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Prodotti di origine animale
MIELE VARESINO

MIELE VARESINO
Lo sapevi che ...
L’idrossimetilfurfurale (hmf) è una sostanza praticamente assente nel miele appena estratto e che si forma con il trascorrere del tempo per effetto della degradazione degli zuccheri, in particolare del fruttosio, in ambiente acido. Questo indice permette di valutare la "freschezza" del miele. L’HMF aumenta gradatamente nel miele durante la conservazione, ma il processo avviene molto più rapidamente se il miele viene sottoposto a trattamenti termici eccessivi. La legge fissa il limite massimo per l’HMF a 40 mg/Kg. La cristallizzazione è, assieme al colore, la caratteristica maggiormente visibile nel miele. La maggior parte dei mieli tendono a cristallizzare alle comuni temperature di conservazione, in quanto soluzioni soprassature, contengono cioè più zucchero di quanto ne possa rimanere stabilmente in soluzione. I diversi mieli hanno differenti tempi con cui avviene la cristallizzazione. Gli unici mieli che mantengono naturalmente uno stato liquido sono : l’acacia e il castagno
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Prodotto
La Denominazione di Origine Protetta “MIELE VARESINO” è riservata al miele monoflorale di acacia appartenente alla famiglia delle Mimosaceae, della specie Robinia pseudoacacia, proveniente da quest’unica origine floreale.
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Assaggio

Sapore molto dolce; aroma delicato, confettato e vanigliato; odore: generico di miele, leggero e delicato, privo di odori marcati.

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Caratteristiche

Il polline di Robinia si trova in modo ricorrente associato a quello di specie non nettarifere, la maggior parte delle quali presenti diffusamente allo stato spontaneo nei robinieti della zona di produzione, come Graminaceae, Fraxinus, Quercus robur gr., Rumex, Sambucus nigra, Chelidonium e Luzula. Tra le specie spontanee di tipo nettarifero si riscontrano Acer, Prunus f., Salix, Trifolium repens e Castanea sativa, quest’ultima sempre rappresentata negli spettri pollinici.
Tra le piante coltivate o perlopiù presenti in modo prevalente in impianti forestali artificiali, giardini e parchi, troviamo ben rappresentate sia specie non nettarifere (Actinidia, Pinaceae) che nettarifere (Aesculus, Gleditsia, Liriodendron).
Nella parte centro-settentrionale della zona di produzione lo spettro risulta ancor più caratteristico per la presenza di pollini appartenenti a specie di piante sempreverdi (laurofille), tra cui spiccano Ilex aquifolium e la palma Trachycarpus fortunei (una volta chiamata Chamaerops excelsa), quest’ultima specie ricorrentemente rappresentata negli spettri pollinici.
Occorre infine rimarcare l’assenza di polline di Loranthus europaeus e di leguminose foraggere, quali Onobrychis, Hedysarum coronarium tutte specie mancanti nella zona di produzione.
Il “Miele Varesino” deve possedere una percentuale di polline di Robinia pseudoacacia superiore al 25% rispetto allo spettro nettarifero, calcolato escludendo i pollini di specie non nettarifere e i pollini interpretabili come "contaminanti”.
Gli alveari di produzione possono essere:
- “stanziali”, cioè permanere nella stessa postazione per l’intero arco dell’anno di produzione;
- “nomadi”, con spostamenti entro il territorio sopra descritto per tutto il periodo della fioritura interessata.
Sono utilizzate arnie razionali (a favo mobile) a sviluppo verticale e, al momento del raccolto produttivo delle api, verranno impiegati melari vuoti e puliti.
E’ assolutamente vietato utilizzare per la nutrizione proteica, pollini di origine diversa da quella strettamente di produzione locale.
Durante l’ispezione degli alveari, il fumo necessario deve essere prodotto con materiali vegetali di natura cellulosica che non devono trasferire al miele odori estranei o residui di combustione.
Il  “Miele Varesino” di acacia presenta le seguenti caratteristiche:
- contenuto di acqua  non deve essere superiore al 17.50%;
- indice HMF (idrossimetilfulfurale) inferiore a 15 mg/kg;
- classe di rappresentatività: PK/10g inferiore a 20.000 (media 9.500);
- colore: trasparente, da quasi incolore a giallo paglierino;
- stato fisico: tipicamente liquido, cristallizzazione rara e comunque molto ritardata.

