header

Prodotti di origine animale
MIELE DELLE DOLOMITI BELLUNESI

MIELE DELLE DOLOMITI BELLUNESI
Lo sapevi che ...
Oltre che sostituto dello zucchero (ha un potere dolcificante elevato e minori calorie), alle proprietà terapeutiche (antinfiammatorio, calmante della tosse, disintossicante, antiacido, cicatrizzante ulcerino, apporto di calcio per l’apparato osseo, antipertensivo, diuretico, ecc.), è utile anche per la cura dei capelli, per curare scottature solari, per combattere l’acne e le labbra screpolate.
linea
Prodotto
La denominazione di origine protetta «Miele delle Dolomiti Bellunesi», e’ riservata al miele prodotto dall’«Apis mellifera» a partire dal nettare dei fiori del territorio bellunese, tutto situato in territorio montano.
linea
Assaggio

“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Millefiori (o multiflora): sapore dolciastro, morbido, più o meno intenso; odore debole, in qualche caso richiama la presenza del nettare prevalente.
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Acacia (o Robinia): sapore delicato, caratteristico, molto dolce; odore non particolarmente caratteristico, può ricordare il profumo dei fiori di robinia.
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Tiglio: sapore dolce, con leggero retrogusto amaro ma poco percettibile; odore fresco caratteristico, mentolato, balsamico che ricorda la tisana dei fiori di tiglio.
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Castagno: sapore poco dolce, amarognolo o molto amaro, tannico, astringente; odore aromatico, pungente, forte ed acre.
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Rododendro: sapore caratteristico, delicato e gradevole, dolce; odore tenue, vegetale, fruttato che può ricordare il profumo del fiore ma anche le marmellate di frutti bosco o anche di sciroppo di zucchero.
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Tarassaco: sapore poco o normalmente dolce, solitamente acido, leggermente amaro, astringente; odore pungente, acuto, persistente.

linea
Caratteristiche

Il “Miele delle Dolomiti Bellunesi” viene prodotto a partire dal nettare dei fiori del territorio montano bellunese, dall’ecotipo locale di “Apis mellifera” che deriva da incroci naturali tra diverse razze apistiche, prevalentemente tra quella Ligustica e Carnica; essa si è particolarmente adattata nel corso del tempo alle caratteristiche dell’ambiente montano alpino bellunese e permette di ottenere buone rese di miele.
I mieli uniflorali rispecchiano le specie del territorio considerate fra la migliori dal punto di vista apistico pollinico e nettarifero, come l’acacia-robinia, il rododendro, il tarassaco, il tiglio, il castagno, la maggior parte delle quali sono presenti solo nei territori montani, anche in alta quota, e per questo rendono pregiato il Miele delle Dolomiti Bellunesi.
La tipologia Millefiori viene prodotta con una grande varietà di specie alpine, scelte dalle api fra le oltre 2.200 che caratterizzano la montagna bellunese.
In funzione quindi delle differenti specie botaniche che fioriscono scalarmente durante il periodo di produzione, si distinguono varie tipologie di “Miele delle Dolomiti Bellunesi”.
Oltre al “pregio floreale”, la qualità del Miele delle Dolomiti Bellunesi ha altri aspetti fondamentali, come la purezza, la salubrità e l’elevata conservabilità, testimoniate anche dal basso valore di HMF (< 10 mg/KG all’immissione al consumo) che dipendono specialmente dalle caratteristiche ambientali della zona geografica e e dal “savoir faire” dei produttori.
Il “Miele delle Dolomiti Bellunesi” deve infatti presentare, nelle diverse tipologie, le seguenti caratteristiche:
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Millefiori: Acqua (%) Min 15, Max 18; pH Min 3,4, Max 4,4; Fruttosio + glucosio (%) Min 69, Max 78; Saccarosio (%) Min 0, Max 3,8; colore dal giallo chiaro all’ambrato; aspetto con spiccata tendenza alla cristallizzazione (fine ed omogenea).
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Acacia: Acqua (%) Min 15, Max 18; pH Min 3,7, Max 4,1; Fruttosio + glucosio (%) Min 61, Max 77; Saccarosio (%) Min 0, Max 10; colore chiaro, ambrato, trasparente; aspetto tipicamente liquido e leggermente torbido in presenza di cristalli, anche se non cristallizza mai completamente.
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Tiglio: Acqua (%) Min 16,5, Max 17,8; pH Min 4, Max 4,1; Fruttosio + glucosio (%) Min 67, Max 70; Saccarosio (%) Min 0,8, Max 4,6; colore variabile dal giallo chiaro al verdolino o anche tendente al bruno; aspetto pastoso, con cristallizzazione ritardata e formazione di cristalli grossi e irregolari.
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Castagno: Acqua (%) Min 16,5, Max 18; pH Min 4,4, Max 5,8; Fruttosio + glucosio (%) Min 61, Max 74; Saccarosio (%) Min 0, Max 2,4; colore bruno scuro variabile dal noce chiaro al noce quasi nero; aspetto inizialmente liquido, successivamente vischioso. La cristallizzazione dà origine a macrocristalli.
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Rododendro: Acqua (%) Min 16, Max 17,7; pH Min 3,7, Max 4,2; Fruttosio + glucosio (%) Min 65, Max 72; Saccarosio (%) Min 0,1, Max 0,7; colore allo stato liquido, va dal quasi incolore al giallo paglierino, dal bianco al beige chiaro dopo la cristallizzazione; aspetto prima liquido, dopo alcuni mesi cristallizza assumendo una consistenza pastosa a granulazione fine.
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Tarassaco: Acqua (%) Min 17, Max 18; pH Min 4,3, Max 4,7; Fruttosio + glucosio (%) Min 37,8, Max 38,5; Saccarosio (%) Min 0,1, Max 0,4; colore con riflessi gialli se liquido, giallo e cremoso se cristallizzato; aspetto cristallizza rapidamente con cristalli fine e regolari, che determina una massa morbida e cremosa.

