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Ortofrutticoli e cereali
PESCA DI VERONA:

PESCA DI  VERONA:
Lo sapevi che ...
Il pesco, è originario della Cina dove lo si può ancora trovare allo stato selvatico; si pensa che dalla Cina giunse in Europa attraverso la Persia (grazie alle spedizioni che Carlo Magno fece contro i Persiani), da cui prese il loro nome latino: persica. Secondo altri, i Greci lo avrebbero introdotto dall’Egitto.
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Prodotto
L’indicazione geografica protetta "Pesca di Verona" è riservata alle pesche a polpa bianca ed a polpa gialla , nonché alle pesca noce (dette anche nettarine) a polpa gialla delle cultivar a maturazione precoce, media e tardiva appartenenti alla specie Prunus Persica (L.) Batsch. Le varietà ammesse sono suddivise per tipologia ed epoca di maturazione: - Pesche gialle. Maturazione precoce: Rich May, Crimson Lady, Spring Belle, Royal Gem, Royal Glory, Vistarich; Maturazione media: Rich Lady, Rome Star, Zee Lady; Maturazione tardiva: Kaweah. - Pesche Bianche. Maturazione media: Maria Bianca, Greta Tendresse, Tardivo; Maturazione tardiva: Zuliani, Michelini. - Nettarine gialle. Maturazione precoce: Rita Star, Laura, Big Top; Maturazione media: Venus, Stark Redgold,Sweet Red; Maturazione tardiva Sweet Lady.
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Assaggio

Il sapore è dolce. La polpa è consistente e succosa, di sapore caratteristico dovuto al giusto equilibrio fra grado zuccherino e acidità.

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Caratteristiche

La reputazione e la notorietà della “Pesca di Verona” sono conseguenza della qualità e peculiarità del prodotto, strettamente determinate dalle caratteristiche morfologiche e pedo-climatiche dell’areale di produzione stabilito dal disciplinare.
La zona di produzione individuata corrisponde ad un’area particolarmente vocata alla coltura  proprio perché caratterizzata da un clima temperato, per la vicinanza del Lago di Garda, e da un ambiente edafico altamente favorevole perché costituito dai terreni di origine fluvioglaciale.
Questi ultimi contraddistinguono l’Alta Pianura veronese, le colline moreniche a Sud-Est del Lago di Garda e i terreni della pianura che segue il corso dell’Adige.
Infatti lo strato attivo di questi terreni è ricco di scheletro, raramente supera i 40 cm di spessore e poggia su banchi di ghiaia e sabbia che lo rendono perfettamente drenato e ben adatto alla coltivazione del pesco, che richiede un ambiente pedologico poroso e arieggiato.
In queste condizioni ambientali la Pesca di Verona manifesta un limitato sviluppo vegetativo che favorisce l’illuminazione e l’arieggiamento della chioma in modo da produrre frutta con le caratteristiche di tipicità: intensa colorazione dell’epidermide, giusto equilibrio tra grado zuccherino e acidità, pezzatura e consistenza della polpa.
Tutta la zona in cui viene coltivata gode di un clima temperato e gradevole in ogni stagione dell’anno e particolarmente in quei mesi che tradizionalmente vengono annoverati tra quelli climaticamente più rigidi. Fondamentale è anche la protezione esercitata dalle Prealpi, dai rilievi Berici ed Euganei, dal Monte Baldo e dalle altre pendici moreniche del Garda e dell’Adige.
Le temperature minime invernali, raramente scendono sotto i – 10°C, riuscendo comunque a soddisfare il fabbisogno di freddo delle diverse cultivar. In genere le piogge cadono prevalentemente durante l’autunno e la primavera e le precipitazioni oscillano tra gli 800-1000 mm annui.
In particolare la significativa escursione termica (superiore alle altre zone peschicole), la vicinanza del lago, l’umidità che al mattino si deposita sui frutti, conferiscono all’epidermide  una colorazione brillante intensa e molto estesa rispetto all’intera superficie del frutto (sovra-colorazione).
Questi peculiari elementi ambientali e climatici, unitamente alla tradizionale e secolare opera dell’uomo ivi insediato, grazie alla professionalità acquisita, alla continua ricerca ed alla messa in atto di tradizionali e specifiche tecniche colturali (con particolare riguardo ad una continua opera di miglioramento genetico), hanno contribuito a conferire alla “Pesca di Verona” caratteristiche organolettiche e qualitative uniche, riconosciute sia dalla specifica letteratura agricola e scientifica che dal punto di vista commerciale.
Così le forme di allevamento a vaso basso veronese e a “Y” trasversale, unite alle tecniche ormai consolidate di potatura verde e diradamento, consentono l’ottenimento di frutti dall’aspetto esterno inconfondibile e con un buon equilibrio tra acidi e zuccheri.
Caratteristiche per varietà: 
- la forma dei frutti è rotondo/oblata per le pesche gialle e pesche bianche, rotondo-oblunga per le nettarine gialle;
- il colore dell’epidermide dei frutti di pesche e nettarine di Verona è molto esteso e intenso; caratteristica stimabile come sovraccolore, rispetto al colore di fondo. In particolare per le pesche gialle è superiore al 70% dell’intera superficie dell’epidermide, per le nettarine gialle è superiore al 60%, per le pesche bianche superiore al 30%;
- Per le pesche gialle la durezza è superiore a 3,70 kg/cm2 , per le nettarine gialle superiore a 4 kg/cm2 ; per le pesche bianche superiore a 3 kg/cm2;
- Il residuo secco rifrattometrico minimo è pari a 9,5 gradi Brix per le cultivar precoci, a 10,5 gradi Brix per le cultivar a media maturazione e 11,0 gradi Brix per le cultivar tardive;
- La qualità gustativa è equilibrata-subacida; per un indice di maturità, espresso come rapporto tra il grado zuccherino (gradi Brix) e acidità (meq /100 cc) superiore a 1,50 per le varietà subacide e a 0,70 per le varietà acide;
- Il calibro minimo dei frutti, per le cultivar precoci, è pari a 61 mm e, per le cultivar medie e tardive, a 67 mm.