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Come si ottiene

Per l’ottenimento del "Miele Varesino" di acacia è fatto divieto di usare sostanze repellenti.
Per l’utilizzo della denominazione di origine protetta “Miele Varesino” di acacia, il miele deve essere estratto e preparato per il consumo attraverso le seguenti fasi:
- estrazione: deve essere effettuata da favi di melario privo di covata; i locali destinati alla smielatura, lavorazione conservazione del miele devono essere ubicati nell’ambito territoriale della zona di produzione; l’estrazione è condotta esclusivamente con smielatori centrifughi;
-  filtrazione: deve essere eseguita per gravità con filtri permeabili agli elementi figurati del miele (pollini). Successivamente alla filtrazione il miele deve essere posto in recipienti provvisti di coperchio, al fine della decantazione.
La qualità del prodotto viene assicurata con l’osservanza, da parte degli operatori, di tecniche di buone prassi apistiche riguardanti l’allevamento delle famiglie, la produzione, il prelievo dei melari, l’estrazione del miele, la preparazione al consumo del raccolto e la conservazione dello stesso.
Nel caso il miele, ancora contenuto nei melari, presenti un contenuto di acqua superiore a 17.50% è consentito un trattamento dei favi con corrente di aria calda e secca e/o con deumidificatore al fine di portare l’umidità ad un valore inferiore a 17.50%.
E’ fatto assoluto divieto trattare il prodotto con temperature superiori a 40 gradi.
Il miele prodotto può essere conservato, confezionato ed etichettato entro 24 mesi dalla data di estrazione.
I locali dove viene conservato il miele devono essere asciutti, areati e, se necessario, ad umidità controllata.

