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Ortofrutticoli e cereali
RADICCHIO VARIEGATO DI CASTELFRANCO:

RADICCHIO VARIEGATO  DI CASTELFRANCO:
Lo sapevi che ...
Per una sperimentazione sugli effetti della microgravità inserita nel progetto planetario "Transglobally", che lancia nello spazio semi provenienti da tutto il mondo per studiare poi, a terra, l’effetto della gravita’ sulla vita delle piante, alcuni semi di Variegato e Rosso di Treviso sono stati imbarcati sullo Shuttle in compagnia di John Glenn, il nonno degli astronauti e mandati in orbita con una missione del 1998.
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Prodotto
Le colture destinate alla produzione della I.G.P. "Radicchio Variegato di Castelfranco" devono essere costituite da piante della famiglia delle composite, genere “Cichorium intybus”, varietà silvestre, che comprende il tipo variegato.
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Assaggio

Dal dolce al gradevolmente amarognolo molto delicato.

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Caratteristiche

Le condizioni di impianto e le operazioni colturali degli appezzamenti destinati alla produzione della I.G.P. "Radicchio variegato di Castelfranco" devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire ai cespi le caratteristiche specifiche.
Per la produzione sono da considerarsi idonei i terreni freschi, profondi, ben drenati, e non eccessivamente ricchi di elementi nutritivi, in specie azoto, ed a reazione non alcalina.
In particolar modo sono indicate le zone di coltivazione con terreni argillosi - sabbiosi di antica alluvione in stato di decalcificazione e con una situazione climatica caratterizzata da estati sufficientemente piovose e con temperature massime contenute, autunni asciutti, inverni che volgono precocemente al freddo e con temperature minime fino a meno 10° C.
Caratteristiche morfologiche.
Il cespo ha un diametro minimo di 15 cm; partendo dalla base del cespo si ha un giro di foglie piatte, un secondo giro di foglie un po’ più sollevato, un terzo giro ancora più inclinato e così via fino ad arrivare al cuore; lunghezza massima del fittone 4 cm, di diametro proporzionale alle dimensioni del ceppo stesso; foglie spesse il più possibile, con bordo frastagliato, con superficie del lembo ondulata, di forma rotondeggiante, colore bianco-crema con variegature distribuite in modo equilibrato su tutta la pagina fogliare di tinte diverse da viola chiaro al rosso violaceo e al rosso vivo. ; cespi del peso minimo di 100 g, diametro minimo della "rosa" 15 cm. 
 

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Come si ottiene

Le operazioni di semina per il "Radicchio variegato di Castelfranco" devono essere effettuate (in vivaio o in contenitori) dal 1° giugno al 15 agosto. Il trapianto avviene dal 15 giugno al 31 agosto.
La densità di impianto, al termine delle operazioni di semina o trapianto e successivo diradamento delle piantine, non deve superare le 5/7 piante per mq.
Le operazioni di raccolta del "Radicchio variegato di Castelfranco" si effettuano a partire dal 20 settembre.
Le produzioni massime per ettaro di superficie coltivata non devono superare (esclusa ogni tolleranza) i 6.000 kg.
Il peso massimo unitario dei cespi che compongono il prodotto finito non può superare (esclusa ogni tolleranza) i 0,400 kg.
Le operazioni di coltivazione, imbianchimento, forzatura e l’acquisizione delle caratteristiche previste per il consumo dei radicchi destinati alla utilizzazione della I.G.P. "Castelfranco" devono essere effettuate esclusivamente nel territorio amministrativo dei comuni indicati dal disciplinare.
Il tradizionale processo di lavorazione post-raccolta del prodotto si articola nelle fasi di seguito descritte.
- Fase di preforzatura: in questa prima fase le piante raccolte, con circa 10 cm. di fittone, vengono pulite e collocate in casse di plastica con fondo retinato.
Queste ultime si allineano in solchi profondi circa 20 cm e protetti con tunnel in modo da impedire ulteriori bagnature dei cespi in caso di precipitazioni atmosferiche o di scioglimento di brinate notturne. I tunnel devono garantire la massima areazione dei cespi.
- Fase di forzatura-imbianchimento: è l’operazione fondamentale e insostituibile che consente di esaltare i pregi organolettici, merceologici ed estetici del prodotto. Si realizza ponendo i cespi in condizioni di formare nuove foglie che, in assenza di luce, sono prive o quasi di pigmenti clorofilliani, mettono in evidenza la variegatura sullo sfondo della lamina fogliare, perdono la consistenza fibrosa, assumono croccantezza ed un sapore gradevolmente amarognolo.
La forzatura del radicchio variegato di Castelfranco avviene:
- immergendo i cespi verticalmente, fino al colletto, per un periodo massimo di 20 giorni, in acqua sorgiva a circa 11 gradi C° fatta scorrere in ampie vasche di cemento protette;
oppure:
- in magazzini, serre, tunnel o anche direttamente in pieno campo garantendo comunque un giusto grado di umidità dell’apparato radicale, somministrando calore alle piante, riducendo l’intensità della luce e favorendo (in ogni maniera) lo sviluppo dei germogli di ogni cespo.
A completamento delle operazioni di imbianchimento e forzatura i cespi sono portati su strati di sabbia o altro materiale inerte in grado di assorbire acqua, in ambiente a temperatura costante di 18 gradi C° in modo che i germogli raggiungano la completa maturazione.
- Fase di toelettatura
Seguono le operazioni di toelettatura con le quali si asportano le foglie deteriorate o con caratteristiche non idonee, si esegue il taglio e lo scortecciamento del fittone in misura proporzionale al cespo.
L’operazione deve essere eseguita immediatamente prima dell’immissione al consumo del prodotto, terminata la quale il radicchio si colloca in capaci recipienti con acqua corrente per essere lavato e confezionato.

