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Ortofrutticoli e cereali
PESCA DI LEONFORTE

PESCA DI  LEONFORTE
Lo sapevi che ...
Oltre che in numerosi dipinti (sono presenti affreschi che la raffigurano a Pompei) e nelle canzoni (Lucio Battisti- Fiori rosa, fiori di pesco), il poeta leonfortese Enzo Barbera si è cimentato nel componimento “La pesca di Leonforte”: - Gialla la collina che a giugno saluta il grano - Gialle le foglie che in autunno cedono a terra - Giallo lo zolfo della miniera che canta canzoni di cipressi - Giallo il sole che luccica e riscalda le zolle - Gialli i girasoli di Van Gogh che lampeggiano negli occhi - Gialla la pesca di Leonforte, un giallo unico, incorruttibile.
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Prodotto
La “Pesca di Leonforte” (Prunus persica) ad indicazione geografica protetta è il prodotto della coltivazione di due ecotipi locali di pesca: Bianco di Leonforte e Giallone di Leonforte.
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Assaggio

Sapore, profume e aromi intensi; ottima consitenza della polpa.

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Caratteristiche

La richiesta di riconoscimento della I.G.P. è giustificata dalla reputazione e notorietà del prodotto conosciuto per le proprie caratteristiche qualitative quali la tardiva maturazione e di conseguenza la presenza sul mercato in periodi in cui sono quasi assenti le pesche, la durezza e la pratica dell’insacchettamento.
L’insacchettamento dei frutti sulle piante con sacchetti di carta pergamena argento permette il controllo della mosca mediterranea (Ceratitis capitata).
Il procedimento è stato “brevettato” negli anni Sessanta da un certo Pappalardo di Acireale il quale cercava di ovviare ai danni prodotti dai parassiti.  Tale particolarità ha rappresentato nel tempo uno degli aspetti più qualificanti di tale produzione. Fondamentale è il lavoro del peschicoltore che è diventato il manager delle proprie produzioni perché ha capito di avere fra le mani un prodotto unico. Egli ha spesso coinvolto i propri familiari nell’insacchettamento lavorando sodo giorno e notte.
La vendita delle pesche ha assicurato un reddito tale da migliorare le condizioni di vita degli operatori della zona.
Da circa un ventennio la “Pesca di Leonforte” muove un indotto economico notevole non solo nel comprensorio di produzione, ma anche nel territorio dei comuni vicini in occasione dell’annuale Sagra che si tiene nella prima domenica del mese di ottobre nel centro storico della cittadina edificata dal Principe Nicolò Placido Branciforti nel XVII secolo.
Tale momento di promozione e di valorizzazione del prodotto è stato creato nel 1982 dall’Amministrazione Comunale di allora per incentivare lo sviluppo della drupacea e per far conoscere ai consumatori dell’Isola le peculiarità di un prodotto unico.
L’evento, nato come “Sagra del pesco di Leonforte” ed oggi ribattezzato come “Sagra della pesca e dei prodotti tipici di Leonforte”, ha significato fin dalle sue origini un momento di promozione di questo prodotto tardivo.
Caratteristiche per varietà
- integri;
- di aspetto fresco;
- sani e privi di attacchi da marciumi o che presentino alterazioni tali da renderli inadatti al consumo;
- puliti, cioè privi di sostanze estranee e visibili;
- indenni da parassiti a qualunque stadio di sviluppo;
- privi di odori e/o sapori estranei;
- il valore della consistenza della polpa, misurata con puntale del penetrometro di 8 mm, deve essere minimo 4.5 Kg/cm2 per l’ecotipo Giallone di Leonforte e minimo 3.5 Kg/cm2 per l’ecotipo bianco di Leonforte;
- contenuto in solidi solubili compreso tra 11 e 13 gradi Brix;(con le modifiche del 2013 è ammesso il superamento di 13 gradi Brix)
- peso compreso tra 100 e 350 grammi;
- forma globosa a valve asimmetriche;
- buccia di colore giallo con striature rosse non sempre evidenti per l’ecotipo Giallone di Leonforte;
- buccia di colore bianco con striature rosse non sempre evidenti per l’ecotipo Bianco di Leonforte;
- polpa di colore giallo per l’ecotipo Giallone di Leonforte;
- polpa di colore bianco per l’ecotipo Bianco di Leonforte;
- la polpa deve essere aderente al nocciolo. 