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La storia

Nella Provincia di Varese l’apicoltura ha sempre avuto un ruolo di primaria importanza nell’economia rurale di questo territorio.
Tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento due eventi importanti diedero un notevole impulso all’apicoltura varesina.
Innanzitutto con la costruzione della rete ferroviaria italiana realizzata dall’Unità d’Italia in poi, la Robinia pseudoacacia fu utilizzata per consolidare i pendii delle scarpate e delle trincee che grazie alle sue ramificate radici superficiali assicurava un ottimo consolidamento dei terreni.
La specie, originaria del Nord America, si diffuse in Italia verso la fine del XVIII secolo quale pianta da giardino e dimostratasi subito vigorosa e di facile adattamento a diversissime condizioni pedoclimatiche passò ad usi forestali.
La specie trovò nella Provincia di Varese un habitat ideale per l’indice di piovosità, per il tipo di terreno e per le temperature.
La diffusione che ebbe al di fuori della rete ferroviaria fu enorme, e tutti quei terreni abbandonati dall’agricoltura in conseguenza alla forte industrializzazione di quegli anni insieme ai boschi incolti/trascurati, furono colonizzati dalla Robinia. Le piante iniziarono a produrre il prelibato nettare che avrebbe dato luogo al famoso Miele di Acacia (così battezzato dai francesi in tutto il mondo).
Contestualmente l’apicoltura cosiddetta Villica si stava trasformando in apicoltura Razionale che permetteva di prelevare il miele senza dover ricorrere all’apicidio e di ottenere dei mieli monoflorali, impossibili da produrre con il sistema villico.
“Le prime arnie razionali comparvero a Cassano presso il dott. Dubini e … a Golasecca e Coarezza … dai soci, geometra Giacomo Guazzoni e Fresca, nel 1882 acquistando bugni villici che travasavano nell’arnia ideata dal Guazzoni stesso, a fondo mobile e a soffitta mezza mobile. Nel 1887 il Guazzoni costruì lo stampo per fogli cerei, il primo con metallo da caratteri da stampa, in seguito di alluminio e ne diffuse un po’ da tutte le parti, ed uno anche in Siberia. I due soci concorsero in diverse esposizioni guadagnandosi diplomi e medaglie. … l’arnia Guazzoni … poteva essere tenuta chiusa in apiario: … le operazioni si eseguivano più facilmente, perché apribile anche nella parte superiore”.
Questi eventi consentirono di produrre mieli monoflorali, oltre al tradizionale castagno, già a far data dai primi anni del novecento: poteva essere ottenuto il miele di acacia, grande novità per quei tempi, determinando quindi un notevole incremento dell’apicoltura nella Provincia di Varese nei successivi anni. Tale attività costituiva la principale fonte di reddito per gli apicoltori.
I boschi di robinia del territorio varesino fin da subito sono diventati meta di apicoltori provenienti da altri territori; tuttora il patrimonio boschivo offre nettare oltre che ai 12.000 alveari “Varesini” ad altrettanti alveari “Forestieri”.
Negli anni l’apicoltura in Provincia di Varese ha fatto passi da gigante: sempre più apicoltori si sono dedicati a questa attività sia come professione principale che come attività semiprofessionistica o come hobby.
A testimonianza di ciò si ricorda che fin dal 1934 esiste un Consorzio provinciale Obbligatorio fra Apicoltori convertito nel 1983 in Associazione Produttori Apistici della Provincia di Varese e affiancato nel 1989 dal Consorzio Qualità Miele Varesino.
Si evidenzia che da tantissimi anni durante la fioritura della Robinia pseudoacacia, sul territorio della Provincia di Varese la presenza degli alveari si raddoppia passando da 12.000 a oltre 20.000 arnie.
La motivazione di questo notevole incremento è da ricondursi al fatto che a differenza da altre zone in cui si produce il miele d’acacia, nel territorio varesino non ci sono colture agrarie o essenze spontanee che influenzano con la loro fioritura la qualità del prodotto che risulta così più puro e pienamente rispondente alla migliore tipicità del miele di acacia.
L’apicoltura varesina ha potuto maturare un alto tasso di specializzazione nella produzione di mieli ed in particolare del miele di acacia che è divenuto il miele maggiormente prodotto in provincia di Varese.
La continua selezione di razze di api che fossero più produttive e resistenti alle diverse malattie ha contribuito a migliorare ulteriormente sia la qualità che la quantità di miele prodotto dagli apicoltori varesini.
Ha ottenuto la certificazione DOP nel marzo 2014.

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Scheda tecnica
Origine
Per “MIELE VARESINO” di acacia si intende il miele prodotto da alveari localizzati, nel periodo di bottinatura del nettare, all’interno del territorio della Provincia di Varese che deve essere estratto da favi e preparato per la commercializzazione all’interno dello stesso territorio.

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Tipologia
Miele monoflorale di Acacia. Per il confezionamento del “MIELE VARESINO” di acacia sono utilizzati contenitori di vetro chiusi con tappo metallico. E’ inoltre possibile il confezionamento del miele in bustine, vaschette o vasetti di materiale idoneo, in formato monodose.

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Utilizzo
Sul pane o sulle fette biscottate, associato a burro o ricotta; particolarmente felice è l’associazione del miele allo yogurt; come ingrediente di dolci e biscotti; per dolcificare tisane, latte, the, caffè.

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Valori Energetici
Valori per 100 gr. di prodotto: Energia 304 Kcal, 1274 Kj; acqua 18 g.; fruttosio 38 g.; glucosio 31 g.; zuccheri complessi 10 g.; Proteine 0,38 gr.

Indirizzi Utili
CONSORZIO QUALITÀ MIELE VARESINO
C7o Camera di Commercio di Varese piazza Monte Grappa, 5 (ingresso via Carrobbio, 2) - 21100 VARESE
Tel.0332-295437
http://www.mielevarese.it
segreteria@mielevarese.it
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