e loro modificazioni.
Le pratiche colturali debbono comprendere almeno una potatura invernale e due interventi di potatura al verde.
La difesa fitosanitaria di prevalente utilizzo deve far ricorso ove possibile alle tecniche di lotta integrata o biologica.
La produzione unitaria massima è di 450 q.li ad ettaro per tutte le cultivar ammesse.
Nell’ambito di questo limite la Regione Emilia Romagna, tenuto conto dell’andamento stagionale e delle condizioni ambientali di coltivazione, fissa annualmente, entro il 1-5 luglio, in via indicativa, la produzione media unitaria per ciascuna cultivar prevista.Il periodo di raccolta va da luglio a settembre per le pere estive, settembre-ottobre per le autunno-vernine.
L’eventuale conservazione dei frutti designabili con l’indicazione geografica protetta “Pera dell’Emilia Romagna” deve utilizzare la tecnica della refrigerazione.
I valori di umidità e di temperatura all’interno delle celle frigorifere debbono essere compresi tra 4 e 6 °C.
Le varietà destinate alla commercializzata primaverile debbono essere conservate in atmosfera controllata.

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La storia

Attraverso reperti paleontologici si è potuto stabilire che il pero in Italia era conosciuto fin dai tempi più antichi. Forse già 4000 anni fa l’uomo si cibava dei frutti di questa pomacea. Sono invece più recenti le notizie sulla sua coltivazione.
Comunque oltre 350 anni prima di Cristo la coltivazione della pera era abbastanza estesa nella Magna Grecia perché il filosofo e botanico Teofrasto (371 a.c.-287 a.c.) menziona sia le varietà domestiche che quelle coltivate.
In epoca romana Catone (234 a.c.- 149 a-c-) e, soprattutto, Plinio (23 d.c.-79 d.c.) danno indicazioni precise sulla diffusione del pero e sulle cultivar note, a testimonianza della grande considerazione in cui già allora era tenuto questo fruttifero.
Ai tempi di Catone le cultivar conosciute erano appena 6 ma già due secoli più tardi Plinio ne menziona circa 40.
In seguito, l’assortimento cresce enormemente fino a raggiungere le 5000 varietà e oltre conosciute oggi.
Dall’epoca romana in poi la coltura del pero si espande con uno sviluppo ragguardevole in tutta Europa in particolare in Belgio e in Francia.
Nell’Alto medioevo l’arboricoltura non appare, almeno nell’Italia del nord, molto praticata. E’ estremamente difficile infatti trovare menzione di frutteti intesi come colture autonome: pochissimi sono i casi di pomarii a sè stanti.
È relativamente più frequente imbattersi in alberi da frutto sparsi tra le vigne per esempio nel ravennate "Clausura vineata... cum pomaretas", come racconterà Marco Fantuzzi, scrittore romagnolo (1740-1806), nei campi a cereali, ma sopratutto negli orti, accolti qui in qualità di ospiti, quasi per caso.
La coltivazione degli alberi da frutto pare intensificarsi nel 400, solo alla fine del secolo, gli agronomi cominciano a dedicare seria attenzione a questo settore produttivo. Nei secoli precedenti i trattati medici sconsigliavano il consumo di frutta. La frutta era considerata un cibo sostanzialmente superfluo, accessorio, un cibo di lusso.
Nel XVI secolo gli alberi da frutto vengono coltivati nei giardini, ed è per questo che "le dimore nelle campagne non devono essere separate dal giardino da pomi".
Ancora nel rinascimento comunque la frutticoltura non serve per sfamare ma è un lusso da signori.
Con "Il giardino d’Agricoltura" del ravennate Marco Bussato da Ravenna (prima metà del sec. XVI-dopo 1600) per la prima volta, e siamo nel 1578, un autore italiano trattò sistematicamente di frutticoltura e di innesti, considerando nobile la frutticoltura: "arbori fruttiferi con le loro ombre amene, e fiori odoriferi, e frutti dal gusto soavissimi e delicatissimi allegrano, consolano e contentano grandemente così gli animi, come i corpi nostri."
Seguono altri autori sempre provenienti dall’Emilia Romagna quali il frate bolognese Leandro Alberti (1479-1552) con "Descrittione di tutta Italia", una sorta di guida turistica del ’500.
Oppure Tommaso Garzoni da Bagnacavallo (1549 – 1589) che nel Volume "La piazza universale di tutte le professioni del mondo", parla delle professioni agricole e dei commerci riferibili all’agricoltura. Nel ’600 finalmente venne pubblicato una specie di testo sacro di agricoltura si tratta di “L’economia del cittadino in Villa” del bolognese Vincenzo Tanara (?-1667).
Nel ’600 la Romagna e l’Emilia presentano i colli disseminati dai frutteti, la pianura bolognese, ferrarese, ravennate appare regolarmente divisa dalle piantate di viti maritate agli alberi.
Nel primo ventennio del ’900 in tutta l’Alta Italia, compresa l’Emilia la produzione delle pere e delle mele trova la sua sede naturale. Diverse però erano le destinazioni del prodotto infatti, una buona parte della produzione del Piemonte era soprattutto destinata alla trasformazione in sidro, mentre in altre aree quali l’Emilia non mancano esempi di coltura specializzata per il consumo fresco.
"Nell’Emilia Romagna le pere principalmente coltivate nei primi decenni del ’900 sono Spadona e Scipiona ma non mancano varietà locali molto interessanti: Angelica o pero fico nel modenese o limona nel faentino, Battocchia nel bolognese e Buon Cristiana d’inverno, Spadona d’estate e Spadona d’inverno molto diffusa in Romagna". (La coltura del pero in Italia numero speciale della rivista dell’ortofrutticoltura italiana anno 82 volume XLI, 1957).
"Le varietà di pere maggiormente coltivate negli anni ’50 erano: B. Giffard 5%, Favorita di Clapp 10%, Williams 60%, Kaiser Alexander 5%.
Nella provincia di Ferrara per le nuove piantagioni da reddito si consigliava, in sostituzione delle numerose cultivar diffuse in passato di preferire William, Passacrassana, Abate Fetel e Kaiser Alexander.. "
Il "Coltivatore Romagnolo" nel 1931 indicava le epoche ottimali di raccolta per le cultivar più diffuse nella zona che erano: Butirra Hardy, Duchessa d’Angouleme, Butirra Diel tra le varietà autunnali (maturaz. settembre-novembre).
Tra le autunno invernali Butirra Clairgeau e Curato, (Ottobre dicembre). Tra le invernali Decana d’Inverno e Passacrassana (dicembre-aprile).
Negli anni ’50, in particolare nel triennio 54-57 si producevano in Italia circa 4 milioni di quintali di pere, ma questa quantità era destinata a salire vista la nascita di nuovi impianti presenti soprattutto nel ferrarese e nel ravennate oltre che nel veronese ed in altre zone.
Questa produzione veniva utilizzata anche per l’esportazione. Nel periodo anteguerra si esportavano 250-300 quintali di pere. Di questi più della metà erano assorbiti dalla Germania, l’altra metà raggiungeva i mercati della Svizzera dell’Austria e della Gran Bretagna, nel dopo guerra le quantità esportate hanno raggiunto nel ’56 gli 880.000 quintali.
Gli anni 60 segnano per la pera emiliana il periodo di massima espansione seguito da un processo di riconversione proprio di tutta la produzione europea.
Questo processo si è concretizzato negli anni’70-80 con una progressiva riduzione delle superfici, a carico soprattutto di quelle varietà che si sono dimostrate, nel tempo, sempre meno apprezzate dai consumatori: tra tutte possiamo ricordare la Passacrassana. Gli espianti maggiori sono stati realizzati in Francia ed in Italia.
A partire dalla seconda metà degli anni ’80, però, la coltura del pero, godendo di tale processo di riconversione, ha trovato nuovi spazi di sviluppo, tanto che si è manifestata una lenta ma progressiva ripresa delle superfici, pur con differenze da paese a paese sino a raggiungere la situazione attuale, che sembra tendere verso una stabilizzazione degli investimenti.
Dal gennaio 1998 è prodotto IGP.   