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Come si ottiene

Sistemi di impianto, forme di allevamento e tecniche di potatura invernale ed estiva devono favorire illuminazione ed arieggiamento di ogni parte della chioma degli alberi, in modo da accentuare i caratteri di tipicità.
Proprio per il determinante apporto in termini di colore e sapore sono ammesse solo le forme di allevamento a “vaso basso veronese” e a “Y” trasversale.
E’ dunque raccomandata la potatura verde e reso obbligatorio il diradamento manuale dei frutti al fine di favorire le pezzature previste e le caratteristiche qualitative di tipicità.
E’ resa obbligatoria la tecnica dell’inerbimento controllato del terreno, che tradizionalmente contraddistingue la zona di produzione.
L’inerbimento costituisce infatti un fattore di vantaggio per lo sviluppo dei processi produttivi ecocompatibili, contribuisce all’equilibrio idrico, compete con le piante arboree determinandone uno sviluppo ridotto, migliora l’humus, accentua le caratteristiche qualitative peculiari del frutto.
Gli interventi di difesa antiparassitaria vanno attuati ispirandosi alle tecniche di produzione antiche, consolidate dalla tradizione, e tengono in considerazione le prerogative del quadrinomio costituito dal tipo di cultivar, dal suolo, dal clima e dall’uomo.
La coltivazione deve essere condotta con uno dei seguenti metodi:
- convenzionale, in uso nella zona, con l’osservanza delle norme di “Buona Pratica Agricola” della Regione Veneto;
- integrata, ottenuta nel rispetto delle ” Norme Tecniche” previste dal disciplinare della Regione Veneto;
- biologica, secondo il Reg. (CEE) 2092/91 e successive modifiche ed integrazioni.
La densità di piantagione non deve superare le 1.000 piante/ha.
La produzione massima per ettaro non deve superare le 20 t per le varietà precoci e 27 t per le medie e tardive. Le cultivar precoci maturano entro il 15 luglio; le cultivar a media maturazione maturano dal 15 al 31 luglio; le cultivar tardive maturano dopo il 31 luglio
La raccolta delle pesche avviene con diversi stacchi, almeno 3. Viene fatta manualmente da terra o con l’ausilio di carri-raccolta in cassette, ceste o cassoni di plastica.
La conservazione deve essere effettuata utilizzando la tecnica della refrigerazione ad una temperatura compresa tra +0,5 e 3,0° C. Al fine di mantenere le caratteristiche qualitative tipiche e per una migliore serbevolezza dei frutti è necessario tenere costantemente sotto controllo i valori di umidità e di temperatura all’interno delle celle frigorifere.
Non si possono in ogni caso superare i 20 giorni di refrigerazione.
Vengono commercializzate dal 10 giugno al 20 settembre.

