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Ortofrutticoli e cereali
PISTACCHIO VERDE DI BRONTE

PISTACCHIO VERDE DI BRONTE
Lo sapevi che ...
Il pistacchio è una pianta longeva (dai 200 ai 300 anni). Ha uno sviluppo molto lento e riesce a produrre solo dopo quasi dieci anni dal suo innesto.
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Prodotto
La Denominazione d’Origine Protetta “Pistacchio Verde di Bronte” è riservata al prodotto, in guscio, sgusciato o pelato, delle piante della specie botanica “Pistacia vera”, cultivar “Napoletana”, chiamata anche “Bianca” o “Nostrale”, innestata su “Pistacia terebinthus”. E’ ammessa una percentuale non superiore al 5% di piante di altre varietà e/o di porta innesti diversi dal P. terebinthus. Tale percentuale è riferita all’insieme di tutte le piante presenti negli impianti.Aromatico forte, senza inflessione di muffa o sapori estranei.
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Assaggio

Aromatico forte, senza inflessione di muffa o sapori estranei.
 

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Caratteristiche

La zona di produzione risulta caratterizzata da terreni di origine vulcanica e da un clima mediterraneo subtropicale, semiasciutto, con estati lunghe e siccitose, piovosità concentrata nel periodo autunnale ed invernale e notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte.
I terreni che si sono originati da formazioni laviche (andosuoli) aventi buona fertilità e pH neutro, risultano idonei per lo sviluppo vegetativo del pistacchio, cosi come i terreni limitrofi di natura autoctona.
In riferimento agli aspetti climatici, tipicamente mediterranei, la zona in esame presenta escursioni termiche e precipitazioni con medie annuali più elevate rispetto ad altre zone agricole della provincia etnea.
Le peculiarità pedoclimatiche e la tecnica della degemmazione, praticata nella zona di produzione, consentono di accentuare la naturale alternanza della specie e di trarre vantaggi nella difesa fitosanitaria.
Questi fattori pedoclimatici insieme al terebinto (Pistacia terebinthus) antropizzato in tale area, conferiscono al frutto particolari caratteristiche di qualità e un alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi dei frutti difficilmente riscontrabili in altre aree di produzione e nello stesso massiccio Etneo, che differenziano il “Pistacchio Verde di Bronte” DOP dagli altri pistacchi derivanti da altre aree geografiche.
L’aspetto presenta frutti riuniti in grappoli, costituiti da drupe allungate, leggermente compresse delle dimensioni di un’oliva; mallo sottile; endocarpo allungato, rapporto lunghezza/larghezza del gheriglio compreso tra 1,5 e 1,9.
Il colore dell’endocarpo è verde intenso, mentra il guscio è inizialmente rosso che a maturazione varia dal verde-rossastro al bianco-roseo e al giallo-crema. 

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Come si ottiene

Nei nuovi impianti, nella preparazione dei terreni, devono essere previsti il livellamento delle superfici, per facilitare il deflusso delle acque, le operazioni colturali e le concimazioni di fondo.
Gli impianti possono essere sia specializzati che consociati, con densità di piantagione variabile in dipendenza della tipologia di impianto e della natura del terreno.
In abbinamento alle forme libere di allevamento delle piante, “ceppaia”, “vaso libero”, è ammesso anche l’allevamento “monocaule”, per agevolare la raccolta e le operazioni colturali.
Nel territorio i pistacchieti insistono su terreno lavico, con limitatissimo strato arabile. Su tale tipo di substrato il terebinto (Pistacia terebinthus) cresce spontaneo e costituisce il principale portinnesto della specie “P. vera”.
Le piante di pistacchio ottenute da innesto su terebinto sono definite “naturali”.
Le peculiarità pedoclimatiche e la tecnica della degemmazione, praticata nella zona di produzione del “Pistacchio Verde di Bronte” DOP, consentono di accentuare la naturale alternanza della specie e di trarre vantaggi nella difesa fitosanitaria.
Le operazioni di raccolta del prodotto al corretto grado di maturazione, in relazione alle zone di produzione e all’andamento climatico, si svolgono dalla seconda decade di agosto alla prima decade di ottobre.
La raccolta avviene manualmente mediante bacchiatura sulle reti o per brucatura, utilizzando panieri avendo cura di impedire che i frutti cadano per terra.
I frutti devono essere smallati meccanicamente, per ottenere il prodotto in guscio, entro le 24 ore successive alla raccolta, onde evitarne l’imbrunimento e l’eventuale contaminazione.
Successivamente alla fase di smallatura, il prodotto in guscio deve essere immediatamente essiccato alla luce diretta o con altri sistemi d’essiccamento, mantenendo la temperatura del prodotto compresa tra i 40 ei 50°C, fino ad un’umidità residua del seme di pistacchio compresa tra il 4 ed il 6%.
In questa fase, soprattutto nel sistema tradizionale alla luce diretta, è alto il rischio di contaminazione del prodotto.
Il prodotto essiccato deve essere messo in contenitori nuovi di juta, carta o polietilene ed evitare il contatto con pavimenti o muri, in idonei locali ventilati ed asciutti.
Lo stoccaggio può durare fino a 24 mesi dopo la raccolta.
E’ possibile sgusciare e/o pelare meccanicamente il pistacchio.
E’ assolutamente vietato utilizzare prodotti chimici per la conservazione del “Pistacchio Verde di Bronte” DOP.
Nel periodo marzo-ottobre, in funzione dell’andamento climatico, il prodotto nelle diverse tipologie, in guscio, sgusciato o pelato, deve essere conservato a temperatura compresa tra 13 e 17°C, oppure in confezioni sigillate sottovuoto o in atmosfera modificata.

