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Ortofrutticoli e cereali
POMODORINO DEL PIENNOLO DEL VESUVIO

POMODORINO DEL PIENNOLO DEL VESUVIO
Lo sapevi che ...
Nel dialetto locale vengono chiamati anche: Pomodoro “col pizzo”, Pomodoro “da serbo”, Spongillo, Pummarulello.
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Prodotto
La Denominazione d’Origine Protetta (DOP) Pomodorino del Piennolo del Vesuvio designa il frutto degli ecotipi di pomodorini della specie Lycopersicon esculentum Miller riconducibili alle seguenti denominazioni popolari “Fiaschella”, “Lampadina”, “Patanara”, “Principe Borghese” e “Re Umberto” tradizionalmente coltivati sulle pendici del Vesuvio.
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Assaggio

Stato fresco: sapore vivace, intenso e dolce-acidulo.
Stato conservato a piennolo: sapore vivace ed intenso
 

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Caratteristiche

Le peculiarità del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio sono la elevata consistenza della buccia, la forza di attaccatura al peduncolo, l’alta concentrazione di zuccheri, acidi e altri solidi solubili che lo rendono un prodotto a lunga conservazione durante la quale nessuna delle sue qualità organolettiche subisce alterazioni.
Tali peculiarità sono profondamente legate ai fattori pedoclimatici tipici dell’area geografica in cui il pomodorino è coltivato dove i suoli, di origine vulcanica, sono costituiti da materiale piroclastico originato dagli eventi eruttivi del complesso vulcanico Somma-Vesuvio.
La morfologia dei suoli, quindi, è quella tipica che si riscontra lungo le pendici del cono vesuviano ed è caratterizzata da tessitura sabbiosa, che rende i terreni molto sciolti e drenati.
I suoli hanno mediamente una reazione neutra o sub-alcalina ed una buona dotazione in macro e micro elementi assimilabili, collocati lungo le pendici acclivi del complesso vulcanico, sono stati oggetto di terrazzamenti ed hanno una giacitura pianeggiante o leggermente acclive.
Il clima, nel corso della stagione colturale, è prevalentemente asciutto, con discreta ventosità elevate temperature massime, ampie escursioni termiche fra notte e giorno ed elevati livelli di insolazione.
Ciò contribuisce ad un naturale controllo delle malattie parassitarie, in particolare di quelle crittogamiche.
L’incidenza ambientale è tale che gli stessi ecotipi di pomodoro, se coltivati fuori area tipica, forniscono frutti con qualità sensibilmente diversi rispetto a quelli oggetto di tutela.
Forma, pezzatura e colore sono così sintetizzati:
stato fresco (entro quattro giorni dalla raccolta): pezzatura non superiore a 25 g; parametri di forma rapporto fra i diametri maggiore e minore compreso fra 1,2 e 1,3; consistenza elevata; tenace attaccatura al peduncolo; colore esterno (a maturazione) vermiglio, polpa rossa. 
conservato al piennolo (pendolo):  consistenza buona, turgore ridotto a fine conservazione; colore esterno rosso scuro, polpa rossa. 