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Come si ottiene

I porta-innesti ammessi sono il Pesco Franco ed il Pesco Mandorlo (GF 677), Barrier e Cadaman. (Nel 2013 sono stati modificati i porta-innesti ammessi, inserendo porta-innesti franchi e clonali di pesco e ibridi di prunus di cui sia provata la compatibilità con gli ecotipi e l’adattamento alle condizioni ambientali locali. La sperimentazione di tali porta-innesti deve avvenire necessariamente nel territorio circoscritto indicato nel disciplinare di produzione).
Le piantine ammesse sono a radice nuda o piantine in fitocella, e devono essere di buona qualità agronomica e sanitaria, e di età massima di 1 anno.
Le marze da utilizzare devono provenire da piante madri sane dal punto di vista fitosanitario, selezionate all’interno di impianti ricadenti nei comuni inerenti al disciplinare.
La messa a dimora delle piante deve avvenire necessariamente nel periodo autunno-inverno per quelle a radice nuda; le piantine in fitocella possono essere impiantate nello stesso periodo o anche in primavera, in presenza di umidità del terreno sufficiente ad evitare possibili stress da trapianto.
Le piantine vengono irrigate appena dopo la loro messa a dimora.
I sistemi di conduzione degli impianti sono riconducibili alle tecniche di produzione antiche, consolidate dalla tradizione, e tengono in considerazione le prerogative del quadrinomio costituito dal tipo di cultivar di pesco, dal suolo, dal clima e dall’uomo. La coltivazione deve essere condotta con i seguenti metodi:
- convenzionale, in uso nella zona, con l’osservanza delle norme di “Buona Pratica Agricola” della Regione Siciliana;
- integrata, ottenuta nel rispetto delle “Norme Tecniche” previste dal disciplinare della Regione Siciliana;
- biologica, secondo il Reg. (CE) 834/2007 e successive modifiche ed integrazioni.
La forma di allevamento deve assicurare un’adeguata esposizione ai raggi solari in tutte le parti della chioma, fornire frutti di qualità, favorire un’uniforme distribuzione dei prodotti antiparassitari e agevolare le operazioni colturali quali potatura, diradamento, insacchettamento e raccolta dei frutti.
Le forme di allevamento e le distanze di impianto ammesse sono:
- Vaso semplice o Vasetto ritardato: m 4-4,5 x 4,5-5; (Nel 2013 viene modificata la distanza di impianto della forma di allevamento del vaso semplice o vasetto ritardato, in quanto più conveniente per gli agricoltori e già presente in alcuni pescheti del territorio di produzione)
- Tatura Trellis o Y trasversale: m 5 x 2;
- Fusetto: m 4,5-5 x 2.
La densità di impianto è compresa tra 400 e 1.100 piante ad ettaro in dipendenza della forma di allevamento adottata, fermo restando che comunque la massima produzione per ettaro non deve superare le 20 tonnellate. (In conseguenza delle modifiche del 2013 viene aumentata a 25 ton./ha).
E’ ammessa la potatura sia invernale che estiva, da eseguire annualmente secondo i canoni suggeriti dalla tecnica. Il diradamento deve essere eseguito prima dell’insacchettamento dei frutti e comunque non oltre il mese di maggio.
E’ obbligatorio l’uso del sacchetto di carta pergamenata per la difesa meccanica dagli agenti patogeni, da attuarsi nella fase in cui la drupa raggiunge la dimensione di una noce e, comunque, non oltre il mese di luglio.
Negli impianti in fase di allevamento, le quantità di fertilizzanti devono essere ridotte proporzionalmente, localizzandole in prossimità dell’apparato radicale delle piante.
Deve essere privilegiato l’uso del letame e degli altri concimi organici.
Sono ammesse le pratiche di fertirrigazione e di concimazione fogliare.
Non sono ammessi apporti di azoto superiori a 150 kg per ettaro.
E’ ammessa la tecnica di irrigazione a goccia o per aspersione. Non sono ammessi sistemi irrigui sopra-chioma.
La raccolta avviene a partire dalla prima decade di settembre fino alla prima decade di novembre.
Il grado di maturazione del prodotto deve essere tale da consentire la lavorazione, il trasporto e le operazioni connesse; permettere la buona conservazione fino al luogo di destinazione; rispondere alle esigenze commerciali del luogo di destinazione.
Le drupe devono essere raccolte a mano evitando l’operazione nelle ore più calde della giornata e l’esposizione diretta al sole dei frutti raccolti. Cura particolare dovrà essere prestata alla separazione del frutto dal ramo che deve avvenire senza provocare danni al peduncolo. Inoltre, deve essere asportato il filo di ferro, che serve per legare i sacchetti di pergamena, al fine di evitare il danneggiamento dei frutti depositati nelle cassette o in altri contenitori.
È ammessa la refrigerazione del prodotto in celle frigorifere a temperatura compresa tra 0.5°C e 4.5°C per un periodo massimo di 20 giorni.
Le operazioni di condizionamento devono avvenire all’interno dell’areale di produzione definito dal disciplinare per evitare che il trasporto e le eccessive manipolazioni possano provocare imbrattamento e ammaccatura dei frutti con conseguente attacco da muffe e patogeni vari che comprometterebbero le caratteristiche qualitative del prodotto.