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La storia

L’origine di questa varietà di radicchio è molto controversa e dubbia, non esistendo nessuno scritto storico o letterario che lo menzioni; difficile anche stabilire con precisione il periodo della sua comparsa sui mercati, avvenuta gradualmente a partire dal primo ’900.
Sembra verosimile attribuirne i primi esperimenti per il suo ottenimento tra la fine del XVIII° secolo e gli inizi del successivo. A Borgo Pieve di Castelfranco esisteva un’azienda orticola dove si conducevano esperimenti ed incroci su varie specie di ortaggi, in particolare sulle insalate coltivate nella zona, i famosi “Radici”, il radicchio di campo, dal quale deriva il Radicchio Rosso e, di conseguenza, il Variegato.
Altri ricercatori fanno invece risalire la sua comparsa un secolo dopo, alla fine dell’ottocento, ottenuto incrociando il Radicchio rosso di Treviso all’Indivia Scarola.
Tutti comunque concordano nel ritenere sia effettivamente un incrocio tra il Rosso, dal quale ha ereditato la colorazione intensa e brillante delle variegature nonché la predisposizione all’imbianchimento, e appunto la Scarola, che gli ha conferito la foglia larga, spessa e di colore bianco-crema : quello che non è dato sapere se l’incrocio fu cercato o avvenne in modo spontaneo e se avvenne alla fine del settecento o nel secolo successivo..
Da questa varietà si sarebbe poi originato, negli anni trenta del XX° secolo, il Variegato di Chioggia
A partire dall’inizio del novecento la sua coltura cominciò ad affermarsi anche grazie alla sua stagionalità potendo rifornire le dispense dei contadini di un prodotto fresco e gradevole al palato durante i freddi inverni del trevigiano.
Con la vendita delle eccedenze si riscontrò un sempre maggiore gradimento da parte degli acquirenti, tanto che la sua coltivazione si incrementò e si diffuse rapidamente sui mercati, fino ad arrivare ai nostri giorni.
Nel luglio 1996 ha ottenuto la certificazione IGP.

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Scheda tecnica
Origine
L’intero territorio amministrativo dei comuni di seguito elencati: Provincia di TREVISO: Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Castelfranco Veneto, Castello di Godego, Istrana, Loria, Maserada, Mogliano Veneto, Morgano, Paese Ponzano, Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Riese Pio X, San Biagio di Callata, Silea, Spresiano, Trevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zero Branco. Provincia di PADOVA: Albignasego, Battaglia Terme, Borgoricco, Camposanpiero, Carrara S. Giorgio, Carrara S. Stefano, Cartura, Casalserugo, Conselve, Loreggia, Maserà di Padova, Massanzago, Monselice, Montagnana, Montegrotto, Terme, Pernumia, Piombino Dese, Ponte San Nicolò, San Pietro Viminario, Trebaselghe. Provincia di VENEZIA: Martellago, Mirano, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala, Scorzè, Spinea.

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Tipologia
Unica. Viene immessa sul mercato in contenitori di legno, plastica o cartone di dimensione di base di cm 30x50 e per una capienza massima pari a 5 kg di prodotto; in contenitori di legno, plastica, cartone o altri materiali non eccedenti nel peso i 2 kg di prodotto.

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Utilizzo
Insalate crude e miste, pinzimoni, cotto, per la preparazione di primi (Crema di zucca e radicchio, risotti, lasagne pasticciate, ecc.), secondi (Involtini ripieni di carni, grigliato, soffritto con aglio e olio, pancetta, acciughe o anche lardo), dolci (Parfait di radicchio, Sformato di radicchio al Domino con zenzero, crema pasticcera, cioccolato e granella di nocciola).

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Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 g. di prodott0: Acqua (g) 94 Proteine (g) 1,4 Lipidi (g) 0,1 Carboidrati disponibili (g) 1,6 Zuccheri solubili (g) 1,6 Fibra totale (g) 3 Fibra insolubile (g) 2,37 Fibra solubile (g) 0,59 Energia (kcal) 13 Sodio (mg) 10 Potassio (mg) 240 Ferro (mg) 0,3 Calcio (mg) 36 Fosforo (mg) 30 Tiamina (mg) 0,07 Riboflavina (mg) 0,05 Niacina (mg) 0,3 Vitamina C (mg) 10

Indirizzi Utili
CONSORZIO TUTELA RADICCHIO ROSSO DI TREVISO E VARIEGATO DI CASTELFRANCO IGP
SEDE LEGALE: c/o C.C.I.A.A. di Treviso - Piazza Borsa n. 1 - 31100 TREVISO - SEDE OPERATIVA: - Villa Guidini - Via G.B. Guidini n. 50 - 31059 ZERO BRANCO (TV)
Tel.+ 39 0422 486073
http://www.radicchioditreviso.it
consorzio@radicchioditreviso.it
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