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Come si ottiene

Le condizioni ed i sistemi di coltivazione, conservazione e trasformazione dei pomodori destinati alla produzione della D.O.P. “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio”, devono essere quelli della zona, e comunque atti a conferire al prodotto che ne deriva, le specifiche caratteristiche qualitative previste dal disciplinare.
Non è ammessa la coltivazione in ambiente protetto (serre o tunnel) o fuori suolo.
Per quanto riguarda gli impianti produttivi e la tecnica colturale da adottare, devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:
- Materiale di propagazione: devono essere utilizzate piantine autoprodotte o piantine sane e certificate ai sensi della normativa fitosanitaria vigente, provenienti da vivai iscritti al Registro Ufficiale dei Produttori regionale;
- Impianto: va eseguito tra il 15 marzo e il 15 maggio con messa a dimora di piantine radicate in semenzai allestiti sul suolo oppure in contenitori alveolati.
- Sistemi e distanze di piantagione: i sesti d’impianto devono essere compresi fra 15 e 30 cm sulla fila e fra 80 e 120 cm fra le file. Le piantine vanno trapiantate in file parallele fra loro in modo che le distanze sulla fila fra le piante e fra le file siano regolari. La densità d’impianto non deve essere superiore a 45.000 piante per ettaro; è consentita la coltura in consociazione, in questo caso le prescrizioni di densità devono applicarsi alle porzioni di suolo effettivamente investite a pomodoro.
- Forma di allevamento: il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio va coltivato esclusivamente in pieno campo; le piante, allevate in verticale, con sviluppo in altezza fino a cm 80, sono sostenute con legature di fili tesi fra paletti di sostegno o da cannucce infisse al suolo, in gruppi di tre del tipo a capannina. In questa maniera le bacche non toccano il suolo ed i frutti, ricevendo i raggi del sole in maniera uniforme, acquistano la colorazione rosso ardente che li contraddistingue.
- La concimazione è eseguita con fertilizzanti organici, che si prestano particolarmente ad ammendare ed integrare le dotazioni dei suoli lavici; è consentito anche il ricorso a concimi minerali.
- Irrigazione: sono ammessi solo i metodi di irrigazione localizzata o di micro-distribuzione dell’acqua ed è vietata l’irrigazione a pioggia con grandi volumi e l’irrigazione a scorrimento, ciò allo scopo di salvaguardare le condizioni pedo-climatiche. Infatti la coltivazione su suolo asciutto e lavico, caratterizzato da elevate escursioni termiche fra giorno e notte, favorisce la lunga e naturale conservazione, conferendo maggiore consistenza alla buccia ed elevata sapidità alle bacche.
- Difesa antiparassitaria: è consentita nel rispetto della normativa vigente.
- È vietata la distribuzione in campo di prodotti ormonali e disseccanti che interferiscono con il naturale ciclo della pianta.
- La raccolta dei pomodorini deve essere effettuata a mano, nel periodo compreso tra il 20 giugno ed il 31 agosto.
- La produzione unitaria massima è fissata in 16 tonnellate, rapportata ad ettaro di coltura specializzata.
- Le bacche raccolte devono essere sane e indenni da attacchi parassitari tali da pregiudicarne la buona conservazione.
- Il prodotto può essere venduto: fresco, allo stato di bacche o di grappoli posti alla rinfusa in idonei contenitori; conservato, allo stato di bacche o di grappoli posti alla rinfusa in idonei contenitori, o in piennoli.
Per quanto riguarda la conservazione dei pomodorini “al piennolo” devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:
- I grappoli o “schiocche”, una volta raccolti, vengono sistemati su un filo di fibra vegetale, legato a cerchio, così da comporre un unico grande grappolo, o “piennolo”, del peso, a termine conservazione, compreso fra kg 1 e 5. I piennoli, così ottenuti, vanno tenuti sospesi da terra mediante ganci o su idonei supporti, in luogo asciutto e ventilato.
- Durante le fasi di conservazione, sia per il prodotto al piennolo che per quello in imballaggi, non deve essere effettuato alcun trattamento chimico. Possono essere usati unicamente sistemi fisici per la miglior protezione del prodotto e che non siano in grado di alterarne le caratteristiche, quali: retine contro gli insetti ed apparecchi ad ultrasuoni.
- La conservabilità dei piennoli non ha una durata definita ed è ancorata al permanere delle buone caratteristiche di aspetto ed organolettiche del prodotto.