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La storia

La coltivazione del pesco ha avuto origine dal lontano oriente. La diffusione della specie avrebbe seguito diverse vie a partire sempre dalle regioni di origine; un ruolo importante nella diffusione della rosacea l’hanno giocato comunque i Greci.
La comparsa del pesco nelle aree irrigue di Leonforte si fa risalire agli inizi del secolo scorso, quando singole piante di pesco (verosimilmente progenitori degli attuali ecotipi) erano coltivati per uso esclusivamente familiare tra gli agrumi, tuttora presenti nelle aree irrigue del comprensorio in argomento.
Essendo spesso utilizzato come pianta per risarcire eventuali fallanze dell’impianto, il pesco, mantenendo pur sempre la sua prerogativa di prodotto destinato al consumo familiare, andò aumentando come numero di piante presenti negli agrumeti al punto che avendo la produzione complessiva di pesche superato, in qualche caso, la soglia del normale consumo familiare il produttore si vide “costretto” a tentare la via del mercato generale all’ingrosso per la vendita delle quantità eccedenti.
I primi quantitativi di frutti furono così commercializzati da operatori del catanese (che favorirono anche l’esportazione a Malta di parte del prodotto), i quali furono gli stessi che indirettamente hanno indotto la nascita e l’affermarsi dell’uso del sacchetto come pratica di difesa meccanica.
Già da allora la Pesca tardiva prodotta a Leonforte riscuoteva un enorme successo fino al punto che qualche illuminato agrumicoltore sfruttò al meglio la prerogativa di pianta da utilizzare per le fallanze aumentando il numero delle stesse presenti negli agrumeti.
Si arrivò così al dopoguerra quando la coltivazione del pesco subì una notevole brusca stasi dovuta all’insorgere di attacchi di parassiti animali (mosca della frutta) ai quali si pose rimedio negli anni che seguirono mediante il ricorso all’uso del sacchetto come metodo di difesa meccanica dalla mosca della frutta. Da allora la consuetudine non si è più persa.
Un incremento “serio” delle superfici coltivate a pesco si ebbe alla fine degli anni sessanta ed agli inizi degli anni settanta, quando altri imprenditori seguirono la strada tracciata dai pionieri impiantando (ora in coltura specializzata) i frutteti.
Per onorare l’importanza che questo prodotto locale riveste per gli abitanti della zona, da una decina d’anni a questa parte si festeggia a Leonforte La Sagra della Pesca, che ricade fra il primo sabato e la prima domenica del mese di ottobre, ovvero nel momento di piena maturazione del frutto.
Alla fine della manifestazione vengono premiate le pesche più buone e più belle, secondo il giudizio di una commissione di intenditori.
Dal luglio 2010 è prodotto IGP.

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Scheda tecnica
Origine
I comuni di Leonforte, Enna, Calascibetta, Assoro ed Agira, in provincia di ENNA.

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Tipologia
Extra e Prima. Vengono confezionate in cassette o scatole di cartone o di legno, o in ceste di vario formato della capacità da 0,5 a 6 kg. Ciascuna confezione imballaggio deve contenere frutti della stessa varietà, categoria, calibro e grado di maturazione. E’ richiesta l’omogeneità di colorazione in relazione all’ecotipo. I frutti devono essere disposti su un solo strato e separati gli uni dagli altri mediante materiale protettivo. Il materiale di protezione e/o addobbo deve essere nuovo, inodore ed innocuo.

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Utilizzo
Prevalentemente fresco, per la preparazione di confetture, marmellate, succhi, sciroppate, come ingrediente di dolci (Torta di pesche di Leonforte, ecc).

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto : parte edibile 91%, proteine 0,9 g, glucidi 6,8 g, lipidi 0,1 g, fibra 2,4 g, acqua 89,6 g, Kcal 28, vitamina C 5 mg, sodio 3 mg, potassio 260 mg, ferro 0,4 mg, calcio 4 mg, fosforo 20 mg, niacina 0,5 mg.

Indirizzi Utili
CONSORZIO DI TUTELA DELLA PESCA DI LEONFORTE IGP
Sede Legale - P/zza Branciforti n,2 - 94013 - LEONFORTE (EN); Sede Operativa - Contrada Bafurdo (snc) - 94013 - LEONFORTE (EN)
Tel.0935 90.45.15 (sede legale) - 0935 90.41.06 (sede operativa)
http://www.pescadileonforte.it
info@pescadileonforte.it
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