linea
Come si ottiene

Produzione.
il Miele delle Dolomiti Bellunesi e’ prodotto da un ecotipo locale di Apis mellifera che deriva da incroci tra diverse razze apistiche, prevalentemente tra l’Apis ligustica e la Carnica, che raccolgono il nettare presente nelle fioriture locali, tipiche di questo territorio montano, quali, prevalentemente, l’acacia, il tiglio, tarassaco, il castagno, il
rododendro
e varie labiacee nonché da infinite altre varietà di specie erbacee, arboree ed arbustive presenti in forma spontanea.
Per un’eventuale nutrizione proteica alle famiglie di api e’ vietato l’impiego di prodotti contenenti polline d’origine diversa da quella strettamente locale.
Il miele, si ottiene da arnie stanziali o che vengono periodicamente spostate solamente all’interno del territorio bellunese previsto dal disciplinare di produzione Tale miele deve venir estratto direttamente dai favi dei melari mediante centrifugazione. Sono vietate altre manipolazioni o trattamenti aggiunti.
Raccolta.
All’inizio delle fioriture nel territorio si provvede alla posa dei melari interponendo tassativamente un "escludi regina" tra il nido e il primo melario allo scopo di evitare che la regina possa estendere la deposizione delle uova anche nei melari.
La raccolta del prodotto deve avvenire a completata opercolatura del miele depositato nei favi da melario, in funzione del giusto grado d’umidità del prodotto.
Al momento del prelevamento dei melari le api possono venire allontanate con metodi che non devono alterare la qualità del prodotto, quali l’api-scampo o il soffiatore, evitando tassativamente l’impiego di affumicatori o sostanze repellenti che potrebbero trasferire al miele odori e sapori estranei.
La raccolta del miele avviene sempre per fasi successive, in concomitanza delle diverse fioriture, al fine di ottenere un prodotto monofloreale differenziato.
Eventuali trattamenti sanitari, da eseguire alle api solo ed esclusivamente al termine di ogni fioritura e dopo il prelievo di tutti i melari, devono rispettare, in modo rigoroso, il Piano Regionale di profilassi che, annualmente, viene predisposto dal Centro Regionale di Apicoltura del Veneto, e devono essere praticati con totale rispetto delle modalità e dei tempi programmati, con principi attivi naturali che garantiscano l’assenza di residui nel prodotto.
Lavorazione.
Tutto il Miele delle Dolomiti Bellunesi DOP, prodotto nel territorio delimitato, deve essere lavorato e preparato per la vendita in appositi laboratori di smielatura, autorizzati e controllati dal Servizio Veterinario competente per territorio.
Dopo la raccolta dei melari entro un massimo di cinque giorni, si deve procedere all’estrazione del prodotto dai favi di melario, operazione da eseguire tassativamente ed esclusivamente con la centrifugazione. Non sono consentiti altri metodi d’estrazione.
Il miele così ottenuto viene collocato in appositi recipienti inox, detti maturatori, previa una filtrazione che consenta il passaggio di tutti i granuli di polline presenti nel prodotto per poterne verificare l’origine botanica.
La permanenza del miele nei maturatori deve prolungarsi per almeno 10-15 giorni, allo scopo di favorire e completare l’affioramento di schiuma o eventuali piccoli residui di cera, che saranno totalmente asportati prima del confezionamento.
Dopo l’estrazione e la purificazione, sono consentite esclusivamente le operazioni tecnologiche che non alterino le caratteristiche tipiche del prodotto quali la cristallizzazione guidata e il riscaldamento per la fluidificazione del prodotto che, rigorosamente, non deve mai superare i 40°C.
Tutto il ciclo di lavorazione del prodotto deve avvenire in ambienti asciutti, mettendo in atto ogni precauzione di ordine igienico-sanitario, necessaria per evitare qualsiasi contaminazione con sostanze estranee, sporcizia, insetti o altri animali.
Conservazione.
La conservazione deve garantire il mantenimento delle caratteristiche del prodotto; in particolare i vasetti confezionati e pronti per la vendita vanno tenuti in ambiente asciutto, privo di odori estranei, in ambiente fresco e al riparo della luce.
Il Miele delle Dolomiti Bellunesi DOP che utilizza anche la menzione "prodotto della montagna" deve essere prodotto in arnie stanziali o nomadi, in territorio montano bellunese, al di sopra dei 600 metri per tutto il periodo di produzione e deve essere lavorato e preparato per la vendita in appositi locali ubicati al di sopra dei 600 metri di altitudine.