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La storia

La coltura del pesco nel veronese e il prestigio delle pesche di Verona hanno origini assai antiche.
Già Gaio Plinio Secondo il Vecchio (23 d.c.-79 d.c.) in epoca Romana riferiva nelle sue opere del “pomo della lanuggine” coltivato in territorio Veronese.
La conferma di ciò si ha nel ritrovamento di noccioli in strati archeologici riferiti al primo secolo dell’era volgare.
Testimonianze artistiche e cartografiche attestano la presenza di questa coltura in territorio veronese. Così la Pesca è poi raffigurata in diversi dipinti e nel celebre trittico di Andrea Mantegna (1431-1506) che si può ammirare nella Basilica di S. Zeno a Verona.
Nel volume di A. Valerini, “Le Bellezze di Verona” del 1584 per esempio, si citano i “persichi” insieme a tante altre colture arboree ed arbustive che colonizzavano il territorio veronese. Se i primi riferimenti alle pesche nell’area veronese risalgono ad epoca romana, già nel 1700 comincia lungo l’Adige in provincia la coltura del pesco irrigua.
C.Tonini nelle sue “Osservazioni agrarie della Provincia di Verona per l’anno 1877” sottolinea, oltre lo straordinario impulso ricevuto dalla coltivazione del pesco, l’esportazione delle “belle voluminose” pesche “spiccatoie e poscia duracine” verso le mense più esigenti di Germania e Russia per un quantitativo superiore a 10.000 t.
Anche Stefano Iacini (1826-1891), negli  “Atti della Giunta per la Inchiesta Agraria” del 1882 sottolinea che “la coltivazione dei peschi è molto intensiva nella provincia di Verona fin dai tempi remotissimi”.
La più ampia fonte trovata che riporta citazioni sulla peschicoltura veronese di fine ottocento è riportata con dettaglio e dovizia di particolari nella monografia datata 1904, del Regio Prefetto On. Luigi Sormani Moretti (1834-1908), “ La Provincia di Verona”: “...il mandorlo si adopera come soggetto da innesto per il pesco, il quale trova già buona stanza in questa zona, rinomata e ricercata essendo le pesche duracine che si coltivano su ampia scala per larga esportazione commerciale benché dia migliori pesche la zona dell’alta pianura....coltivasi con grande vantaggio il pesco ad Arcè frazione del comune di Pescantina il quale ne prese il nome, nei terreni irrigatori prossimi a Verona , negli orti della città stessa e nella più prossima zona della bassa pianura a Persacco su quel di Zevio e in Ronco all’Adige. E là la si coltiva da antico tempo poiché se ne ha traccia persino nei terreni vergini, delle palafitte proto-storiche ed il tubero lanato o pomo dalla lanugine del quale parlò Plinio asserendo si facesse bene unicamente nel veronese, vuolsi fosse appunto la pesca.....Comunque sia, essendo sistema di coltura invalso da secoli, non può osarsi di suggerirne l’abbandono, poiché con esso si mantenne ognora prospera, proficua e vantata la coltivazione del prezioso frutto..... Si calcola ad oltre i 10.000 q.li , la esportazione annua di pesche dalla sola Provincia.....”.
Nel 1890 si parla di 1.000 tonnellate prodotte e nel 1950 la superficie di coltivazione raggiunge i 5.000 ettari
La Pesca nell’area individuata in provincia di Verona rappresenta oggi un insieme di cultura, tradizione ed economia.
Ciò è testimoniato da importanti feste locali, da concorsi per il miglior prodotto, da forme di allevamento e tecniche colturali selezionatesi nel tempo, da quattro importantissimi mercati alla produzione sorti negli anni 1970 a Valeggio sul Mincio, Villafranca, Bussolengo e Sommacampagna.
In un articolo del giornale L’Arena di Verona, già nell’agosto del 1934 si faceva riferimento alla mostra locale delle pesche, e si coniava per l’occasione il motto  “Mangiate le squisite pesche di Verona”, motto che veniva riportato su cartelloni, striscioni, cartellini in tutti i migliori ristoranti, negli enti pubblici, nelle banche etc. A questo preciso motto era anche associata un’immagine del prodotto particolarmente accattivante.
Negli atti del Congresso Mondiale del Pesco in occasione della mostra pomologica nazionale del 1965 si torna ad evidenziare chiaramente la “Pesca di Verona”, come testimoniato dalle foto dell’epoca.
Dal gennaio 2010 è certificato come prodotto IGP.

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Scheda tecnica
Origine
L’intero territorio dei Comuni di Bussolengo, Buttapietra, Castel d’Azzano, Mozzecane, Pastrengo, Pescantina, Povegliano, S. Giovanni Lupatoto, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio, Villafranca, Castelnuovo del Garda, Lazise, Sant’Ambrogio di Valpolicella, San Martino Buon Albergo, Verona, Zevio, in provincia di VERONA.

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Tipologia
Extra e Prima, confezionate come segue: - Vassoi sigillati mediante film plastico - Cestini da 1 Kg e da 2 Kg - Plateaux 30x40 in cartone o legno o plastica - Plateaux 30x50 in cartone o legno o plastica - Plateaux 40x60 in cartone o legno o plastica.

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Utilizzo
Prevalentemente fresco, per la preparazione di macedonie,confetture, marmellate e succhi.

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto : parte edibile 91%, proteine 0,9 g, zuccheri solubili 5 g, carboidrati disponibili 5 g, fibra 1 g, acqua 87,6 g, Kcal 25, vitamina C 5 mg, sodio 3 mg, potassio 260 mg, ferro 0,4 mg, calcio 4 mg, fosforo 20 mg, niacina 0,5 mg.

Indirizzi Utili
CONSORZIO DI TUTELA PESCA DI VERONA IGP
Sede legale: Corso Porta Nuova, 96 – Verona - Sede operativa: Via Ca’Nova Zampieri, 15 – 37057- San Giovanni Lupatoto (VR)
Tel.045 8750873
www.pescadiverona.it
info@pescadiverona.it
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