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Scheda tecnica
Origine
I seguenti comuni: -Provincia di REGGIO EMILIA : Casalgrande, Correggio e Rubiera. -Provincia di MODENA: Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Camposanto, Carpi, Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Cavezzo, Concordia sulla Secchia, Finale Emilia, Formigine, Medolla, Mirandola, Modena, Nonantola, Novi di Modena. Ravarino, S. Cesario sul Panaro, S. Felice sul Panaro, S. Possidonio, S.Prospero, Savignano sul Panaro, Soliera, Spilimberto e Vignola. -Provincia di FERRARA: Argenta, Berra, Bondeno, Cento, Codigoro, Comacchio, Copparo, Ferrara, Formignana, Jolanda di Savoia, Lagosanto, Masi Torello, Massa Fiscaglia, Mesola, Migliarino, Migliaro, Mirabello, Ostellato, Poggio Renatico, Portomaggiore, Ro, S.Agostino, Tresigallo, Vigarano Mainarda e Voghiera. -Provincia di BOLOGNA: Anzona dell’Emilia, Argelato, Baricella, Bazzano, Bentivoglio, Budrio, Calderara di Reno, Castel d’Argile, Castelguelfo, Castelmaggiore, Crespellano, Crevalcore, Galliera, Granarolo dell’Emilia, Malalbergo, Medicina, Minerbio, Molinella, Mordano, Pieve di Cento, S. Agata Bolognese, S. Giorgio di Piano, S. Giovanni in Persiceto, S. Pietro in Casale e Sala Bolognese. -Provincia di RAVENNA: Alfonsine, Bagnacavallo, Conselice, Cotignola, Castelbolognese, Faenza, Fusignano, Lugo, Massalombarda, Ravenna, Russi, S. Agata sul Santerno e Solarolo.

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Tipologia
Unica per tutte le varietà, confezionate in vassoi da 4-6 frutti, sigillati con film plastico, in cestini da 1 kg e in plateaux di cartone (30x40 cm.), cartone e legno (30x50, 40x60 cm.).

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Utilizzo
Prevalentemente fresco, trasformato in succo, in insalate, in abbinamento a speck e in vari abbinamenti a formaggi (caciotta, gorgonzola, parmigiano: al contadin non far sapere....), dolci (strudel di pere, pere con cioccolato fuso, torte pere e cioccolato).

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto : Acqua (g) 87,4 Proteine (g) 0,3 Lipidi (g) 0,4 Carboidrati disponibili (g) 8,8 Fibra totale (g) 3,8 Fibra insolubile (g) 2,56 Fibra solubile (g) 1,29 Energia (kcal) 38,6 Sodio (mg) 2 Potassio (mg) 129 Ferro (mg) 0,3 Calcio (mg) 11 Fosforo (mg) 15 Magnesio (mg) 9 Zinco (mg) 0,05 Rame (mg) 0,05 Tiamina (mg) 0,01 Riboflavina (mg) 0,03 Niacina (mg) 0,1 Vitamina C (mg) 4

Indirizzi Utili
CONSORZIO DI TUTELA E VALORIZZAZIONE DELLA PERA DELL’EMILIA ROMAGNA
via Bologna 534 - 44040 FERRARA
Tel.+390532904511
http://www.csoservizi.com
info@csoservizi.com
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