linea
La storia

La pratica apistica e l’uso del miele in questi territori e’ molto documentata e riguarda l’intero territorio bellunese. In un documento dei prezzi del 1712, si legge e si catalogano tre diversi tipi di miele commercializzato: «miele di fiori d’alta alpe», «miele di brugo»,«miele de’ bosco misto».
Esiste una vasta documentazione della tradizionale cultura culinaria locale, sull’uso del «Miele delle Dolomiti Bellunesi», che proviene da documenti apocrifi con ricette databili attorno al 1580 e altre, più numerose, dal seicento in avanti, con indicazioni particolari per la produzione di dolci.
Non mancano riferimenti anche alla medicina popolare dove emerge un forte uso del «Miele delle Dolomiti Bellunesi» nei preparati usati, unitamente alle droghe vegetali, per la cura di sindromi respiratorie. L’utilizzo del miele in medicina popolare e’ ricavato, anche, da riferimenti tramandati in forma scritta e verbale, raccolti soprattutto in due zone del bellunese, il Comelico e lo Zoldano, dove viene consigliato per svariati utilizzi: come conservante, integratore alimentare, fluidificatore del sangue, ricostituente, ecc..
In alcuni musei etnografici locali, che raccolgono vecchie attrezzature agricole, sono presenti soprattutto arnie villiche che risalgono ai primi anni del secolo scorso, molte delle quali ricavate da tronchi cavi opportunamente modellati.
Lo strettissimo legame dell’apicoltura, fra gli antichi abitatori delle Dolomiti, forse unico in Italia e in Europa, si ricava addirittura da reperti che testimoniano chiaramente l’importanza dell’ape nella vita di queste popolazioni, fin dalla notte dei tempi.
I riferimenti riguardano la scoperta, nel giugno del 1987, in località Mondeval de Sora, a 2.150 metri di quota nelle Dolomiti, tra Selva e S. Vito di Cadore dei resti di un cacciatore mesolitico vecchia di 7.300 anni e, ad un anno di distanza, in Val Rosna in comune di Sovramonte nelle Dolomiti Feltrine, veniva alla luce la sepoltura di un giovane, di 25 anni circa, datata 12.000 anni.
In entrambi i casi, fra gli oggetti di corredo erano presenti due blocchi semisferici che all’analisi risultavano essere uno di propoli e l’altro di resina quasi pura di pino silvestre e abete rosso, solo parzialmente impastata di propoli, come descritto in testi degli anni ’80.
In questo territorio, l’apicoltura, unitamente ad altre piccole attività, ha da sempre contribuito ad integrare il modesto reddito agricolo della povera gente di montagna.
Il «Miele delle Dolomiti Bellunesi», ha avuto modo d’essere presente presso lo stand di «Apidolomiti» a numerose fiere e manifestazioni agricole locali quali «Agrimont» di Longarone e la Mostra Mercato dei Prodotti Agricoli di Sedico, sin dal 1980.

linea
Scheda tecnica
Origine
La zona geografica di produzione del «Miele delle Dolomiti Bellunesi» interessa l’intero territorio della provincia di BELLUNO, tutto situato in zona svantaggiata di montagna i cui confini amministrativi sono limitati da catene montuose che separano detta provincia a nord dall’Austria, ad est dalla Regione Friuli Venezia Giulia e ad ovest dalla Regione Trentino Alto Adige.

linealinea
Tipologia
“Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Millefiori (o multiflora); “Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Acacia (o Robinia); “Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Tiglio; “Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Castagno; “Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Rododendro; “Miele delle Dolomiti Bellunesi” di Tarassaco. Il «Miele delle Dolomiti Bellunesi» che viene prodotto, trasformato e lavorato al di sopra dei 600 metri di altitudine, può fregiarsi della menzione aggiuntiva «Prodotto della Montagna». Per il confezionamento sono utilizzati contenitori di vetro da 250, da 500 o da 1000 grammi, chiusi con tappo metallico e sigillati con l’etichetta distribuita ai produttori.

linealinea
Utilizzo
In purezza, su crostini di pane e burro, come accompagnamento di formaggi, come ingrediente di primi e secondi, per la preparazione di dolci, in particolare dolci tipici bellunesi. Viene prodotto un liquore al miele che si degusta con i formaggi locali.

linealinea
Valori Energetici
Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto: Acqua secondo tipologia (vedi caratteristiche). Energia Kcal. 303 Potassio mg. 51 Ferro mg. 0,5 Fosforo mg. 6 Calcio mg. 5 (Vitamine B2, PP, C)

Indirizzi Utili
APIDOLOMITI SERVIZI
Via Papa Luciani, 1 - 32020 LIMANA (BL)

http://www.mieledelledolomitibellunesi.it
info@apidolomiti.com
linea




back