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La storia

Originario del Sudamerica, in particolare del Perù, il pomodoro arrivò in Europa con Cristoforo Colombo (1451-1506).
A Napoli, invece, giunse nel Cinquecento dalla Spagna.
Considerato inizialmente come pianta medicinale, e reputato da alcuni addirittura velenoso, entrò negli usi gastronomici soltanto alla metà del XVIII secolo.
Ne rendono testimonianza scritta un testo carnevalesco del Trinchera (datato 1743) e, soprattutto, “Il cuoco galante” (1765) del cuoco, filosofo e letterato Vincenzo Corrado (1736-1836), dove il pomodoro è presente in alcune ricette ("Zuppa alli pomidoro, Colì di pomidoro, Potaggio di zucca al colì di pomidoro, Salsa di pomidoro", ecc.).
La coltivazione del Pomodorino del Piennolo sulle falde del Vesuvio ha senza dubbio radici antiche e ben documentate.
Per limitarci alle testimonianze storiche più illustri, notizie sul prodotto sono riportate da Achille Bruni (1817-1881), avvocato, appassionato ai "prediletti studi agrari". Scrisse molti saggi di agronomia (Cenno su lo stato attuale dell’agricoltura di Barletta, Napoli 1844), (Breve ragguaglio dell’agricoltura e pastorizia del Regno di Napoli di qua del Faro, Napoli 1845). Nel 1847, nel suo “ Degli ortaggi e loro coltivazione presso la città di Napoli, in Annali civili del regno delle Due Sicilie ”, parla di pomodori a ciliegia, molto saporiti, che “si mantengono ottimi fino in primavera, purché legati in serti e sospesi alle soffitte”.
Altra fonte letteraria attendibile è quella di Palmieri, che sull’Annuario della Reale Scuola Superiore d’Agricoltura in Portici (attuale Facoltà di Agraria), del 1885, parla della pratica nell’area vesuviana di conservare le bacche della varietà "...p’appennere in luoghi ombrati e ventilati...".
Francesco De Rosa, altro professore della Scuola di Portici, su “Italia Orticola” del novembre 1902, precisava che la vecchia “cerasella” vesuviana era stata via via sostituita dal tipo “a fiaschetto”, più indicato per la conservazione al piennolo. Il De Rosa è anche il primo ricercatore che riporta in modo esaustivo l’intera tecnica di coltivazione dei pomodorini vesuviani, facendo intendere così che si stava sviluppando nell’area un’intera economia intorno a questo prodotto, dalla produzione delle piantine da seme alla vendita del prodotto conservato.
Anche il prof. Marzio Cozzolino, della Facoltà di Agraria di Portici, nel suo testo del 1916, concorda con le fonti precedenti, sia sulla descrizione varietale che sui metodi di produzione, dedicando intere parti del testo a descrivere minuziosamente la tecnica colturale e soprattutto fornendo dati, anche economici, che aiutano a capire la laboriosità e la complessità di questa tipologia di prodotto.
Nei secoli scorsi la coltivazione di questo tipo di pomodoro si era affermata sia per le ridotte esigenze colturali che per l’idoneità alla lunga conservazione nei mesi invernali, in virtù della consistenza della buccia, della forza di attaccatura al peduncolo e dell’alto contenuto in solidi solubili.
L’antica diffusione di questa tipologia di pomodoro conservato era infatti legata alla necessità di dover disporre nei mesi invernali di pomodoro allo stato fresco per poter adeguatamente guarnire le preparazioni domestiche da sempre molto diffuse nel napoletano, fra cui pizze e primi piatti, che richiedevano intensità di gusto e di fragranze.
Come sempre accadeva per gli ortaggi d’uso familiare, i contadini sceglievano i frutti che reputavano più adatti e ne prelevavano il seme, che andava a costituire il materiale di riproduzione per l’anno successivo.
Così nella prima metà del ‘900 erano già conosciuti e diffusi i pomodorini “Fiaschella”, “Lampadina”, “Principe Borghese”, “Re Umberto” e “Patanara" da cui sono derivati gli attuali ecotipi.
Nel dicembre 2009 ha ottenuto la certificazione DOP.

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Scheda tecnica
Origine
L’intero territorio dei seguenti comuni della provincia di NAPOLI: Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa Di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase, e la parte del territorio del comune di Nola delimitata perimetralmente: dalla strada provinciale Piazzola di Nola – Rione Trieste (per il tratto che va sotto il nome di “Costantinopoli”), dal “Lagno Rosario”, dal limite del comune di Ottaviano e dal limite del comune di Somma Vesuviana.

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Tipologia
FRESCO allo stato di bacche o di grappoli, posti alla rinfusa in idonei contenitori sigillati, con capienza fino ad un massimo di 10 kg.; CONSERVATO “AL PIENNOLO”, piennoli di peso massimo 5 kg o singolarmente con il logo identificativo della D.O.P. o in idonei contenitori sigillati. CONSERVATO, allo stato di bacche o di grappoli, posti alla rinfusa in idonei contenitori sigillati, con capienza fino ad un massimo di 10 kg.;

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Utilizzo
Molto apprezzato sulla pizza, per guarnire bruschette, per condire primi piatti (Spaghetti alle vongole o ai frutti di mare, Scialatelli pomodorini e salsiccia, ecc), nella preparazione di salse e conserve (conserva tipica, detta “a pacchettelle”, rappresentata da spicchi di pomodoro non pelato e tagliato longitudinalmente a filetti).

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 g. di prodotto: Acqua (g) 94 Proteine (g) 1 Carboidrati disponibili (g) 3 Zuccheri solubili (g) 3 Energia (kcal) 17 Sodio (mg) 3 Potassio (mg) 259 Calcio (mg) 4 Magnesio (mg) 10 Vitamina A retinolo eq. (µg) 610 Vitamina C (mg) 24

Indirizzi Utili
CONSORZIO DI TUTELA DEL POMODORINO DEL PIENNOLO DEL VESUVIO DOP
Piazza della Meridiana 47, 80040 San Sebastiano al Vesuvio ( NA)
Tel.081 0606007

piennolodop@gmail.com
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