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La storia

L’origine del pistacchio è accreditata nell’area mediterranea compresa tra la Turchia e Israele.
La sua coltura dalla Siria sarebbe passata in Grecia a seguito delle conquiste di Alessandro Magno (III secolo a.C.); gli ellenici lo chiamavano “Pistàkion”.
La prova che fosse presente molti secoli prima  nelle terre bibliche viene proprio dalle Sacre Scritture, addirittura nella Genesi, capitolo 43°, versetto 11 °, quando Giacobbe ordina ai figli di andare in Egitto per comperare provviste, raccomandando loro: “...prendete ne’ vostri vasi de’ frutti più lodati di questo paese e portateli in dono a quell’uomo (Il Faraone n.d.r.), un po’ di resina, e di miele, e dello storace, e della mirra, e del terebinto, e delle mandorle...”. Terebinto  è il nome ebraico del pistacchio.
Nelle nostre terre è arrivato grazie al pro-pretore romano della Siria  Lucio Vitellio (10//5 a.c.-51 d.c.) che da quelle terre importò le piante, come ci ricorda Plinio il Vecchio (23 d.c.-79 d.c.) nella “Naturalis Historia”: “Syria...peculiares habet arbores: in nucum genere pistacia nota...prodesse adversus serpentium morsus tradunt et potu et cibo...” ( La Siria... ha alberi particolari: nel genere delle noci i famosi pistacchi.....dicono essere utili contro i morsi dei serpenti sia come bevanda sia come cibo...).
Dopo essersi diffusa in varie località costiere della penisola la pianta smise di dare frutti a causa di condizioni climatiche sfavorevoli, che la relegarono al ruolo di pianta selvatica.
La ritroviamo in Sicilia molti secoli dopo.
La coltivazione in forma diffusa, si fa risalire al periodo della dominazione degli arabi (VIII e IX secolo d.C.), che individuarono nelle pendici etnee l’habitat idoneo alla pianta. Sono di origine araba i termini “frastuca” e “frastucara” per indicare il frutto e la pianta (termine arabo “fustuq”).
Numerosi autori riportano l’importanza storico-culturale ed economica della produzione del Pistacchio verde di Bronte, citiamo ad esempio, Denis Mack Smith (nato a Londra nel 1920) in “A History of Sicily: Medieval Sicily 800-1713” (1968): "Quando l’Impero Romano si disintegrò sotto l’impatto delle invasioni barbariche, la Sicilia fu conquistata dagli Arabi.
Tra gli invasori si trovavano Berberi della Tunisia, Musulmani, Spagnoli e forse Neri del Sudan. Gli arabi descrivono la Sicilia come “il giardino del paradiso”. Gli arabi in Sicilia, in agricoltura, hanno introdotto la coltivazione dei limoni, delle arance, della canna da zucchero, del cotone, delle palme, del papiro, delle melanzane, del pistacchio, del melone... ecc., nonché l’attitudine all’utilizzazione massimale delle acque e delle tecniche di coltivazione".

La capacità di resistere a condizioni ambientali proibitive ha consentito al pistacchio di diffondersi in terreni scarsamente fruibili per altre colture.
Le “sciare”, come vengono chiamate nel dialetto locale, caratterizzano le aree nei dintorni di Bronte, fino a divenirne la capitale di questa coltivazione.
Grazie al pistacchio si sono sviluppate tradizioni e ricchezza per gli agricoltori che, di padre in figlio, hanno affinato la cura dei lochi, nome locale dei pistacchieti, contribuendo alla notorietà di Bronte e dei suoi pistacchi.
Dal gennaio 2010 è riconosciuto come prodotto DOP.

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Scheda tecnica
Origine
Territorio dei comuni di Bronte, Adrano, Biancavilla (Provincia di CATANIA). In particolare i confini sono cosi individuati: BRONTE - ad Ovest lungo il fiume Simeto, ad Est fino a quota 900 m s.l.m., a Sud con il Comune di Adrano ed a Nord lungo la strada Bronte - Cesarò; ADRANO - a Nord con il confine del Comune di Bronte, a Sud con il centro abitato e la S.S. 121 ed a Est con la lava “Grande” del 1595 e con il Comune di Biancavilla, ad Ovest lungo il fiume Simeto fino alla summensionata S.S. 121; BIANCAVILLA - a Nord con il territorio di Adrano, a Sud con il centro abitato e la S.S. 121, a Est con il confine comunale di S. M. Licodia, ad Ovest con il confine del Comune di Adrano. La zona di produzione deve essere compresa tra i 400 e i 900 m s.l.m

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Tipologia
In guscio, sgusciato, pelato. Viene confezionato in imballaggi nuovi di diversa tipologia conformi alla normativa vigente, entro due anni dalla raccolta.

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Utilizzo
Come frutta secca, come spuntino o aperitivo, dolci (Torta al pistacchio e cioccolato, ecc.) gelati, creme. Come ingrediente di primi e secondi, per panature di carne e pesce, nell’impasto di insaccati (Mortadella di Bologna con Pistacchi, ecc.). per fare liquori.

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 g. di prodotto: Acqua (g) 3 Proteine (g) 18 Lipidi (g) 56 Carboidrati disponibili (g) 8 Amido (g) 3 Zuccheri solubili (g) 4 Fibra totale (g) 10 Alcool (g) 12 Energia (kcal) 608

Indirizzi Utili
CONSORZIO DI TUTELA DEL PISTACCHIO VERDE DI BRONTE D.O.P.
Piazza Nunzio Azzia,14 - 95034 Bronte (CT)
Tel.095.7723659
http://www.consorziopistacchioverde.it
info@consorziopistacchioverde.it
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